Nel sistema produttivo toscano, tra PMI, grandi imprese e Pubblica Amministrazione, le realtà ICT giocano un ruolo sempre più strategico nella trasformazione digitale e nel ripensamento dei modelli di business. In questo contesto si inserisce Emm&mmE Informatica, fondata nel 1994 e affermata come partner tecnologico e consulenziale per imprese e istituzioni impegnate nell’innovazione
L’azienda opera nei principali ambiti della Digital Transformation, dalla consulenza IT e HR al Change Management, fino a Sviluppo Software, Cloud, Gestione Dati e Cybersecurity, integrando formazione e accompagnamento al cambiamento organizzativo. In uno scenario segnato da intelligenza artificiale, gestione dei dati e sicurezza informatica, le imprese sono chiamate non solo ad adottare tecnologie, ma a integrarle nei processi sviluppando competenze e cultura del cambiamento.
Il percorso di crescita di Emm&mmE Informatica, rafforzato dalla nuova sede di Lastra a Signa, riflette l’evoluzione del settore ICT verso un ruolo sempre più strategico. Su questi temi si concentra l’intervista al CEO dott. Massimiliano Ristori, che approfondisce il contributo dell’ICT alla competitività del territorio e le prospettive del settore.
Emm&mmE Informatica è nata nel 1994 e oggi rafforza la propria presenza con la nuova sede di Lastra a Signa. In che modo il vostro profondo legame con il territorio toscano ha influenzato la vostra crescita e come riuscite, da questa prospettiva locale, ad accompagnare la transizione digitale sia delle PMI del territorio sia delle grandi multinazionali?

«L’azienda ha avviato il trasferimento della sede circa due anni fa, completato l’anno scorso, dopo aver ritenuto la precedente struttura non più rappresentativa della propria identità e del percorso di crescita. Nata oltre 30 anni fa, la realtà ha conosciuto una crescita progressiva, accelerata soprattutto negli ultimi 5-6 anni, che ha portato anche a un’evoluzione di ambizione sintetizzata nell’idea di “cambiare campionato” e nel ripensamento del rapporto con i clienti. Nel settore ICT adotta un approccio non convenzionale che pone al centro le persone rispetto alla tecnologia, valorizzando le relazioni dirette e la presenza fisica anche in un contesto sempre più digitale. La nuova sede riflette questa impostazione, con spazi pensati per collaborazione e benessere: open space, aree di concentrazione, ambienti luminosi, spazi comuni e una sala multifunzionale (“anfiteatro”) da 35 posti dedicata anche a formazione e incontri strutturati».
Dal vostro profilo emerge chiaramente che la tecnologia non cammina mai da sola: in un’epoca di forte digitalizzazione, come si integrano le soluzioni IT con la consulenza HR e la cultura del cambiamento per generare valore reale all’interno delle organizzazioni aziendali?
«Non esiste una “ricetta innovativa” preconfezionata, ma un principio che resta centrale: ascoltare bene prima di agire. È questa, secondo l’azienda, la chiave per integrare in modo efficace le soluzioni IT con la consulenza HR e i processi di cambiamento organizzativo. L’approccio parte sempre dall’ingresso nelle realtà aziendali, con l’obiettivo di comprenderne a fondo caratteristiche, dinamiche interne e specificità, in particolare nell’area delle risorse umane, oggi attraversata da una fase di trasformazione particolarmente significativa. Solo dopo questa fase di analisi e comprensione delle reali esigenze è possibile introdurre la tecnologia, adattandola al contesto specifico dell’impresa. Un processo che richiede attenzione anche nella gestione delle criticità che inevitabilmente emergono ogni volta che si avvia un cambiamento organizzativo».
La trasformazione digitale oggi si gioca su asset strategici come l’Intelligenza Artificiale, la gestione dei dati e il Cloud. Quali sono le principali resistenze o, al contrario, le opportunità che riscontrate nel tessuto produttivo toscano quando proponete lo sviluppo di applicazioni custom e infrastrutture avanzate come i sistemi e infrastrutture avanzate basate su tecnologie cloud?
«Il tessuto produttivo toscano, in linea con quello nazionale, è composto soprattutto da PMI affiancate da realtà più strutturate. In un contesto di forte incertezza economica e accelerazione tecnologica, molte imprese faticano a definire strategie efficaci di trasformazione digitale. Cresce quindi la richiesta di supporto da parte degli imprenditori per interpretare lo scenario e prendere decisioni consapevoli su tecnologie e investimenti.
Tra le principali resistenze emerge il tema della sovranità digitale, con la necessità di maggiore chiarezza su gestione, localizzazione dei dati e conformità normativa. Un’ulteriore incertezza riguarda l’intelligenza artificiale, ancora in evoluzione anche sul piano dei costi e degli impatti economici, che porta molte aziende a sperimentare tramite prototipi e progetti pilota. Accanto alle criticità emergono opportunità rilevanti: l’adozione di soluzioni basate su AI e Data Management può potenziare competenze interne, migliorare efficienza operativa e capacità decisionale. Nel tempo, questi miglioramenti possono aumentare l’agilità organizzativa e favorire il ripensamento di modelli di business, prodotti e servizi, aprendo nuove strade all’innovazione».
Il vostro approccio integra consulenza, partnership tecnologiche e accompagnamento al cambiamento: guardando ai prossimi anni, quali saranno secondo lei le direttrici strategiche per il settore ICT e quali obiettivi si pone Emm&mmE Informatica nel percorso di crescita e sviluppo sul territorio?
«In queste settimane l’azienda sta lavorando alla definizione di un piano industriale quinquennale che disegna l’evoluzione di Emm&mmE Informatica verso il 2031-2032. L’obiettivo è rafforzare il ruolo di partner strategico per le imprese, integrando in modo sempre più strutturato le competenze tecnologiche tipiche dei servizi ICT con la capacità di ascolto e di proposta su processi, scelte organizzative e strategie aziendali.
In questa direzione si inserisce la volontà di evolvere verso un modello di “Azienda Consultech”, in cui consulenza e tecnologia non sono più ambiti separati ma componenti integrate di un unico approccio. Non si tratta di una ripartenza da zero, ma della formalizzazione e strutturazione di attività che l’azienda già svolge da tempo, con l’obiettivo di renderle più chiare e riconoscibili anche all’esterno».




