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Innovare per competere: la sfida delle imprese passa da Navacchio

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Dal technology scouting all’Open Innovation, il Polo Tecnologico di Navacchio accompagna startup, PMI e imprese tradizionali nella trasformazione di ricerca e competenze in progetti concreti per la competitività del territorio

Il Polo Tecnologico di Navacchio nasce con l’obiettivo di creare un ponte tra ricerca scientifica, impresa e innovazione tecnologica, ma nel corso degli anni ha ampliato progressivamente il proprio ruolo, trasformandosi in un ecosistema dinamico capace di mettere in relazione startup, aziende, professionisti, università e centri di ricerca. Un modello fondato sulla contaminazione delle competenze e sulla costruzione di connessioni, che ha reso il Polo uno dei principali punti di riferimento regionali per il trasferimento tecnologico e lo sviluppo imprenditoriale.

Oggi il Polo non è soltanto un luogo dedicato all’innovazione, ma un vero hub in cui idee, relazioni e conoscenze si trasformano in progetti concreti. Dall’accompagnamento delle startup ai percorsi di Open Innovation, fino alle attività di Technology Scouting e al supporto alle imprese nei processi di trasformazione digitale e sostenibile, la struttura svolge un ruolo strategico per la competitività del territorio e per l’evoluzione del sistema produttivo toscano.

Per approfondire il rapporto tra innovazione applicata, trasferimento tecnologico e sviluppo delle imprese abbiamo incontrato e intervistato il dott. Paolo Alderigi, Responsabile dell’Area Innovation del Polo Tecnologico di Navacchio. Da oltre quindici anni impegnato nei processi di innovazione, Alderigi si occupa di scouting tecnologico, trasferimento di know-how verso il mondo industriale e la pubblica amministrazione, accompagnamento strategico e consulenza specialistica.

In che modo il Polo Tecnologico di Navacchio riesce a trasformare la ricerca scientifica e il technology scouting in innovazione concreta per le imprese del territorio?

«Il modello adottato dal Polo Tecnologico di Navacchio si basa sull’Open Innovation, oggi considerato uno dei principali strumenti attraverso cui le aziende sviluppano innovazione. Questo approccio si è affermato negli anni perché consente processi più rapidi, più efficaci e meno rischiosi rispetto a una gestione esclusivamente interna delle attività di ricerca e sviluppo, anche nel caso di imprese di grandi dimensioni.

Tuttavia, l’Open Innovation richiede investimenti economici e competenze specialistiche che non sempre sono disponibili, soprattutto nelle piccole e medie imprese. Per questo il Polo ha sviluppato un modello di innovazione aperta pensato specificamente per le PMI dei settori tradizionali, con l’obiettivo di ridurre il più possibile l’impiego di risorse umane ed economiche.

Il percorso segue una roadmap definita, “Innovation Journey”, applicabile sia alle aziende strutturate, dotate di reparti dedicati all’innovazione e alla ricerca, sia alle realtà più piccole in cui queste funzioni sono limitate o assorbite quasi interamente dall’attività produttiva.

Il processo si sviluppa in quattro fasi: si parte dall’analisi dei bisogni dell’impresa, dalla definizione della strategia e delle priorità di intervento; si passa poi al Technology Scouting, attraverso il quale vengono individuate tecnologie, competenze e soluzioni esterne utili a rispondere alle esigenze di innovazione dell’azienda.

Una volta selezionate le soluzioni più adatte, si procede alla fase di validazione tramite la realizzazione di Proof of Concept (PoC), ovvero dimostratori tecnologici che consentono di testare l’efficacia delle innovazioni proposte. Se i risultati sono positivi, si arriva all’ultima fase: l’implementazione e la messa in produzione della soluzione all’interno dell’azienda.

L’elemento distintivo del modello, però, resta l’approccio di partenza: per il Polo l’innovazione non deve essere guidata dall’offerta tecnologica disponibile, ma dai bisogni concreti delle imprese. È la domanda di innovazione del territorio a orientare il processo e a trasformare ricerca scientifica e competenze tecnologiche in sviluppo di soluzioni specifiche.»

Quali sono oggi le principali esigenze delle PMI e delle aziende tradizionali quando si parla di trasformazione digitale e Open Innovation?

«Le esigenze delle PMI e delle aziende tradizionali in tema di trasformazione digitale e Open Innovation sono numerose e variano in base al settore e alle caratteristiche dell’impresa. Tuttavia, uno degli aspetti che emerge più frequentemente è l’assenza di una vera strategia di innovazione.

Molte aziende innovano già, ma spesso lo fanno in modo non strutturato, seguendo esigenze contingenti, richieste dei clienti o opportunità di mercato. Senza una pianificazione chiara, priorità definite e una visione strategica, il rischio è quello di procedere in maniera frammentata, disperdere risorse o sviluppare sfiducia verso gli stessi processi di innovazione.

L’obiettivo del Polo è quindi introdurre un approccio metodologico e strategico, affiancando le imprese attraverso una rete di competenze e partner in grado di offrire nuovi punti di vista e accelerare i processi di cambiamento. Un’altra esigenza centrale riguarda infatti la possibilità di sperimentare rapidamente tecnologie e soluzioni innovative, validandole in tempi brevi e riducendo rischi e costi.

A questo si aggiunge il tema della ricerca di partner affidabili. In un contesto caratterizzato da un’enorme disponibilità di informazioni e competenze, individuare gli interlocutori più adatti non è sempre semplice: il valore aggiunto sta quindi nella capacità di costruire connessioni efficaci e creare collaborazioni realmente funzionali ai bisogni dell’impresa.

