Dalla corte dei Medici all’olio d’autore: la rinascita della tenuta Eleonora di Toledo
Nel cuore della Val di Cornia, a Campiglia Marittima, la storia incontra l’impresa. È qui che la Tenuta Eleonora di Toledo ha costruito la propria identità, recuperando una vocazione agricola che affonda le radici nel Rinascimento e trasformandola in un progetto contemporaneo capace di coniugare olivicoltura, qualità, accoglienza, turismo esperienziale, eventi e cultura.
Il legame con il passato non è soltanto evocativo, infatti nella metà del Cinquecento queste terre entrarono nell’orbita della famiglia Medici, attraverso Eleonora di Toledo e Cosimo I, che svilupparono a Campiglia Marittima un importante progetto agricolo e produttivo legato anche alla Bandita delle Cavalle (N.d.a. Prestigiosa tenuta granducale dove venivano allevate le cavalle). Una storia in cui la terra era già considerata una risorsa economica da valorizzare e rendere produttiva. A distanza di quasi cinque secoli, quella stessa vocazione trova oggi una nuova interpretazione.
Nella sua configurazione contemporanea, la Tenuta Eleonora di Toledo nasce nel 1996 e sviluppa il proprio progetto attorno all’olio extravergine di oliva, con particolare attenzione alla filiera corta, alle cultivar e alla qualità della produzione. Ma il progetto va oltre il prodotto: il frantoio, ispirato nell’architettura alla Domus Romana, è diventato anche luogo di accoglienza, degustazioni, eventi e iniziative culturali.
È questa capacità di trasformare la produzione agricola in esperienza e valore territoriale a distinguere oggi la Tenuta. Uliveti, paesaggio, storia e produzione si integrano in un’offerta rivolta a un turismo sempre più attento alla qualità e all’autenticità.

Al centro di questa evoluzione c’è la dott.ssa Lara Landi, che ha scelto di lasciare il settore della formazione e della selezione del personale per tornare alla terra e guidare direttamente lo sviluppo della Tenuta. Una scelta che ha contribuito a rafforzarne la vocazione multifunzionale, tra agricoltura, ospitalità, eventi e cultura. Un percorso riconosciuto anche nel 2026 con il Premio alla leadership nell’ambito dell’iniziativa “L’opportunità è donna” di Terziario Donna Confcommercio Livorno.
Da “Olio d’Autore” a “Sunset e Aperiolio”, fino al progetto Toledo Lab, la Tenuta ha ampliato il proprio raggio d’azione, facendo dialogare agricoltura, turismo e cultura. L’obiettivo è chiaro: non limitarsi a produrre olio, ma costruire attorno a questo prodotto un progetto territoriale capace di generare valore.
Di questa evoluzione, delle scelte imprenditoriali che l’hanno accompagnata e delle prospettive future parliamo con la dott.ssa Lara Landi.
La tenuta di onore ai Toledo affonda le proprie radici nella storia medicea di Campiglia Marittima, ma la sua configurazione imprenditoriale nasce nel 1996. Qual è stato il percorso che ha portato all’originaria vocazione agricola e alla costruzione dell’attuale modello d’impresa?
Le radici medicee della Tenuta ci hanno sempre imposto un grande rispetto per questo territorio. La vera svolta imprenditoriale è arrivata nel 1996, quando abbiamo compreso che l’olivicoltura non poteva più essere vissuta soltanto secondo una logica tradizionale. Da qui la scelta precisa di smettere di produrre un semplice grasso vegetale e iniziare a creare un prodotto d’eccellenza.
Per dare un futuro alla Tenuta era necessario cambiare la percezione dell’olio e investire nella sua qualità. Abbiamo quindi introdotto tecnologie moderne di estrazione, installando un impianto Alfa Laval a ciclo continuo a tre fasi, capace di preservare le proprietà nutraceutiche dell’olio. È stato il passaggio da un prodotto agricolo indifferenziato a quello che oggi chiamiamo “oro verde”, con una precisa identità e un maggiore valore sul mercato.
In questo percorso ho voluto dare rilievo anche al ruolo femminile. C’è una sorta di sincronicità: questo luogo è profondamente legato a Eleonora di Toledo, una donna che ha lasciato un segno profondo nella storia della Tenuta e del territorio. Oggi, a distanza di secoli, sento l’onore e la responsabilità di aver ricevuto idealmente da lei un testimone simbolico, nel guidare una realtà così ricca di storia e identità, con lo sguardo rivolto al futuro.
