Progettare il futuro: per Ecoprogetti la sostenibilità è una scelta culturale prima ancora che tecnologica
Efficienza energetica, sostenibilità e qualità della vita sono oggi sfide sempre più intrecciate. In questo scenario, Ecoprogetti S.r.l. S.T.P. si è affermata come una realtà capace di accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni in un percorso che va oltre la progettazione impiantistica, trasformando l’innovazione in valore per il territorio. In questa intervista, il CEO Simone Gualandi racconta come competenze, visione e cultura della sostenibilità possano diventare leve strategiche per affrontare le trasformazioni del presente e costruire il futuro.
Ecoprogetti è una società di ingegneria che da oltre vent’anni accompagna imprese, pubbliche amministrazioni e privati nei percorsi legati alla transizione energetica e alla sostenibilità. Fondata e guidata da Simone Gualandi, progettista termotecnico e Project Manager con una consolidata esperienza nei settori dell’efficienza energetica e della qualità dell’aria indoor, l’azienda opera in tutta Italia offrendo servizi integrati che spaziano dalla progettazione impiantistica alla consulenza energetica, dalle fonti rinnovabili ai bilanci di sostenibilità.
Con un approccio che mette al centro persone, innovazione e responsabilità ambientale, Ecoprogetti sviluppa soluzioni su misura capaci di coniugare prestazioni, risparmio energetico e valore per il territorio. Un impegno concreto che, solo negli ultimi quattro anni, ha consentito di evitare l’emissione in atmosfera di oltre 1.000 tonnellate di CO₂, confermando la sostenibilità come motore di crescita e competitività.
Accanto all’attività di progettazione, Ecoprogetti promuove il confronto tra i protagonisti della filiera edilizia coordinando, insieme agli organizzatori della Fiera SAIE di Bari e Bologna, l’Arena SAIE Lab Comfort e Finiture, uno spazio dedicato alla condivisione di competenze, esperienze e innovazione.
Negli ultimi vent’anni Ecoprogetti ha accompagnato imprese e pubbliche amministrazioni nei percorsi di efficientamento energetico e sostenibilità. Come è cambiato il ruolo del progettista in questo periodo e quali competenze ritiene oggi indispensabili per affrontare una transizione energetica che richiede una visione sempre più integrata tra tecnologia, ambiente e benessere delle persone?

«Negli ultimi vent’anni il settore dell’efficienza energetica e della sostenibilità ha vissuto una profonda evoluzione. Se un tempo un unico professionista poteva seguire trasversalmente i diversi aspetti di un progetto, oggi la crescente complessità normativa e tecnologica impone competenze sempre più specialistiche. L’approfondimento richiede studio, esperienza e aggiornamento continuo, rendendo indispensabile il lavoro di un team multidisciplinare.
Il ruolo del progettista, però, non è quello di decidere al posto del cliente, ma di metterlo nelle condizioni di compiere scelte consapevoli. Il compito del tecnico è illustrare le opportunità offerte dalle tecnologie disponibili, evidenziandone vantaggi e criticità, per individuare la soluzione più adatta alle esigenze di imprese, pubbliche amministrazioni e privati.
Oggi, inoltre, l’efficienza energetica non può più essere valutata solo in termini di consumi o riduzione delle emissioni. Sempre più spesso entrano in gioco aspetti legati al benessere delle persone, come la qualità dell’aria e il comfort negli ambienti di lavoro, elementi che incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla produttività.
È proprio per rispondere a questa crescente complessità che Ecoprogetti ha scelto di investire nella costruzione di un gruppo di professionisti altamente specializzati. Il mio ruolo è quello di coordinare e rappresentare l’azienda, ma sono le competenze specifiche di ciascun collaboratore a consentirci di offrire ai clienti risposte qualificate e realmente efficaci».
Oggi non si parla più soltanto di edifici efficienti dal punto di vista energetico, ma anche di ambienti sani, confortevoli e capaci di migliorare la qualità della vita di chi li vive. In che modo temi come la qualità dell’aria indoor (IAQ), il comfort abitativo e la salubrità degli spazi stanno ridefinendo il modo di progettare edifici e impianti?
«Il primo passaggio necessario è di natura culturale. Molto spesso le persone non sono consapevoli dei rischi legati alla qualità dell’aria che respirano negli ambienti chiusi. Per questo è fondamentale partire da dati scientifici e oggettivi, come quelli forniti dall’Istituto Superiore di Sanità e dagli organismi che si occupano di tutela della salute pubblica, che evidenziano il legame tra ambienti insalubri e numerose problematiche per la salute.
Le conseguenze possono manifestarsi in modi diversi: esistono effetti immediati, dovuti all’esposizione a sostanze irritanti o inquinanti, ed effetti che si sviluppano nel tempo, frutto di un’esposizione prolungata a un’aria di scarsa qualità. È proprio da queste situazioni che derivano fenomeni come la cosiddetta sindrome dell’edificio malato, che può compromettere il benessere di chi vive o lavora in determinati spazi.
