Periodico sulle tendenze dell’Economia in Toscana

Intelligenza artificiale e professioni regolamentate

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L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione economica, sociale e culturale del nostro tempo. Oltre a intervenire in numerosi settori tecnologici o industriali, sta progressivamente applicandosi anche nell’ambito delle professioni e dei servizi, modificando modelli organizzativi, competenze richieste e modalità di produzione del valore. In questo scenario, stiamo attraversando – forse ancora inconsapevolmente – una profonda fase evolutiva, nella quale diritto, tecnologia e nuove esigenze iniziano a intrecciarsi in modo sempre più strutturale

Il cambiamento è attualmente percepito soltanto in termini positivi, senza indurre ad alcuna riflessione sui possibili effetti negativi che ne possono discendere; l’eccezione maggiormente degna di nota è stata l’enciclica Magnifica humanitas del Pontefice Leone XIV, che ha ammonito sugli effetti pregiudizievoli che ne possono derivare. Lo stesso Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, nell’Aula del Sinodo, accanto al Papa, ha affermato che «c’è la possibilità reale che l’IA sostituisca il lavoro umano su una scala molto ampia», interrogandosi sulla impossibilità di «garantire che i guadagni dell’AI siano condivisi globalmente».

In ambito professionale, ad esempio, la contrazione deli iscritti che già si sta riscontrando negli ultimi anni in vari albi regolamentati (come, ad esempio, tra quelli degli architetti e degli avvocati) potrebbe essere ulteriormente enfatizzata dalla diffusione dell’IA, determinando una minore stabilità futura delle casse professionali e del relativo sistema pensionistico; inoltre, la proliferazione disoftware house (spesso con sede legale all’estero), algoritmi ebotaccessibili a tutti, oltre a indurre in errore utenti non professionali, avrebbe l’effetto di contrarre i redditi rivenienti dalle professioni intellettuali e, dunque, il flusso delle imposte versate in favore dello Stato e degli enti locali.

La relazione tra materie regolamentate e nuove tecnologie, peraltro, apre questioni che superano il perimetro delle singole professioni. L’intelligenza artificiale pone, tra l’altro, interrogativi in materia di responsabilità, trasparenza, tutela dei diritti fondamentali, protezione dei dati personali, proprietà intellettuale egovernancedegli algoritmi. In questo contesto mutato, università, ordini professionali e istituzioni formative dovrebbero ripensare nuovi modelli educativi e regolatori efficaci, seguendo proposte che sono state avanzate in alcune giurisdizioni di common law in materia. Allo stato, tuttavia, queste tematiche non sembrano essere considerate, né discusse pubblicamente, nelle sedi istituzionali preposte, in quanto offuscate dai vantaggi che, in altri settori, l’intelligenza artificiale può comportare. Il rischio, dunque, è che gli interventi legislativi in materia siano tardivi, oppure incompleti e lacunosi, come già verificatosi, ad esempio, con l’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689).

La trasformazione riguarda anche gli ambiti rispetto ai quali l’impatto dell’intelligenza artificiale sembra meno evidente e profondo. In ambito turistico, ad esempio, la crescente digitalizzazione delle interazioni, la gestione dei dati, le piattaforme digitali egli algoritmi, oltre a generare il sovraffollamento degli stessi luoghi, comportano sempre più frequentemente la standardizzazione dei viaggi, depauperando culturalmente e sensorialmente le esperienze. L’intelligenza artificiale, infatti, tendendo a privilegiare ciò che è misurabile secondo logiche di massimizzazione della soddisfazione media (recensioni, tempi di visita, densità di accesso, popolarità) non propone al turista il territorio nella sua complessità stratificata, bensì una sua versione filtrata, ripulita, ordinata in funzione della prevedibilità delle preferenze, spesso espresse da soggetti con una provenienza culturale molto diversa. Le città, i paesaggi, i percorsi turistici vengono progressivamente tradotti in sequenze ottimizzate di “esperienze consigliate”, dove ogni deviazione dal tracciato principale viene scoraggiata o resa invisibile.

Ma la cultura, soprattutto in Italia, vive anche di ciò che è non ottimizzabile: deviazioni, lentezza, marginalità, piccoli centri, percorsi non lineari. Il viaggio, storicamente, è stato anche attrito, disorientamento, errore, casualità, incontro non programmato. L’intermediazione algoritmica, al contrario, tende a eliminare proprio questi elementi, sostituendoli con una continuità fluida e prevedibile. Ma è proprio nella discontinuità che si genera gran parte dell’esperienza culturale autentica: una strada secondaria non prevista, un luogo non recensito, un tempo morto tra due destinazioni.

In questo processo, anche la dimensione sensoriale si impoverisce. Se tutto è anticipato, classificato e consigliato sulla base di pattern statistici, il turista smette di scoprire e inizia semplicemente a “consumare percorsi”. L’odore di un vicolo non mappato, il rumore non filtrato di una piazza non turistica, la lentezza di un luogo non ottimizzato vengono progressivamente eliminati dall’esperienza perché non funzionali ai modelli predittivi.

Il rischio più profondo non è tanto, dunque, la turistificazione dei luoghi, bensì la loro astrazione percettiva: i territori continuano ad esistere fisicamente, ma vengono vissuti attraverso una sovrastruttura digitale che ne riduce la complessità. In questo senso, l’intelligenza artificiale non modifica soltanto il modo in cui si viaggia, ma il modo in cui si percepisce il mondo durante il viaggio. Chi fa più “rumore” (in primis, sui social) ottiene maggiore attenzione dagli algoritmi; e quando la percezione viene semplificata, anche la cultura che da essa dovrebbe emergere tende inevitabilmente a impoverirsi.

Intervento di Daniele Ferretti, Managing Attorney Ferretti Firm, Avvocato Attorney-at-Law (New York)

 

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Immagine di Daniele Ferretti
Daniele Ferretti
Avvocato abilitato in Italia e a New York, si occupa di internazionalizzazione aziendale, operazioni cross-border e strategie di espansione nei mercati esteri. È esperto di diritto societario, M&A, contrattualistica d’impresa e global mobility

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