Periodico sulle tendenze dell’Economia in Toscana

Disegnare il futuro Toscana, le videointerviste ai protagonisti della IV edizione

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A margine della quarta edizione del forum promosso da Italia Economy nella sede fiorentina di Menarini Group, le voci di imprese e protagonisti del territorio approfondiscono i temi al centro del confronto: industria, capitale umano, competenze, innovazione, distretti e sostenibilità

La quarta edizione di Disegnare il futuro Toscana, ospitata giovedì 18 giugno 2026 nella sede fiorentina di Menarini Group, ha rappresentato un momento di confronto tra imprese, istituzioni, università, ricerca e professionisti sulle principali traiettorie di crescita del sistema produttivo regionale.

Accanto ai panel che hanno scandito il programma del forum, Italia Economy ha raccolto una serie di videointerviste ai protagonisti dell’evento, pensate come ulteriore approfondimento sui temi emersi durante la giornata. Un racconto corale che consente di entrare più nel dettaglio delle sfide che attraversano oggi la Toscana: la competitività industriale, il valore delle filiere, il rapporto tra tecnologia e persone, la capacità di attrarre competenze e la necessità di costruire modelli di sviluppo più sostenibili e integrati.

Le interviste raccolte a margine dell’evento restituiscono una lettura ampia e articolata del futuro produttivo della regione, a partire da un punto comune: l’innovazione non riguarda soltanto l’adozione di nuovi strumenti, ma la capacità di trasformare organizzazioni, competenze, processi e culture aziendali.

Industria, ricerca e politica industriale

Tra i temi centrali emersi nelle videointerviste c’è il ruolo delle filiere industriali più strategiche per la Toscana. Lucia Aleotti, azionista e consigliere di amministrazione di Menarini Group, ha richiamato il peso della farmaceutica e delle scienze della vita, sottolineando come si tratti di un settore ad alta intensità di innovazione, ma esposto a una competizione internazionale sempre più forte.

«Per competere è necessario essere più bravi degli altri», ha evidenziato Aleotti, richiamando sia la forza storica degli Stati Uniti sia la crescita delle imprese emergenti cinesi. Per continuare a generare crescita, investimenti e occupazione qualificata servono giovani preparati, percorsi universitari coerenti con le esigenze produttive, ITS capaci di formare profili immediatamente inseribili e tempi amministrativi più rapidi.

La questione delle competenze si lega anche al rischio di dispersione dei talenti e al disallineamento tra formazione e fabbisogni delle imprese. La filiera farmaceutica, in questo senso, rappresenta uno degli ambiti in cui il valore scientifico e quello produttivo possono rafforzarsi reciprocamente.

Sulla necessità di rafforzare la capacità industriale della Toscana si è concentrato anche Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana. La sua riflessione ha messo in luce una trasformazione strutturale del manifatturiero, non riconducibile a una semplice fase congiunturale.

«Abbiamo avuto rivoluzioni industriali in dieci anni che prima arrivavano in cento», ha sottolineato Bernini, indicando nella formazione una delle prime leve su cui intervenire. Accanto a questa, ha richiamato la necessità di costruire una cultura interna sull’intelligenza artificiale e sulla digitalizzazione, insieme a politiche industriali capaci di sostenere il manifatturiero territoriale in uno scenario segnato da forti pressioni competitive.

Persone, competenze e trasformazione digitale

Il capitale umano è uno dei fili conduttori più forti delle videointerviste. Maria Cristina Iacazio, Chief Executive Officer di Toyota Material Handling Italia, ha sottolineato come l’investimento nelle persone sia oggi ancora più decisivo in una fase di transizione tecnologica e digitale.

Accanto agli specialisti dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e della cyber security, diventano essenziali anche competenze trasversali: gestione di progetti complessi, problem solving, pensiero critico, pensiero laterale e capacità di collaborare. «Accanto alle figure tecnologiche servono persone capaci di gestire progetti complessi, lavorare in team e risolvere problemi», ha spiegato.

Nel racconto di Iacazio, l’intralogistica non è più una funzione secondaria rispetto alla produzione, ma una leva organizzativa e competitiva. «L’intralogistica non è più soltanto un’ancella del sistema produttivo», ha osservato, ma una componente capace di rendere i processi più efficienti, flessibili e resilienti.

Un passaggio centrale riguarda inoltre il dialogo tra generazioni: l’esperienza dei profili senior e la velocità digitale dei giovani devono contaminarsi, non procedere in parallelo. Solo così le imprese possono attrarre, formare e trattenere le competenze di cui hanno bisogno.

Il rapporto tra tecnologia, persone e organizzazione è stato approfondito anche da Massimiliano Ristori, CEO di Emm&mmE Informatica. La parola chiave del suo intervento è cultura: «Cultura è la parola chiave proprio di questo argomento», ha affermato, spiegando come la digitalizzazione generi valore solo quando viene introdotta dopo un ascolto attento dell’azienda, dei suoi processi e delle persone che li vivono ogni giorno.

Ristori ha distinto tra imprese già predisposte all’innovazione e realtà che, invece, vivono il cambiamento con timore o incertezza. Nel primo caso, il lavoro può concentrarsi su persone, processi e compliance; nel secondo, occorre accompagnare l’imprenditore o gruppi di lavoro interni nella costruzione di consapevolezza e fiducia. «Non vogliamo entrare facendo terra bruciata», ha spiegato, ma comprendere ciò che già esiste, valorizzarlo e introdurre strumenti digitali coerenti con processi, sicurezza dei dati e sostenibilità economica.

Eventi, destinazioni e valore dei territori

Le videointerviste hanno approfondito anche il rapporto tra eventi, turismo, cultura e posizionamento dei territori. Annamaria Ruffini, presidente di Events In & Out, ha sottolineato come oggi non basti promuovere una destinazione: prima ancora della comunicazione occorre capire che cosa quella destinazione voglia davvero promuovere e se sia pronta a sostenere il valore che intende raccontare.