Per questo motivo oggi la progettazione non può limitarsi agli aspetti energetici o impiantistici, ma deve mettere al centro la salute delle persone. Prima ancora della tecnologia, è necessario diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza di piccoli gesti quotidiani, come garantire un corretto ricambio d’aria, utilizzare prodotti adeguati per la pulizia e prestare attenzione alla qualità dell’ambiente domestico e lavorativo. Solo partendo da questa cultura della salubrità è possibile progettare edifici realmente sostenibili, efficienti e capaci di migliorare la qualità della vita».
L’evoluzione normativa, la digitalizzazione e l’introduzione di tecnologie sempre più avanzate stanno trasformando profondamente il settore dell’ingegneria impiantistica. Quanto conta oggi investire nella formazione continua e nell’aggiornamento professionale per mantenere elevati standard qualitativi e offrire ai clienti soluzioni realmente innovative e sostenibili?
«La formazione continua rappresenta oggi un elemento imprescindibile. Negli ultimi dieci anni il settore dell’impiantistica ha conosciuto un’evoluzione tecnologica senza precedenti, accompagnata da una crescente integrazione tra componenti elettroniche, informatiche e sistemi digitali. Un cambiamento che richiede competenze sempre più specialistiche e un costante aggiornamento professionale.
L’obiettivo, tuttavia, non è inseguire la complessità, ma progettare soluzioni tecnologicamente avanzate che siano al tempo stesso semplici, affidabili e facilmente manutenibili. La vera innovazione consiste nel saper individuare, insieme al cliente, le tecnologie più adatte, privilegiando impianti efficienti, durevoli e capaci di ridurre anche i costi di gestione nel lungo periodo.
Anche l’intelligenza artificiale è destinata a modificare profondamente il settore. Oggi il suo impatto nell’impiantistica tradizionale è ancora limitato, ma in prospettiva potrà offrire un contributo decisivo soprattutto nella manutenzione predittiva, consentendo di prevenire guasti e ottimizzare le prestazioni degli impianti. Siamo di fronte a una trasformazione che non possiamo ignorare. Le aziende possono scegliere se farne uno strumento di crescita e innovazione oppure subirla, con il rischio di perdere competitività».
Ecoprogetti affianca le aziende non solo nella progettazione energetica, ma anche nella redazione di piani e bilanci di sostenibilità, trasformando dati tecnici in strumenti strategici per la crescita. Quanto è importante aiutare le imprese a considerare la sostenibilità non come un semplice adempimento normativo, ma come un fattore di competitività e creazione di valore nel lungo periodo?
«Il bilancio di sostenibilità può essere interpretato in due modi: come un semplice obbligo normativo oppure come un’opportunità strategica per ripensare il futuro dell’impresa. La vera differenza sta nell’approccio. Se viene inserito all’interno di una visione di lungo periodo, diventa uno strumento capace di orientare le scelte aziendali, pianificare gli investimenti e rafforzare la competitività nei prossimi dieci o vent’anni.
La sostenibilità, prima ancora che una questione tecnica, rappresenta infatti una sfida culturale. Per troppo tempo lo sviluppo industriale ha sottovalutato gli effetti delle attività umane sull’ambiente; oggi le imprese hanno l’occasione di contribuire a un cambiamento concreto, trasformando responsabilità e innovazione in valore.
Un esempio significativo è quello del buco dell’ozono: grazie a strategie condivise e interventi coordinati a livello internazionale, negli ultimi anni il suo progressivo ampliamento è stato arrestato e le prospettive indicano un graduale ritorno alla normalità nei prossimi decenni. È la dimostrazione che quando esiste una pianificazione strategica accompagnata da scelte responsabili, i risultati arrivano. Per questo è importante raccontare anche le buone notizie: sono la prova che il cambiamento è possibile».
Ecoprogetti è parte del Consorzio Pistoia Basket, una realtà che mette in relazione imprese accomunate dal desiderio di contribuire allo sviluppo del territorio anche attraverso lo sport. Che valore attribuisce a questo modello di collaborazione tra aziende e quale ruolo possono avere reti come il Consorzio nel favorire innovazione, crescita economica e rafforzamento del legame con la comunità locale?
«Fin dall’inizio ho visto un forte parallelismo tra il mondo dell’impresa e quello dello sport. In entrambi i casi il successo nasce dal gioco di squadra: ci sono persone con ruoli diversi, obiettivi condivisi e la volontà di lavorare insieme per raggiungere traguardi comuni. È la stessa dinamica che si vive ogni giorno in azienda, quando si affrontano nuove sfide, si entra in nuovi mercati o si cerca di conquistare nuovi clienti.
Lo sport, inoltre, insegna che anche le difficoltà e le sconfitte rappresentano occasioni di crescita. Osservare una squadra nei momenti più complessi offre spunti preziosi su resilienza, capacità di reagire e spirito di gruppo, valori che trovano una naturale applicazione anche nel contesto imprenditoriale.
Far parte del Consorzio Pistoia Basket significa estendere questo concetto di squadra oltre i confini della propria azienda. Vuol dire entrare in una rete di imprenditori che condividono esperienze, competenze e opportunità, creando collaborazioni che difficilmente nascerebbero operando da soli. È proprio questo il valore aggiunto del Consorzio: mettere in relazione persone e imprese, favorendo nuove sinergie capaci di generare crescita economica e sviluppo per tutto il territorio».




