La Toscana è una delle regioni italiane più iconiche, sospesa tra l’eredità di un modello manifatturiero storico e la necessità di una transizione ecologica e digitale senza precedenti
Sul fronte economico, è l’IRPET che mostra i dati principali. L’economia toscana mostra una crescita del PIL stimata allo 0,8% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026. Trainano la ripresa l’export (+14,7% nei primi tre trimestri del 2025), il turismo (oltre i livelli pre-pandemia e con una crescita delle presenze del 2,5% nel 2025) e farmaceutica.
La moda, dopo un periodo di sofferenza dovuto alla contrazione degli ordinativi della subfornitura, mostra segnali di ripresa.
Il 2030 segnerà il traguardo per la messa a terra del PNRR. La sfida risiede nel trasformare i finanziamenti temporanei in cambiamenti strutturali della produttività. Sebbene il mercato del lavoro sia in espansione con una disoccupazione sotto il 4%, preoccupa la “terziarizzazione debole”: un modello dove l’occupazione industriale qualificata viene sostituita da servizi a basso valore aggiunto, alimentando polarizzazione salariale e disuguaglianze sociali (Ires Toscana).
Territori e filiere, tra coesione e sostenibilità
La strategia regionale per il 2030 punta a un mosaico di territori con velocità diverse, dove il divario tra aree urbane e interne venga progressivamente ridotto.
Gran parte delle risorse è destinata alla rigenerazione urbana e alla mobilità sostenibile, con l’obiettivo di rendere i centri urbani più vivibili e meno congestionati.
Sono previsti incentivi per l’agricoltura di precisione e il turismo esperienziale delle aree interne e montane, garantendo l’accesso ai mercati e ai servizi digitali. L’obiettivo ambizioso è la neutralità carbonica entro il 2050, con tappe intermedie al 2030 che prevedono una drastica riduzione delle emissioni e un potenziamento delle energie rinnovabili (geotermia, solare ed eolico off-shore). Anche le filiere toscane evolvono verso l’economia circolare e la digitalizzazione.
La moda, per esempio, mantiene un focus su tracciabilità e sostenibilità dei materiali. L’agroalimentare riduce gli sprechi idrici e chimici tramite le biotecnologie.
Il turismo deve basarsi sulla digitalizzazione dell’offerta e sulla valorizzazione di percorsi alternativi per aumentare la spesa media e ridurre l’impatto ambientale.
Giovani competenze: il capitale umano
Il successo regionale dipenderà dalla capacità di trattenere i talenti. Programmi come Giovanisì e Talenti in azione mirano a colmare il mismatch tra domanda e offerta, puntando su competenze digitali e green.
Si registra inoltre una spinta verso la democrazia economica, incentivando l’imprenditorialità attraverso il modello cooperativo. Infine, investimenti massicci in laboratori innovativi mirano a preparare le nuove generazioni a scenari lavorativi fluidi, dove la capacità di apprendimento continuo diventa la competenza principale.
Il ruolo degli ITS e delle scuole di mestiere
La Toscana ha risposto alla necessità di nuove competenze potenziando l’integrazione tra istruzione e impresa. Il sistema degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) rappresenta il fulcro della formazione specialistica. In Toscana vantano tassi di occupazione post-diploma vicini al 90%. Esempi chiave sono l’ITS MITA (Made in Italy Tuscany Academy) per la moda a Scandicci e l’ITS Prime per la meccanica e la meccatronica.
Grandi gruppi (come Gucci, Ferragamo o Prada) hanno creato proprie scuole interne per trasmettere il “segreto del mestiere”. Questo modello si sta estendendo anche ai distretti, creando dei laboratori formativi diffusi dove le competenze passano fisicamente dai maestri d’arte agli apprendisti.
Toscana produttiva:
l’evoluzione dei distretti industriali
Il modello tradizionale del distretto industriale – basato sulla prossimità fisica di piccole imprese specializzate – sta lasciando il posto a quello dei “Distretti Tecnologici” e degli “Ecosistemi dell’Innovazione”, veri e propri nodi di una rete globale.
Le imprese distrettuali non condividono più solo i fornitori, ma infrastrutture tecnologiche (Cloud, Big Data) e centri di ricerca.
Molte aziende meccaniche toscane (specialmente nel settore cartario di Lucca o del marmo di Carrara) stanno passando dalla vendita del prodotto alla vendita del servizio, integrando sensori IoT per la manutenzione predittiva. Inoltre, la Toscana ha riorganizzato la propria capacità produttiva attorno a nuclei di eccellenza che integrano università e imprese e reti di impresa. Ecco alcuni esempi: Polo della Moda (Scandicci – Empoli – Prato) e la sua evoluzione verso il “Green Fashion”. Prato non è più solo un centro di produzione, ma l’hub europeo del riciclo tessile; Polo Cartario di Lucca e la sua focalizzazione sull’efficienza energetica e sull’economia circolare, con il recupero dei fanghi di cartiera per nuovi materiali edilizi; Polo delle Scienze della Vita (Siena – Pisa) e la sua trasformazione in un ecosistema per il biopharma e la telemedicina. Sempre a Pisa ha sede Artes 4.0, il centro di competenza dedicato alla robotica e all’intelligenza artificiale, che permette ai distretti tradizionali di accedere a tecnologie complesse; Polo della Nautica di Viareggio e Livorno, che sta passando alla produzione di yacht a basso impatto e alla digitalizzazione della logistica portuale.