Tra le sfide più attuali c’è infine quella legata all’Artificial Intelligence. Oggi tutte le aziende sono chiamate a confrontarsi con questa tecnologia, ma molte incontrano ancora difficoltà nel trasformarne il potenziale in applicazioni concrete. Per questo diventano fondamentali percorsi orientati ad aumentare consapevolezza, competenze e conoscenza degli strumenti disponibili, così da coglierne opportunità e limiti e favorirne un utilizzo efficace nei processi aziendali e nella pubblica amministrazione.»

Quanto conta il dialogo tra startup, università e sistema produttivo nella creazione di nuovi modelli di business realmente competitivi?

«Le principali esigenze delle PMI e delle aziende tradizionali in tema di trasformazione digitale e Open Innovation sono sempre più legate alla capacità di creare connessioni con il mondo dell’innovazione, dalle startup ai centri di ricerca. Il dialogo tra questi soggetti genera infatti sinergie che favoriscono la nascita di nuove idee e accelerano i processi di sviluppo, funzionando come veri e propri “acceleratori” di innovazione.

Le startup, per loro natura, sono orientate alla sperimentazione continua, allo sviluppo di nuovi modelli di business e alla validazione costante delle soluzioni innovative. Secondo il modello promosso dal Polo, anche le imprese tradizionali possono adottare questo approccio e gestire i propri progetti innovativi con una logica simile a quella delle startup, trasformando l’innovazione in un processo strutturato che, in alcuni casi, può dare origine a nuove realtà imprenditoriali.

L’incontro tra imprese consolidate, startup e ricerca non rappresenta però un vantaggio a senso unico. Se da una parte le aziende tradizionali acquisiscono metodologie innovative e nuove competenze, dall’altra anche i soggetti più innovativi traggono beneficio dal confronto con imprese che possiedono maggiore esperienza nella gestione del mercato, nei processi commerciali e nel controllo di gestione.

Le startup, infatti, sono spesso molto avanzate sul piano tecnologico, ma possono incontrare maggiori difficoltà negli aspetti organizzativi e manageriali. Proprio per questo il modello di collaborazione promosso dal Polo si fonda su una logica “win-win”, capace di generare valore reciproco e rafforzare il dialogo tra innovazione e impresa tradizionale.»

Attraverso programmi come Innovation Partner e Call4Solutions, quali risultati avete osservato nel rapporto tra imprese consolidate e startup innovative?

«I programmi Innovation Partnership e Call4Solutions rispondono a obiettivi differenti ma complementari nel rafforzare il rapporto tra imprese consolidate e realtà innovative. L’Innovation Partnership è pensata per aziende innovative che, pur non avendo una presenza fisica all’interno del Polo, scelgono di entrare nell’ecosistema per aumentare la propria visibilità, sviluppare relazioni e accedere a una rete composta da imprese, partner, laboratori e soggetti dell’innovazione. L’appartenenza al network consente infatti di creare nuove collaborazioni, individuare opportunità di mercato e partecipare più attivamente ai progetti promossi dal Polo.

Le Call4Solutions rappresentano invece uno strumento operativo di Open Innovation attraverso cui vengono ricercate soluzioni innovative per rispondere ai bisogni delle aziende clienti. Attraverso queste “Call”, il Polo attiva il dialogo con startup, imprese innovative e attori della ricerca, creando un collegamento diretto tra domanda e offerta di innovazione.

L’integrazione tra questi due strumenti ha permesso di ampliare progressivamente la rete delle imprese innovative coinvolte e di aumentare la capacità di risposta alle esigenze del tessuto produttivo tradizionale, operando in diversi settori e favorendo la nascita di nuove collaborazioni.

Il risultato è il consolidamento del ruolo del Polo come punto di riferimento per le imprese che cercano innovazione e come piattaforma di connessione tra startup, aziende e territorio.»

Il Polo lavora molto anche su sostenibilità e transizione energetica: quali opportunità vede per le imprese italiane nell’innovazione legata alle Comunità Energetiche e alle tecnologie green?

«La transizione ecologica e lo sviluppo delle tecnologie green rappresentano oggi una necessità imprescindibile, non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale. Per le imprese italiane questa trasformazione costituisce una grande opportunità, perché sostenibilità e innovazione non possono più essere considerate percorsi separati: transizione digitale e transizione ecologica procedono ormai insieme nella costruzione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

In questo scenario, le Comunità Energetiche emergono come uno degli strumenti più concreti per accompagnare il cambiamento a livello locale. Il loro valore risiede soprattutto nella capacità di promuovere l’utilizzo di fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, favorendo la riduzione delle emissioni e la condivisione dell’energia prodotta tra i membri della comunità. A questo si aggiunge la possibilità di generare benefici economici attraverso la valorizzazione dell’energia in eccesso e di contrastare fenomeni sempre più diffusi come la povertà energetica.

Il Polo guarda a queste realtà come a veri ecosistemi innovativi, applicando modelli di accompagnamento simili a quelli utilizzati per le startup, con l’obiettivo di sostenerne nascita e crescita. Per le imprese, entrare in una Comunità Energetica significa non solo migliorare il proprio posizionamento nel proprio rating ESG (Environmental, Social, and Governance) e rafforzare l’accesso al credito, ma anche contribuire attivamente allo sviluppo del territorio, mettendo a disposizione risorse e partecipando a progetti di efficientamento energetico.

Le opportunità riguardano inoltre le aziende innovative, che possono utilizzare questi contesti per sperimentare nuove tecnologie legate alle energie rinnovabili, alle reti intelligenti e ai sistemi avanzati di gestione energetica, anche attraverso soluzioni basate sull’Artificial Intelligence.

La visione è quella di trasformare le Comunità Energetiche nel modello di riferimento per la transizione sostenibile su scala locale, creando benefici ambientali, economici e sociali per imprese e territori.»

 

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Aurelio Patella

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