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L’agricoltura del futuro nasce dalla ricerca: la rivoluzione aeroponica di EDO Radici Felici

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Innovazione, ricerca scientifica e sostenibilità rappresentano oggi alcune delle principali direttrici lungo cui si sta trasformando il settore agroalimentare. Tra le realtà italiane che stanno contribuendo a questo cambiamento figura EDO Radici Felici S.r.l., PMI innovativa fondata nel 2015 in Toscana, con sede legale a Pontinia (Latina) e sede operativa sempre in Toscana, nata dall’incontro di competenze provenienti dal mondo della ricerca scientifica, dell’ingegneria e dell’innovazione tecnologica

L’azienda progetta e realizza impianti per la coltivazione aeroponica, una tecnologia che consente di coltivare senza suolo, riducendo fino al 95% il consumo di acqua, limitando l’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci e migliorando la qualità nutrizionale delle produzioni. Un modello che permette alle imprese agricole di coniugare efficienza, innovazione e sostenibilità ambientale.

Frutto di oltre dieci anni di ricerca sviluppata in collaborazione con l’Università di Pisa e supportata da pubblicazioni scientifiche internazionali, EDO affianca gli imprenditori agricoli con un approccio integrato che comprende progettazione, consulenza agronomica, monitoraggio digitale e formazione. Un percorso che le è valso importanti riconoscimenti nel settore dell’innovazione agroalimentare e che ha dato vita a collaborazioni con filiere di eccellenza, come quella della Patata della Sila IGP.

In questa intervista, il presidente del Consiglio di Amministrazione Andrea Pezzoli racconta la visione che anima EDO Radici Felici e il contributo che ricerca, tecnologia e competenze possono offrire alla costruzione di un’agricoltura più moderna, sostenibile e competitiva.

EDO Radici Felici è nata undici anni fa da un’intuizione che allora poteva sembrare pionieristica: applicare la tecnologia aeroponica per ripensare il modo di produrre cibo. Qual è stata la visione imprenditoriale che ha dato origine al progetto e quali sono stati i passaggi decisivi che vi hanno consentito di trasformare un’attività di ricerca in un’impresa innovativa capace di proporre un nuovo modello di agricoltura?

Andrea Pezzoli

«La nostra visione è nata dall’analisi dell’attuale modello di produzione dei vegetali destinati al consumo fresco e dal progressivo impoverimento della loro qualità nutrizionale, un fenomeno dovuto a diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici giocano un ruolo determinante. Da questa riflessione è nata l’idea di sviluppare un sistema produttivo capace di ridurre l’influenza delle variabili esterne, a partire dal suolo, che incidono sulla qualità delle coltivazioni.

Il punto di partenza è stato lo studio dell’apparato radicale della pianta, con l’obiettivo di comprenderne e controllarne le condizioni di sviluppo per favorire una crescita ottimale e ottenere vegetali con caratteristiche nutrizionali superiori. Le prime ricerche hanno confermato che questa innovazione poteva realmente migliorare la qualità del prodotto, spingendoci a proseguire il percorso di sperimentazione.

L’attività di ricerca ci ha portato a depositare due brevetti proprietari Airfloating e Airfruit – quest’ultimo oggi in fase di estensione europea – tutelando le nostre intuizioni e consolidando il valore dell’innovazione. Parallelamente abbiamo avviato collaborazioni con importanti realtà scientifiche, tra cui il tra cui il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali (DiSAAA-a) dell’Università di Pisa e il DAGRI dell’Università di Firenze, che hanno contribuito alla validazione scientifica del progetto attraverso studi e pubblicazioni. Il percorso ci ha portato anche a due riconoscimenti, il Premio OfficinaMPS 2020 e il Premio speciale Primavera d’Impresa 2023.

Trasferire l’innovazione al mercato resta un processo complesso e richiede tempi lunghi, ma negli ultimi due anni abbiamo ottenuto un risultato significativo grazie alla collaborazione con il Consorzio della Patata della Sila IGP. Insieme abbiamo dimostrato il valore di una tecnologia che consente di monitorare e controllare l’apparato radicale senza compromettere la pianta, ottimizzando la propagazione e la gestione del materiale sementiero. È, dopo la collaborazione con Parvus Flos Società Agricola Cooperativa Sociale nella produzione di basilico in geotermia un ulteriore esempio concreto di trasferimento tecnologico delle conoscenze maturate in questi anni di ricerca verso un’applicazione produttiva.»