Anche la scelta del nome è stata immediata: Eleonora di Toledo ci è sembrato quello più autentico e coerente con l’identità della Tenuta. Lo stesso vale per il cavallo, scelto come simbolo in riferimento all’allevamento voluto da Eleonora. Il nostro legame con questo mondo continua ancora oggi.
In qualche modo, quindi, il progetto rappresenta anche la volontà di riprendere un percorso che Eleonora aveva dovuto interrompere, dando continuità a qualcosa che apparteneva già alla storia di questo luogo. È come se, dopo tanti secoli, quella storia avesse trovato il modo di proseguire.
Lei ha scelto di lasciare un percorso professionale nel settore della selezione e della formazione per tornare alla terra e alle proprie radici. Quali sono state le motivazioni di questa scelta e quali difficoltà ha incontrato nel trasformare una tradizione familiare in un progetto imprenditoriale contemporaneo?
Il mio percorso professionale nella selezione e nella formazione del personale mi ha insegnato soprattutto a riconoscere le persone, a comprenderne le attitudini e a individuare il modo migliore per valorizzarle. Quando ho trasferito questa esperienza nella Tenuta, ho capito che poteva diventare uno strumento importante anche per costruire un progetto imprenditoriale: ogni persona ha potenzialità diverse e, se inserita nel ruolo giusto, può esprimere il meglio di sé.
In fondo, questo vale anche per me. Dopo aver intrapreso un percorso professionale diverso, ho sentito il bisogno di tornare a qualcosa che avevo già vissuto durante l’adolescenza e che, per le circostanze della vita, avevo lasciato. È stato un ritorno alla “terra madre”, quasi un richiamo atavico. E ci sono ritornata, con il secondo figlio, e quando sono arrivata alla Tenuta, ho avuto la forte sensazione di tornare a casa.
E, proprio come in una famiglia, anche qui ciascuno deve poter esprimere le proprie capacità e passioni. Ho cercato quindi di individuare il ruolo più adatto a ogni persona: chi nelle pubbliche relazioni, chi nel frantoio, chi in altre attività. È così che abbiamo costruito una squadra.
Mettere insieme le persone, valorizzarne le potenzialità e creare un gruppo coeso è probabilmente una delle mie capacità più forti. Anche se, naturalmente, è un percorso nel quale c’è sempre da imparare.
Oggi la Tenuta non è soltanto un’azienda olivicola: produzione di olio, frantoio, degustazioni, turismo esperienziale, eventi e cultura convivono all’interno dello stesso progetto. Quanto è strategica per voi la multifunzionalità agricola e quali risultati sta producendo in termini di valorizzazione dell’impresa e del territorio?
La multifunzionalità, per noi, non è soltanto una voce di bilancio, ma uno strumento attraverso cui realizzare la vera missione aziendale: cambiare il modo in cui l’olio viene percepito, facendolo passare da semplice condimento a vero e proprio alimento.
Per raggiungere questo obiettivo c’è ancora molto lavoro culturale da fare. L’olio è un ingrediente nobile, con importanti proprietà salutistiche, e per questo abbiamo scelto di affiancare alla produzione un modello di turismo esperienziale. L’idea è semplice: far conoscere l’olio attraverso esperienze capaci di coinvolgere le persone e di mostrarne tutte le sfaccettature.
L’olio, del resto, è un elemento che lega e attraversa diverse forme di arte e cultura, a partire dall’arte olearia, e può essere raccontato e vissuto in modi differenti, anche attraverso esperienze più leggere e coinvolgenti. Il nostro obiettivo è che chi entra nel frantoio non si limiti ad assaggiare un prodotto, ma possa uscirne pensando: “Ho vissuto qualcosa di diverso, un’esperienza culturale che mi ha lasciato qualcosa”.
Il riscontro più significativo arriva proprio dalle persone. Quando qualcuno ci ricontatta per acquistare un voucher perché vuole regalare la stessa esperienza ad amici o familiari, capiamo che il messaggio è arrivato e che il nostro progetto sta realmente creando valore.
Guardando al futuro, quali sono le principali direttrici di sviluppo della Tenuta e su quali investimenti intendete puntare per rafforzare e far crescere ulteriormente il progetto imprenditoriale?
Le direttrici di sviluppo sono fondamentalmente due. La prima riguarda il campo e la capacità di adattarci ai cambiamenti climatici. Non è più possibile ignorare come il clima stia modificando la stagionalità, i tempi di raccolta, i profumi e le caratteristiche sensoriali dell’olio. Per questo stiamo valutando investimenti in tecnologie che ci aiutino a monitorare meglio le condizioni climatiche e a rendere la gestione agricola sempre più moderna e consapevole.