«Prima di promuovere una destinazione bisogna capire realmente che cosa vuole promuovere quella destinazione e se è in grado di supportare una promozione», ha evidenziato Ruffini. L’intelligenza artificiale e i nuovi strumenti digitali hanno reso più complesso il modo in cui i territori si presentano ai pubblici nazionali e internazionali. Non è più sufficiente affidarsi a un sito o a una campagna di comunicazione: una destinazione deve costruire un progetto coerente, preparare gli stakeholder, definire obiettivi e valorizzare ciò che la rende autentica.

Anche i dettagli più concreti dell’esperienza – accoglienza, indicazioni, ristorazione, mobilità – contribuiscono alla percezione complessiva del luogo. In questa prospettiva, eventi, cultura e turismo possono diventare leve di valore per le filiere locali e per il Made in Italy solo se inseriti in una strategia capace di rispettare l’identità dei territori, coinvolgere le comunità e costruire esperienze realmente coerenti con ciò che i luoghi sono in grado di offrire.

Family business, dati e nuove competenze imprenditoriali

Il tema della continuità delle imprese familiari è stato al centro della riflessione di Antonello Sanna, amministratore delegato di SCM SIM. Il family business resta una componente centrale del tessuto imprenditoriale toscano e italiano, ma oggi deve confrontarsi con mercati più instabili, passaggi generazionali complessi e nuove tecnologie.

«Oggi l’imprenditore deve confrontarsi con un ambiente molto diverso dal passato», ha spiegato Sanna. Non bastano più una buona competenza commerciale o un’intuizione di prodotto: servono conoscenza dei mercati, cultura finanziaria e modelli di governance condivisi, capaci di garantire continuità e accompagnare l’evoluzione dell’impresa.

A queste competenze si aggiunge la capacità di non restare indietro rispetto all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione, strumenti che possono incidere sulla velocità, sul controllo, sulla qualità delle decisioni e sulla riduzione dei costi.

Il rapporto tra dati, decisioni e crescita è stato al centro anche dell’approfondimento con Fabrizio Vigo, CEO & Co-Founder di Sevendata. La sua riflessione ha richiamato un punto decisivo per le imprese: l’intelligenza artificiale può generare valore solo se fondata su dati affidabili, integrati e realmente utilizzabili.

«L’AI non è una fonte in sé», ha spiegato Vigo, ricordando come la qualità degli output dipenda direttamente dalla qualità dei dati che alimentano i modelli. Disporre di molte informazioni non basta: per trasformarle in leva competitiva servono competenze capaci di leggerle, interpretarle e tradurle in azioni concrete.

Distretti, economia circolare e competitività internazionale

Le videointerviste hanno infine approfondito l’evoluzione dei distretti produttivi toscani, cuore storico della competitività regionale. Marco Bertola, Global CEO di Fosber, ha evidenziato come i distretti restino un vantaggio competitivo fondato su concentrazione di capitale umano, competenze e professionalità.

«Il vero valore aggiunto è l’altissima concentrazione di capitale umano, skill e professionalità», ha sottolineato Bertola, richiamando in particolare il distretto cartario lucchese come esempio di ecosistema capace di far crescere imprese altamente specializzate e competitive sui mercati internazionali.

Per Bertola, tuttavia, il distretto deve evolvere. Non basta preservare il patrimonio costruito nel tempo: occorre renderlo più attrattivo per le nuove generazioni, più aperto all’internazionalizzazione e più capace di ragionare in termini di partnership e network. La competizione non è più soltanto regionale o nazionale, ma globale, e richiede una maggiore capacità di apertura e collaborazione.

A chiudere il quadro delle videointerviste, Lorenzo Romani, responsabile marketing di DIFE, ha portato il punto di vista dell’economia circolare. «Per DIFE l’economia circolare ha sempre rappresentato missione e visione», ha spiegato, ricordando come il recupero e la valorizzazione dei materiali siano parte dell’identità aziendale fin dalle origini.

Oggi questo approccio si traduce in un ruolo sempre più consulenziale e tecnico accanto alle imprese dei distretti produttivi. DIFE accompagna le aziende nella gestione dei rifiuti, dalla loro produzione fino al trattamento negli impianti, con l’obiettivo di massimizzare riciclo e riutilizzo nei successivi processi produttivi. È una funzione sempre più strategica per settori come cartario, alimentare, tessile-moda e industria navale, ma che richiede anche innovazione normativa e collaborazione con il legislatore, soprattutto nei casi in cui il passaggio da rifiuto a materia prima seconda è ancora complesso.

Le voci del territorio per leggere il futuro della Toscana

Le videointerviste raccolte a margine di Disegnare il futuro Toscana compongono un mosaico di voci e prospettive diverse, accomunate dalla stessa consapevolezza: la competitività della regione passerà sempre più dalla capacità di tenere insieme industria, capitale umano, tecnologia, sostenibilità e identità territoriale.

Dalla farmaceutica alla manifattura, dalla logistica ai dati, dagli eventi all’economia circolare, fino ai distretti industriali, emerge una Toscana chiamata a innovare senza perdere il proprio radicamento. Una regione che dispone di asset produttivi, scientifici e culturali di rilievo, ma che deve continuare a investire su competenze, collaborazione e capacità di visione.

In questo senso, le videointerviste rappresentano un ulteriore livello di approfondimento rispetto al racconto dell’evento: non solo il resoconto di una giornata di confronto, ma una raccolta di idee, esperienze e traiettorie utili per leggere le trasformazioni che attraversano oggi il sistema economico toscano.

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