La vostra tecnologia permette di ridurre fino al 95% il consumo di acqua, limitare l’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci e, al tempo stesso, migliorare la qualità nutrizionale degli alimenti. Quanto è importante oggi dimostrare che innovazione e sostenibilità non rappresentano un compromesso, ma possono diventare un vantaggio competitivo per le imprese agricole e per l’intera filiera agroalimentare?

«Dimostrare che innovazione e sostenibilità possono procedere insieme è oggi fondamentale, anche se questo valore non sempre viene riconosciuto dal mercato. Operiamo infatti in un settore caratterizzato dalle “commodity agricole”, dove molti fattori vengono ancora considerati parte integrante del processo produttivo e, proprio per questo, non sono adeguatamente valorizzati dal punto di vista economico.

È il caso del consumo di acqua, per lungo tempo è stato percepito come un elemento scontato: le coltivazioni hanno sempre richiesto determinate quantità di risorsa idrica, senza che ci si interrogasse davvero sulla possibilità di ottimizzarne l’impiego. Diverso è il discorso per fertilizzanti e fitofarmaci, il cui costo incide direttamente sui bilanci delle aziende agricole: le tensioni geopolitiche ne hanno determinato un forte aumento dei prezzi, mentre le normative europee limitano progressivamente l’utilizzo di molti prodotti di sintesi chimica. Tutto questo ha reso più evidente il valore di tecnologie capaci di ridurne il consumo, con benefici concreti sia sul piano economico sia su quello ambientale.

Per quanto riguarda l’acqua, il tema è ancora più complesso di quanto spesso venga raccontato. Non si tratta soltanto di una minore disponibilità della risorsa, in realtà questo non è sempre vero, ma soprattutto di una diversa capacità del suolo di trattenerla. I cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature fanno sì che l’umidità evapori più rapidamente e che il terreno riesca a conservarne sempre meno nella zona utile allo sviluppo delle radici. Il problema, quindi, non è solo quanta acqua abbiamo a disposizione, ma come riusciamo a gestirla. Ed è proprio su questo aspetto che l’innovazione può fare la differenza, migliorando l’efficienza produttiva e rafforzando la competitività dell’intera filiera agroalimentare».

Uno degli elementi distintivi di EDO Radici Felici è il lavoro con un team multidisciplinare composto da agronomi, ingegneri, ricercatori ed esperti di nutrizione vegetale. In un settore in continua evoluzione, quali competenze ritiene saranno sempre più determinanti e come si costruisce una cultura aziendale capace di integrare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e capacità imprenditoriale?

«Oggi non è più possibile affrontare il mercato o prendere decisioni strategiche basandosi su competenze isolate. Le aziende devono sviluppare una visione a 360 gradi, costruendo reti di collaborazione che uniscano professionalità tecniche, scientifiche e commerciali. L’obiettivo è superare un modello organizzativo verticale per favorire un approccio orizzontale, nel quale le competenze di ciascuno si integrano e si arricchiscono reciprocamente, offrendo chiavi di lettura diverse per affrontare le sfide dell’innovazione.

È proprio questo il modello che stiamo adottando nei progetti su cui lavoriamo. Pur partendo dal settore agroalimentare, le nostre attività intercettano ambiti che fino a pochi anni fa sembravano lontani, come quello farmaceutico e quello cosmetico: mondi che condividono la stessa materia prima, i vegetali, ma con obiettivi differenti: da un lato la produzione in termini quantitativi, dall’altro la ricerca della qualità e dei composti bioattivi da impiegare per la salute, l’alimentazione e il benessere.

Per questo motivo il futuro richiederà competenze sempre più trasversali. La conoscenza agronomica della pianta e dei suoi processi di crescita resterà fondamentale, ma dovrà dialogare con discipline come biologia, chimica, farmaceutica, medicina e altre ancora. Solo attraverso questa contaminazione di saperi sarà possibile sviluppare innovazioni capaci di generare valore e aprire nuove opportunità di mercato. Non a caso portiamo questo stesso modello anche nella formazione tecnica superiore: nel 2024 abbiamo realizzato un impianto aeroponico dimostrativo presso la Fondazione Minoprio, tra gli ITS di riferimento in Lombardia, per avvicinare i futuri tecnici agricoli a queste competenze fin dal percorso di studio».

