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Reindustrializzazione della Toscana: la sfida si gioca su innovazione, lavoro ed energia

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Reindustrializzazione della Toscana: il policy paper di Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto analizza il futuro dell’economia regionale. Al centro, una politica industriale capace di trattenere ricerca e centri decisionali, rafforzare le filiere e trasformare le competenze in nuove opportunità produttive.

La Toscana può continuare a produrre ed esportare e, allo stesso tempo, perdere terreno sul piano industriale. Il rischio emerge quando sul territorio rimangono gli stabilimenti, mentre si spostano altrove le attività che generano maggiore valore: ricerca, progettazione, gestione dei marchi, controllo dei dati e scelte strategiche.

È questa una delle chiavi di lettura del policy paper Un anno dopo il Manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana. Bilancio e prospettive, firmato da Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto e presentato questo pomeriggio a Palazzo Buontalenti.

A un anno dal Manifesto, gli autori individuano una maggiore attenzione verso la politica industriale regionale. Il passaggio decisivo, tuttavia, deve ancora consolidarsi: tradurre il dibattito in interventi selettivi, coordinati e misurabili, capaci di accompagnare la trasformazione del sistema produttivo.

La posta in gioco riguarda la qualità della crescita. Dalla capacità di sviluppare attività innovative dipendono anche salari, occupazione qualificata e opportunità per i giovani. Per questo il paper propone di affrontare insieme questioni spesso gestite separatamente: investimenti, formazione, energia, servizi pubblici e sicurezza degli approvvigionamenti.

Il rischio di perdere il controllo delle filiere

Il documento distingue tre forme di deindustrializzazione. La prima è quella assoluta, riconoscibile nella riduzione delle imprese e degli addetti manifatturieri. La seconda è qualitativa: il sistema produttivo si concentra in comparti maturi o in difficoltà e fatica a sviluppare nuove specializzazioni.

La terza, definita funzionale, è meno immediatamente visibile. Le imprese continuano a operare, ma occupano posizioni subordinate in catene del valore guidate da centri decisionali esterni alla regione.

Per gli autori, quest’ultima rappresenta una criticità centrale. Una manifattura che perde il controllo su innovazione, marchi e accesso ai mercati rischia di avere meno autonomia, minore capacità di investimento e possibilità più limitate di offrire lavoro qualificato.

Il quadro toscano resta articolato. Il paper richiama le difficoltà del sistema moda e la maggiore tenuta di comparti come farmaceutica e macchinari. Questa polarizzazione suggerisce che gli strumenti di sostegno debbano adattarsi alle condizioni delle diverse filiere.

La reindustrializzazione richiede quindi di rafforzare le attività esistenti e creare spazio per nuove produzioni, nuove imprese e servizi avanzati strettamente collegati alla manifattura.

Giovani e competenze: il lavoro deve accompagnare gli investimenti

Il mercato del lavoro è uno dei punti più delicati dell’analisi. L’aumento dell’occupazione, osservano gli autori, può convivere con una crescita economica debole e con retribuzioni insoddisfacenti. Accade quando si espandono attività che producono poco valore per occupato.

In questo contesto, la difficoltà delle imprese a trovare personale si intreccia con la disoccupazione giovanile, lo scoraggiamento e la partenza di lavoratori qualificati. Domanda e offerta possono non incontrarsi anche perché le opportunità disponibili non corrispondono alle competenze e alle aspettative delle nuove generazioni.

Secondo il paper, l’età media dei lavoratori toscani ha raggiunto circa 46 anni, con un aumento di sette anni nell’arco di un trentennio. Il ricambio generazionale diventa così anche una questione di capacità innovativa.

Le proposte comprendono percorsi di affiancamento tra lavoratori esperti e nuovi ingressi, formazione costruita con le imprese e rafforzamento degli ITS. A queste misure si aggiungono servizi e interventi di welfare che favoriscano la conciliazione tra vita e lavoro.

Il collegamento con gli investimenti è essenziale. Formare persone per attività che non si sviluppano sul territorio può favorirne la partenza; introdurre nuove tecnologie senza aggiornare le competenze può limitarne i benefici. Politiche industriali e politiche del lavoro devono procedere insieme.

Finanziare la trasformazione delle PMI

Anche il capitale ha bisogno di rinnovarsi. Gli autori evidenziano il rallentamento degli investimenti dopo la crisi finanziaria del 2008, con conseguenze sull’ammodernamento del sistema produttivo.

La questione riguarda sia la quantità delle risorse sia la loro destinazione. Innovazione, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti richiedono finanziamenti capaci di sostenere progetti dagli esiti incerti e con tempi di ritorno più lunghi.

Per questo il paper invita ad ampliare gli strumenti disponibili alle piccole e medie imprese, affiancando al credito bancario capitale di rischio e forme alternative di finanziamento. Tra gli strumenti richiamati figurano private equity, minibond, crowdfunding e cessione dei crediti commerciali attraverso piattaforme digitali.

Le PMI, però, possono incontrare ostacoli nella conoscenza di questi strumenti e nella preparazione dei progetti. Alla Regione viene quindi attribuito un possibile ruolo di accompagnamento, attraverso le proprie strutture e istituzioni finanziarie.

L’obiettivo è rendere più accessibile il finanziamento della trasformazione industriale, favorendo l’incontro tra risorse disponibili e iniziative credibili.

Energia e geotermia come leve di competitività

Il costo e la disponibilità dell’energia incidono direttamente sulle prospettive della manifattura. Le tensioni internazionali rendono questo fattore ancora più strategico, soprattutto per i comparti che consumano grandi quantità di energia.

