Nel mondo del business, le opportunità più importanti nascono spesso da un incontro. Eppure, ogni giorno, migliaia di professionisti condividono gli stessi spazi – fiere, congressi, aeroporti e trasferte – senza riuscire a trasformare la vicinanza in un’occasione. È da questa intuizione che nasce Bizzy S.r.l., start up fondata nel 2024, con l’obiettivo di rivoluzionare il networking professionale
Fondata a Prato da Tommaso Fè, Francesco Biliotti e Andrea Failli, e con sede operativa a Milano, Bizzy S.r.l. unisce geolocalizzazione intelligente e algoritmi di matching per creare relazioni professionali di valore, aprendo nuove opportunità di collaborazione per professionisti, imprese e organizzazioni. Un progetto che guarda ai mercati internazionali e che, già nelle prime sperimentazioni, ha evidenziato un elevato livello di efficacia, confermando il potenziale di un modello destinato a innovare il modo di fare networking.

Alla guida della start up, c’è il dott. Tommaso Fè, CEO con una consolidata esperienza nel settore tecnologico e digitale. Con lui approfondiamo la nascita dell’idea imprenditoriale, il percorso di crescita di Bizzy, il valore dell’innovazione come leva competitiva e le ambizioni di una realtà italiana che punta a diventare un punto di riferimento globale nel business networking.
Ogni start up nasce dall’individuazione di un problema concreto. Qual è stato il momento in cui avete capito che il networking professionale aveva bisogno di essere ripensato e quale esperienza – personale o professionale – ha acceso la scintilla che ha portato alla nascita di Bizzy?
L’idea di BizzyNow nasce da un’esperienza tanto semplice quanto comune a chi viaggia spesso per lavoro. «Ricordo una sera d’inverno in un business hotel di Reggio Emilia», racconta Tommaso Fè. «Ero a cena da solo, come capita spesso a chi è spesso in trasferta. Nella sala c’erano altre undici persone, ognuna seduta da sola al proprio tavolo. Era evidente che fossero tutti professionisti, ma nessuno sapeva chi fossero gli altri». Da quella scena è nata una riflessione: quanti contatti, opportunità e collaborazioni vengono persi ogni giorno semplicemente perché le persone non hanno modo di conoscersi? «Mi sono detto che, se avessi saputo chi erano quei professionisti, forse sarebbe potuta nascere un’occasione di business. In quel momento ho pensato: ci vorrebbe un’app».
Quell’intuizione è stata subito condivisa con Francesco Biliotti, che ha riconosciuto come quella situazione fosse molto più frequente di quanto si possa immaginare. «Succede negli aeroporti, mentre si aspetta il proprio volo, durante una pausa pranzo tra due appuntamenti o in qualsiasi trasferta di lavoro. Sono tutti momenti che spesso trascorriamo da soli e che potrebbero invece trasformarsi in occasioni di incontro e di valore». La riflessione si è poi allargata oltre il semplice networking. «Le trasferte sono sempre più costose e imprevedibili, tra trasporti, ritardi e tempi morti. Se si riesce a trasformare quei momenti in opportunità di relazione, si ottimizza anche il valore economico del tempo trascorso fuori sede». Da questa visione è nato il progetto: insieme ad Andrea Failli, che ha portato le competenze tecnologiche, è stata fondata Bizzy e ha preso forma BizzyNow.
«C’è poi un altro aspetto che considero significativo», conclude Fè. «Paradossalmente è stata la pandemia a farci riscoprire il valore delle relazioni e a cambiare il nostro modo di fare networking. Ci ha fatto capire quanto sia importante creare strumenti che aiutino le persone a incontrarsi davvero, anche quando sono lontane dai propri contesti abituali».
Dietro ogni start up c’è una visione imprenditoriale. Guardando al percorso compiuto finora, qual è la sfida più ambiziosa che vi siete posti quando avete fondato Bizzy e quale cambiamento vorreste portare nel modo in cui le persone costruiscono relazioni professionali?
«La nostra prima sfida è stata ancora prima dell’idea imprenditoriale», racconta Tommaso Fè. «Sia io che Francesco siamo stati dipendenti per tutta la vita. Decidere di fondare una start up a quarant’anni, mentre lui aveva già superato i cinquanta, ha significato uscire dalla propria zona di comfort e mettersi completamente in gioco. È un percorso che normalmente si associa a imprenditori molto giovani, ma noi abbiamo scelto di farlo forti dell’esperienza maturata sul campo».