La seconda direttrice riguarda il turismo, con l’obiettivo di rendere il frantoio un luogo vivo durante tutto l’anno, non legato esclusivamente al periodo della raccolta o alla stagione estiva. Vogliamo costruire progettualità rivolte a pubblici diversi: singoli visitatori, aziende, gruppi, ma anche eventi e matrimoni.
Proprio il matrimonio può diventare un’occasione per raccontare l’olio in modo originale. Recentemente abbiamo introdotto il “rituale dell’olio”, un momento simbolico nel quale, osservando la coppia e le caratteristiche di ciascuno, abbiamo individuato per ognuno un olio specifico. I due oli sono stati poi uniti in un blend, realizzato durante la cerimonia civile, come simbolo dell’unione e del percorso di vita insieme.
È un esempio di come sia possibile costruire nuove esperienze attorno all’olio, senza inventare formule artificiose, ma partendo dalle sue caratteristiche reali e trasformandole in cultura, racconto ed esperienza. Le possibilità sono molte e vogliamo continuare a esplorarle.
Nelle vostre scelte e nel vostro percorso imprenditoriale si percepisce una forte sensibilità al tema della femminilità, che va oltre la semplice presenza delle donne in azienda. Quanto ha inciso e quanto incide, concretamente, l’essere donna nel modo di interpretare e sviluppare un progetto imprenditoriale come quello della Tenuta?
È una domanda difficile, perché per me la femminilità non è una strategia né un elemento che ho scelto di applicare al mio modo di fare impresa: è semplicemente il mio modo di essere. Non so se un’altra donna avrebbe fatto le stesse scelte, ma so che, per me, viene naturale voler bene a questo luogo e alle persone che lo vivono.
La mia priorità è far stare bene chi arriva alla Tenuta. E, nel mio modo di intendere l’accoglienza, questo significa anche “coccolare” le persone, prestare attenzione ai dettagli e creare un rapporto autentico. Gli aspetti economici, commerciali e di marketing sono naturalmente importanti, ma vengono dopo.
La soddisfazione più grande arriva quando una persona, prima di andare via, mi abbraccia e mi dice: “Sono stata bene, grazie”. Per me quella è un’energia straordinaria, che mi dà la motivazione per tornare a creare qualcosa di nuovo e di ancora più bello.
Credo che questa sia la femminilità che porto nel mio modo di fare impresa: voler bene al luogo e fare in modo che chiunque vi entri possa percepire e portare con sé un po’ di quel sentimento.
Dopo esperienze come “Olio d’Autore” e “Sunset e Aperiolio”, quali sono i prossimi eventi già in programma alla Tenuta e quali nuove iniziative state progettando per i prossimi mesi?
Si riparte subito, l’8 settembre, con una serata dedicata alla buona musica e alla degustazione dei nostri oli. Saranno presenti artisti internazionali del mondo del jazz fusion e proporremo cocktail realizzati con il nostro olio monocultivar. L’evento vedrà anche una collaborazione con la Fattoria della Pizza di Montescudaio, guidata anch’essa da una donna che ha riscoperto un grano antico, oggi coltivato, per quanto ne sappiamo, soltanto da lei in Toscana.
Seguirà poi un appuntamento dedicato alla raccolta delle olive, nel periodo in cui la Val di Cornia vive pienamente la sua vocazione olivicola: l’aria che si riempie dei profumi della raccolta e dei frantoi, mentre sulle strade si incontrano camion carichi di olive. Vogliamo trasformare questo momento in una giornata aperta al pubblico, facendo rivivere anche la raccolta che ricordo dalla mia infanzia.
Si partirà dal campo, con rastrelli, reti e cappelli, per vivere direttamente le diverse fasi della raccolta. A metà giornata ci sarà un pranzo conviviale in oliveta, una sorta di picnic con brace, e alla fine i partecipanti potranno portare a casa il proprio olio. Sarà un modo concreto per mostrare come si lavora nei campi e come le olive diventano olio nel frantoio.
Durante il periodo della raccolta organizzeremo inoltre altri appuntamenti in frantoio, con degustazioni dell’olio appena franto abbinate a proposte particolari. E questo sarà solo l’inizio: seguiranno altri eventi culturali e musicali, oltre a workshop e nuove esperienze pensate per coinvolgere il pubblico e raccontare l’olio in maniera sempre diversa.




