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A Prato la cultura fa comunità

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Torna a Prato il festival che fa comunità: l’edizione 2026 esplora il tema del desiderio con un approccio multidisciplinare e grandi nomi, da Recalcati a Ercoli Finzi

Anche nel 2026 torna Seminare Idee Festival, un evento che, alla sua prima edizione ha mostrato Prato nella sua veste di palcoscenico diffuso di cultura e dibattito. Ne parliamo con Diana Toccafondi, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato 

«La prima edizione ha fatto emergere un grande e diffuso desiderio di partecipazione della città al dibattito contemporaneo. Prato ha dimostrato di essere un luogo in cui l’ascolto e la condivisione sono valori autenticamente sentiti dalle persone. Il festival che abbiamo voluto realizzare – in perfetto accordo tra gli organi della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e le due Direttrici, Annalisa Fattori e Paola Nobile – ha deliberatamente adottato un nuovo modello, basato sull’incontro delle forze vive presenti e operanti nella realtà locale e gli ospiti che vengono da fuori, che condividono lo spirito della manifestazione e accettano di farsi catalizzatori di energie già esistenti. Una sorta di grande processo alchemico consapevole dell’enorme potere trasformativo della parola».

Come si collega tutto questo al ruolo dell’ente che lei presiede?

«Il Festival è sicuramente una delle manifestazioni più vicine a quel senso di comunità che la Fondazione persegue e intende alimentare. Esso si affianca, integra e coinvolge anche altri progetti della Fondazione che si pongono lo stesso obiettivo, in una logica di rete che produce un effetto di integrazione delle forze e di rafforzamento delle motivazioni. Penso soprattutto al legame tra il Festival e il progetto “Prato Comunità Educante”, con tanti giovani volontari che partecipano, introducono in modo originale e personale i relatori, accompagnano le scelte, vivono il festival come una vera esperienza di aggregazione e maturazione». Dopo la parola coraggio, è la parola desiderio il tema scelto per l’edizione 2026. Per parafrasare il Festival, quali idee può seminare questo tema? Peraltro in una seconda edizione molto aperta a un approccio multidisciplinare.

Diana Toccafondi
Diana Toccafondi

«Il tema del desiderio è germogliato quasi naturalmente dalla “semina” della prima edizione. Il primo desiderio che abbiamo intercettato era quello dei tanti che ci chiedevano di andare avanti, di ripetere l’esperienza, di consolidarla e radicarla in città. Così abbiamo fatto, e il tema del desiderio ci è sembrato quello che meglio poteva interpretare la spinta che tanti di noi sentono verso un nuovo legame tra il tempo che viviamo e i tempi che si preparano. Nell’introdurre il libretto del programma, ho voluto citare questa frase di Walter Benjamin: “Esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni passate e la nostra. Noi siamo stati attesi sulla terra”. Ecco, in questo sapersi attesi e attendere − quindi sapersi amati e capaci di amare − è annidata l’anima calda e generosa della vita. Anche questo Festival è espressione di attesa e desiderio; il suo approccio multidisciplinare, quest’anno particolarmente forte, è un modo di porsi in ascolto di quello che ogni tempo, ogni spazio, ogni linguaggio ha da dirci».

Quali sono gli obiettivi del progetto “Prato Comunità Educante 25-28”? E cosa rappresenta per il sistema educativo di Prato e per l’intera città?

«“Prato Comunità Educante” è un progetto promosso dalla Fondazione nel 2022 per contrastare la povertà educativa e l’abbandono scolastico, ma ora è diventato molto di più. Nel secondo triennio della sua realizzazione (2025-2028), grazie anche al raddoppiamento delle risorse attraverso l’impresa sociale Con i bambini, ha sviluppato un partenariato vasto e soprattutto un modello di intervento assolutamente innovativo, che è stato reso possibile proprio dal clima di fiducia e dal lavoro di rete fra soggetti diversi (associazionismo, istituzioni culturali, scuole, ecc.) sviluppatosi nel primo triennio. Ormai è una realtà viva che coinvolge quasi 4000 studenti, 14 scuole e un numero crescente di associazioni. Le sue attività non sono solo di affiancamento extrascolastico, ma entrano all’interno del percorso formativo, soprattutto in quelle classi dove le condizioni di partenza sono particolarmente sfidanti. Anche questo è un modo con cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato cerca di tradurre in azione efficace e concreta il desiderio di cura e futuro che ci attraversa e ci rende migliori, come singoli e come comunità».

Ideato e diretto da Annalisa Fattori e Paola Nobile, il festival ha accolto le voci di 35 relatori. Ad aprire la manifestazione è stato Massimo Recalcati con la lectio Il volto del desiderio, seguito dalla conferenza spettacolo del critico musicale Gino Castaldo. Sono intervenuti: l’autrice britannica Natasha Solomons; lo scrittore Paolo Di Paolo; il Premio Strega Francesco Piccolo; il filosofo Maurizio Ferraris; la giornalista Marianna Aprile; la stilista Marina Spadafora con la giornalista Roselina Salemi; i poetry slammer Filippo Capobianco e Martina Lauretta; l’andrologo Nicola Mondaini con Mapi Danna, scrittrice e podcaster; il giornalista sportivo Giuseppe Pastore; il neuroscienziato Gianvito Martino; la scrittrice Camilla Baresani; il giornalista e autore televisivo Luca Bottura; l’attore Valerio Aprea con la giornalista e antropologa Sara Zambotti; la poetessa Antonella Anedda; la scrittrice srilankese Nadeesha Uyangoda; il filosofo Pietro Del Soldà; il maestro buddhista tibetano Lama Michel Rinpoche; il fisico Federico Faggin; la scrittrice Antonella Lattanzi con la giornalista Alessandra Tedesco. Ha chiuso il festival la “signora delle comete”, l’ingegnera Amalia Ercoli Finzi, con la conferenza Occhi al cielo.

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Giulia Baglini
Giulia Baglini racconta, come giornalista, il punto d’incontro tra innovazione tecnologica e sostenibilità, dando voce a storie e soluzioni per un domani possibile.

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