L’ambizione di Bizzy è stata fin dall’inizio quella di innovare il modo in cui si costruiscono le relazioni professionali, trasferendo nel mondo B2B dinamiche che hanno già dimostrato la loro efficacia nel mercato consumer. «L’ispirazione arriva da quei modelli digitali che facilitano l’incontro tra persone, ma noi li abbiamo reinterpretati per creare opportunità di business. Quando siamo partiti, però, ci siamo accorti che questo mercato, di fatto, non esisteva ancora». Secondo Fè, il networking professionale continua, infatti, a essere confinato a occasioni ben precise: fiere, eventi, associazioni di categoria o community. «Ci siamo posti una domanda molto semplice: cosa succederebbe se una fiera fosse aperta 365 giorni l’anno? Se una community fosse sempre accessibile e non soltanto durante gli eventi? Volevamo creare uno strumento capace di rendere il networking continuo, senza limiti di tempo o di luogo».
L’obiettivo è favorire la nascita di relazioni autentiche e di quel sistema di “referral” che rappresenta uno dei principali motori di crescita professionale e imprenditoriale. «Nelle aziende, in Italia come all’estero, la fiducia e le relazioni contano moltissimo. Farsi conoscere, costruire credibilità e creare connessioni di valore è spesso decisivo per generare nuove opportunità». Da questa visione è nato un principio che ancora oggi guida lo sviluppo della piattaforma: il digitale, da solo, non è sufficiente. «Ci siamo resi conto che un’app non basta se non porta le persone a incontrarsi davvero. Per questo BizzyNow è stata progettata secondo una logica phygital, in cui digitale e presenza fisica si completano a vicenda. L’app diventa lo strumento che facilita l’incontro, mentre l’esperienza reale è ciò che crea relazioni durature. Attorno a questo abbiamo sviluppato servizi e iniziative pensati per rendere ogni incontro significativo, alimentando un circolo virtuoso in cui il digitale genera connessioni nel mondo reale e queste, a loro volta, rafforzano il valore della piattaforma».
La vostra soluzione utilizza algoritmi di matching, geolocalizzazione intelligente e guarda con attenzione all’evoluzione dell’intelligenza artificiale. In che modo immaginate che tecnologie sempre più evolute possano migliorare il networking professionale senza perdere di vista il valore delle relazioni umane, delle competenze e della formazione continua delle persone?
«Su questo tema potrei risultare controcorrente», premette Tommaso Fè. «Per scelta, abbiamo deciso di limitare il ruolo dell’intelligenza artificiale all’interno di BizzyNow. Pur avendo lavorato in aziende completamente AI-driven, dove l’intelligenza artificiale guida decisioni, strategie e processi, sono convinto che debba rimanere uno strumento di supporto e non sostituire il valore delle relazioni tra le persone». Per BizzyNow, infatti, la tecnologia deve aiutare a individuare le connessioni più promettenti, ma sempre partendo da esperienze reali. «L’intelligenza artificiale può suggerire i professionisti più affini, ma sulla base di ciò che le persone hanno realmente vissuto e condiviso. Il networking non può essere ridotto a un semplice confronto tra dati o competenze dichiarate».
Fè porta un esempio concreto: «Non è detto che un giornalista e un professionista del settore tecnologico abbiano punti di contatto solo perché uno potrebbe scrivere un articolo sull’altro. Se invece scopriamo, ad esempio, che entrambi frequentano la stessa community, emergono affinità più profonde: una visione comune, valori condivisi e opportunità di collaborazione che un algoritmo, basandosi esclusivamente sui dati, difficilmente riuscirebbe a cogliere». È proprio qui che, secondo BizzyNow, l’intelligenza artificiale può esprimere il suo reale valore: «Quando i dati vengono arricchiti dall’esperienza fisica e dalle relazioni costruite nel tempo, l’IA diventa uno strumento efficace per individuare le connessioni più significative. Ma il punto di partenza deve restare sempre l’incontro tra le persone».
Guardando al futuro, il ricorso all’intelligenza artificiale riguarderà soprattutto le attività a minor valore aggiunto. «La utilizzeremo sempre di più per automatizzare operazioni come il caricamento e la gestione dei contenuti delle fiere e degli eventi. Si tratta di attività di data entry che la tecnologia può svolgere in modo rapido ed efficiente, permettendo alle persone di dedicare il proprio tempo a ciò che fa davvero la differenza: costruire relazioni, condividere competenze e creare nuove opportunità di collaborazione».