Dieci anni di collaborazione con l’Università di Pisa, le pubblicazioni scientifiche internazionali e le esperienze maturate con filiere territoriali come quella della Patata della Sila IGP dimostrano come la ricerca possa tradursi in applicazioni concrete. Quanto conta, per una PMI innovativa, costruire un dialogo stabile tra mondo accademico, imprese e territori per accelerare la diffusione di modelli produttivi più sostenibili e rispondere alla crescente domanda di alimenti sani e sicuri?

«In questi anni abbiamo maturato una convinzione molto chiara: la ricerca accademica produce spesso risultati di grande valore, ma rischia di rimanere confinata negli ambienti universitari senza tradursi in applicazioni concrete. Questo accade perché, in molti casi, i progetti nascono da intuizioni scientifiche che non sempre si confrontano con le esigenze reali del mercato e delle imprese.

Il percorso che abbiamo scelto è stato invece quello opposto: partire dai bisogni delle aziende e trasferirli al mondo della ricerca, creando una collaborazione in cui le competenze scientifiche siano orientate a risolvere problemi concreti. In questo modo il processo di ricerca viene sviluppato insieme alle imprese e le innovazioni possono essere applicate rapidamente sul campo, anziché restare un esercizio puramente accademico.

L’esperienza maturata con la filiera della Patata della Sila IGP rappresenta un esempio concreto di questo approccio. Il progetto è nato dall’esigenza di affrontare una criticità sempre più rilevante: la progressiva diffusione di materiale sementiero sempre meno puro, ovvero contaminato da virus, un fenomeno che riduce la produttività delle coltivazioni e mette a rischio anche la qualità delle produzioni.

In un mercato ormai globalizzato, infatti, la circolazione di patogeni compromette la biodiversità e introduce fitopatie che fino a pochi anni fa erano assenti nei nostri territori. Per rispondere a questa sfida abbiamo avviato un lavoro di recupero e risanamento del materiale genetico, partendo anche da varietà storiche, con l’obiettivo di ottenere sementi sane da reintrodurre nelle produzioni, comprese quelle a marchio IGP. Il risultato è un miglioramento sia della qualità sia della produttività delle coltivazioni, dimostrando come la collaborazione tra ricerca, imprese e territorio possa trasformarsi in un’innovazione concreta e immediatamente trasferibile al sistema produttivo».

EDO Radici Felici fa parte di Compagnia delle Opere Toscana, un’Associazione che promuove relazioni tra imprenditori accomunati dalla volontà di creare rete e valore sociale. Quali valori condividete e quale contributo ha portato questa appartenenza alla crescita dell’azienda?

«Ridurre l’esperienza con Compagnia delle Opere al solo concetto di networking sarebbe limitativo. Esistono molte realtà che favoriscono la creazione di relazioni tra imprese, ma ciò che ci ha portato a scegliere Compagnia delle Opere è soprattutto il patrimonio di valori e l’approccio etico che caratterizzano il modo di costruire questi rapporti.

L’Associazione non si limita a mettere in contatto gli imprenditori, ma li accompagna nella scoperta di nuove opportunità, favorendo il dialogo tra imprese, mondo della ricerca e altri interlocutori strategici. È un percorso basato sulla fiducia, sulla condivisione e sulla convinzione che la crescita economica debba procedere insieme alla responsabilità sociale.

Per noi, che intendiamo l’impresa come un soggetto capace di generare valore non solo economico ma anche sociale, è fondamentale far parte di una rete che condivida questi principi. Anche le scelte legate alle collaborazioni, ai progetti e alle iniziative devono poggiare su valori etici solidi, perché rappresentano il fondamento su cui costruire uno sviluppo sostenibile e duraturo».

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Immagine di Aurelio Patella
Aurelio Patella
Aurelio Patella è un giornalista e regista, esperto in comunicazione e produzione artistica, con competenze in interviste, contenuti editoriali e regia di eventi televisivi, teatrali e aziendali

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