L’intelligenza artificiale può accelerare processi, decisioni e sviluppo commerciale, ma il suo valore dipende dalla qualità dei dati su cui si fonda. Per imprese, PMI e territori, la sfida è costruire basi informative affidabili, integrate e capaci di trasformarsi in azioni concrete
Fabrizio Vigo, Ceo & Co-Founder di Sevendata, approfondisce il ruolo dei dati nello sviluppo di nuovi modelli di business e nella crescita delle imprese. Dalla qualità delle informazioni all’automazione dei processi, fino alla maturità digitale dei territori, emerge una riflessione sul valore strategico dei dati per la competitività delle PMI e per la Toscana del 2030.
Quanto conta oggi lavorare su dati affidabili, strutturati e realmente utilizzabili per valorizzare l’intelligenza artificiale in imprese e istituzioni?
«È assolutamente determinante. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le imprese accedono alle informazioni, analizzano scenari e automatizzano processi. Ma l’AI non è una fonte in sé: lavora su basi probabilistiche e la qualità dell’output dipende direttamente dalla qualità dei dati che alimentano il modello.
Questo è un punto spesso sottovalutato. Se i dati sono incompleti, incoerenti, obsoleti o non verificati, anche lo strumento tecnologicamente più avanzato può generare risultati fragili, poco affidabili o addirittura fuorvianti. È un tema ancora più rilevante quando parliamo di decisioni con impatti economici, legali, reputazionali o di compliance. Per questo in Sevendata insistiamo molto sul concetto di single source of truth. Il nostro data lake rappresenta una base informativa solida, verificabile, aggiornata e coerente, capace di integrare dati ufficiali, dati alternativi, informazioni di compliance, indicatori predittivi e fonti qualificate. L’AI può accelerare l’accesso alla conoscenza, ma solo se poggia su una knowledge base controllata e affidabile».
L’AI può rendere più accessibili alle PMI automazione, analisi dei dati e sviluppo commerciale?

«Sì, credo che questo sia uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione attuale. L’AI, se utilizzata correttamente, può ridurre la distanza tra grandi imprese e PMI nella digitalizzazione e, in particolare, nell’accesso a strumenti evoluti di analisi, automazione e supporto decisionale. Per molto tempo diventare data driven ha significato affrontare progetti complessi: piattaforme costose, integrazioni lunghe, competenze difficili da reperire. Oggi l’AI agentica e le automazioni su misura possono rendere questo percorso più flessibile, sostenibile e accessibile. Non si tratta più di adattare l’azienda al software, ma di integrare l’automazione nei processi reali dell’impresa.
Questo è particolarmente importante per le PMI, che spesso hanno già un patrimonio informativo prezioso: dati sui clienti, CRM, ERP, web analytics, storico commerciale, relazioni con il territorio. Il problema è che questi dati non sempre vengono letti, arricchiti e trasformati in azioni. L’AI può aiutare proprio in questo passaggio: consentire anche alle imprese meno strutturate di conoscere meglio il proprio mercato, individuare prospect più coerenti, preparare meglio gli incontri commerciali, migliorare le conversioni, prevenire rischi e misurare i risultati.
Naturalmente, resta centrale il tema della qualità del dato che alimenta i nuovi processi digitalizzati».
Guardando alla Toscana del 2030, quali condizioni servono per costruire un ecosistema più maturo sul fronte dei dati e delle tecnologie digitali?
«Credo che la prima condizione sia riconoscere il dato come una vera infrastruttura strategica per lo sviluppo. Non parliamo solo di tecnologia, ma di un modo più evoluto di leggere il territorio, le filiere, le imprese, i rischi e le opportunità. La Toscana ha un sistema produttivo ricco e articolato, fatto di PMI, distretti, competenze manifatturiere, turismo, servizi, innovazione, università e filiere di eccellenza. Parliamo di oltre 370mila imprese attive e circa 1,25 milioni di addetti, con una base imprenditoriale che rappresenta il 6,6% del totale nazionale. Firenze concentra oltre un quarto delle imprese regionali, seguita da Pisa e Lucca, mentre sul piano settoriale pesano in modo rilevante commercio, costruzioni e manifattura. Per valorizzare pienamente questo patrimonio serve una visione comune: dati condivisi, fonti qualificate, interoperabilità tra sistemi, competenze digitali diffuse e capacità di trasformare le analisi in azioni concrete.
Un ecosistema maturo sul fronte dei dati deve essere in grado di integrare più dimensioni: andamento economico delle imprese, potenziale commerciale, rischio, sostenibilità, compliance, attrattività dei territori, competenze e capacità innovativa. In Toscana la quota di imprese a rischio si attesta all’11%, un valore inferiore alla media nazionale, pari al 12,1%, ma in crescita di 0,9 punti percentuali su base annua. Anche la dinamica demografica evidenzia segnali da leggere con attenzione: il tasso di natalità è al 5,4%, quello di mortalità al 6,2%, con un saldo negativo di 0,8 punti percentuali, mentre il survival rate delle nuove imprese si colloca intorno al 93,2%. Solo una lettura integrata di questi indicatori può aiutare a orientare investimenti, politiche industriali, strategie di crescita e percorsi di trasformazione digitale.
Il tema centrale sarà rendere queste logiche accessibili anche alle PMI. L’AI agentica e le automazioni su misura possono rappresentare una grande opportunità, perché consentono di integrare soluzioni flessibili nei processi reali delle aziende, senza obbligare l’impresa ad adattarsi a software rigidi e complessi».
Cosa significa, per Sevendata, evolvere da data company a partner strategico per le imprese?
«Significa che il ruolo di una data company oggi non può limitarsi alla fornitura di dati, report o piattaforme. Quella resta una componente fondamentale, ma non è più sufficiente. Le imprese hanno bisogno di partner capaci di trasformare i dati in processi, decisioni e azioni operative.
Il passaggio è da “fonte di informazioni” a “regia intelligente dei processi”. Questo vuol dire integrare dati, modelli predittivi, algoritmi, AI e strumenti operativi dentro i flussi aziendali, ripensando i processi commerciali, marketing, rischio e compliance.
In questa evoluzione, Sevendata lavora per essere un partner strategico che aiuta le imprese a ridisegnare, alimentare e automatizzare processi decisionali e operativi. Non si tratta di vendere tecnologia in modo astratto, ma di costruire soluzioni concrete, scalabili e ad alto valore per il business».