Dopo i primi risultati ottenuti e con l’obiettivo di espandervi nei mercati internazionali, quali saranno le prossime tappe del percorso di BizzyNow? Quanto saranno strategiche le partnership tecnologiche e industriali per accelerare la crescita dell’azienda e consolidarne il posizionamento come piattaforma di riferimento per il business networking?
«Le partnership rappresentano un elemento strategico per la crescita di BizzyNow», spiega Tommaso Fè. «La nostra visione è sviluppare il modello B2B collaborando con fiere, eventi, associazioni e community, creando una rete di partner che ci permetta di ampliare progressivamente il numero di professionisti che utilizzano gratuitamente la piattaforma nella loro attività quotidiana». Il modello di business è chiaro: favorire la crescita della community di utenti, mantenendo l’accesso all’app gratuito per i professionisti e generare valore attraverso i servizi dedicati alle realtà B2B. «L’obiettivo è monetizzare il segmento business, mentre continuiamo a far crescere il lato consumer della piattaforma».
Questa strategia rappresenta, però, soltanto la prima fase di un progetto più ampio. La visione di lungo periodo è trasformare BizzyNow in una piattaforma globale dedicata al networking professionale, capace di accompagnare gli utenti durante i loro spostamenti e offrire servizi a valore aggiunto. «In futuro, il vero elemento distintivo non sarà far pagare un match tra due persone. Oggi, il mercato va in un’altra direzione: anche piattaforme di successo come LinkedIn non chiedono un pagamento per creare una connessione». La sfida, secondo Fè, sarà invece costruire un ecosistema internazionale di partnership in grado di offrire vantaggi concreti ai professionisti in mobilità. «Immaginiamo un modello simile a quello di American Express, per fare un esempio, che mette a disposizione servizi esclusivi per chi viaggia. Se incontro un altro professionista in aeroporto grazie a BizzyNow e dispongo di un abbonamento premium, la piattaforma potrebbe consentirmi, attraverso le partnership attivate, di accedere con lui a una lounge riservata per svolgere un incontro di lavoro in un ambiente adeguato». È proprio questo il traguardo a cui guarda l’azienda: «Quando BizzyNow avrà raggiunto una massa critica a livello internazionale, saranno questi servizi e queste esperienze a rappresentare il vero valore aggiunto della piattaforma e il motivo per cui un professionista sceglierà di utilizzarla in ogni parte del mondo».
Bizzy è associata di Compagnie delle Opere Toscana; come siete venuti a conoscenza di questa realtà e quali valori condividete e come questa influisce sulla vostra attività?
«Abbiamo conosciuto Compagnia delle Opere Toscana grazie a un amico, componente del Consiglio Direttivo, una persona che stimiamo profondamente e che ci ha fatto avvicinare a questa realtà», racconta Tommaso Fè. «Successivamente abbiamo incontrato la direttrice Letizia Gentile e, fin dal primo confronto, siamo rimasti colpiti dal suo carisma e dall’approccio dell’associazione». Ciò che ha convinto Bizzy a aderire è stata soprattutto la piena sintonia di valori. «Il fatto che Compagnia delle Opere metta la persona al centro rispecchia perfettamente la nostra visione. In fondo anche il networking, così come lo intendiamo noi, nasce proprio dalla centralità della persona e delle relazioni».
Per Fè, l’esperienza associativa va ben oltre la semplice opportunità di fare impresa. «Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è l’attenzione all’etica dell’incontro. Le persone non si mettono in relazione soltanto per creare occasioni di lavoro, ma anche perché condividono una visione, valori comuni e uno spirito di collaborazione. È un messaggio che Compagnia delle Opere mi ha trasmesso fin da subito».
Da questa sintonia è nato un percorso di partecipazione che si è sviluppato in modo naturale. «Con il tempo abbiamo iniziato a vivere sempre più attivamente la dimensione associativa e, come è naturale che accada in un contesto fondato sulle relazioni, il networking ha aperto anche nuove opportunità di collaborazione con altre imprese».
Il valore dell’appartenenza, tuttavia, non si misura solo nelle opportunità di business. «Prima ancora di capire con quali aziende poter collaborare, ciò che ci ha colpito è stata l’affinità di visione e di valori. È questa la base su cui nascono relazioni autentiche e, di conseguenza, anche collaborazioni imprenditoriali solide e durature».