Il paper attribuisce alla Toscana un’opportunità specifica nella geotermia. La possibilità di una produzione continua e programmabile viene indicata come un vantaggio da integrare con lo sviluppo delle altre rinnovabili, dei sistemi di accumulo e delle infrastrutture elettriche.

Nella visione degli autori, questa risorsa potrebbe rafforzare il ruolo della regione nel sistema energetico nazionale e contribuire alla sicurezza delle forniture.

La realizzazione degli impianti, tuttavia, incontra complessità autorizzative e conflitti territoriali. Il documento propone di affrontarli con una programmazione più efficace, procedure più semplici e compensazioni capaci di rendere riconoscibili i benefici per le comunità coinvolte.

La transizione energetica diventa così parte integrante della politica industriale: influenza i costi di produzione, la continuità delle attività e l’attrattività del territorio per nuovi investimenti.

Intelligenza artificiale: dalla sperimentazione alla produttività

L’intelligenza artificiale è individuata come una delle principali leve per rinnovare il sistema produttivo. Le applicazioni considerate comprendono controllo qualità, manutenzione predittiva, analisi dei dati e ottimizzazione dei processi.

Il problema, secondo il documento, è la diffusione disomogenea di queste tecnologie. Le grandi imprese dispongono più facilmente delle competenze e delle risorse necessarie; per le realtà minori, costi, difficoltà organizzative e carenza di personale specializzato possono rallentare l’adozione.

La proposta è rafforzare gli ambienti di sperimentazione e i collegamenti tra imprese, università e centri di ricerca, anche attraverso parchi scientifico-tecnologici nei distretti manifatturieri.

Per una PMI, il valore dell’IA dipende dalla capacità di inserirla in un processo concreto e di verificarne i risultati. Il trasferimento tecnologico deve quindi accompagnare le imprese nell’individuazione dei problemi da risolvere, nell’adozione degli strumenti e nella formazione delle persone.

La presenza di ricerca di qualità rappresenta un punto di forza della Toscana. La sfida è trasformarla più diffusamente in innovazione utilizzabile dalle aziende.

Servizi pubblici e sanità: una componente della politica industriale

La produttività dipende anche dal funzionamento del territorio. Trasporti, acqua, gestione dei rifiuti e tempi amministrativi incidono sui costi e sull’organizzazione delle imprese.

Il paper dedica particolare attenzione alla disponibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti. Secondo gli autori, le carenze impiantistiche e il ricorso al trattamento fuori regione contribuiscono ad aumentare i costi del servizio, con effetti su famiglie e attività economiche.

La pubblica amministrazione può inoltre sostenere l’innovazione attraverso gli acquisti di beni e servizi. Il documento individua nella sanità un ambito particolarmente importante, grazie alla presenza regionale di competenze scientifiche e imprese attive nelle tecnologie mediche.

L’invecchiamento della popolazione e lo sviluppo dell’assistenza territoriale accrescono la domanda di dispositivi, strumenti di monitoraggio e soluzioni per la cura a distanza. Una domanda pubblica orientata alla qualità e all’innovazione può contribuire allo sviluppo di queste attività.

La capacità di tradurre i bisogni sanitari in progetti efficaci diventa quindi un’occasione sia per migliorare i servizi sia per rafforzare le filiere produttive.

Filiere più sicure e nuove possibilità per i distretti

La sicurezza degli approvvigionamenti occupa un posto centrale nell’impostazione del paper. Pandemia, conflitti e tensioni commerciali hanno mostrato quanto la continuità produttiva dipenda dalla disponibilità di componenti e materiali.

Gli autori propongono di valutare dove sia possibile accorciare le filiere e sviluppare produzioni locali strategiche. Per la farmaceutica, richiamano il tema della dipendenza da forniture esterne di principi attivi e le opportunità di rafforzamento della filiera.

Per la moda, l’attenzione si concentra anche sulla riconversione delle competenze. Alcune imprese fornitrici possiedono conoscenze meccaniche, chimiche e metallurgiche che potrebbero trovare applicazione in altri mercati.

Questa prospettiva richiede un lavoro di collegamento tra imprese, ricerca e grandi committenti. Il ruolo delle aziende capofila diventa decisivo per individuare fabbisogni, accompagnare i fornitori e rendere sostenibili nuove specializzazioni.

Aerospazio, robotica, tecnologie mediche e cybersecurity sono indicati tra gli ambiti su cui valorizzare il patrimonio produttivo e scientifico regionale.

Piombino e la preparazione del ciclo europeo 2028-2034

Una delle proposte più ambiziose riguarda Piombino. Gli autori suggeriscono di candidare il polo siderurgico a un percorso di accelerazione industriale collegato alle iniziative europee per la decarbonizzazione e la manifattura avanzata.

La prospettiva comprende acciaio a ridotte emissioni, riciclo dei metalli, filiera delle batterie e attività legate all’eolico offshore. A sostenerla dovrebbero essere infrastrutture integrate, disponibilità energetica, formazione e una gestione coordinata delle autorizzazioni.

Si tratta di un indirizzo proposto dal documento, che richiederebbe il coinvolgimento del governo e delle istituzioni europee. Il suo interesse risiede nella possibilità di collegare la riconversione di un’area industriale alle esigenze future delle filiere continentali.

Più in generale, il paper invita la Toscana a prepararsi per tempo alla programmazione europea 2028-2034 e alla fase successiva al PNRR. Gli autori propongono interventi con obiettivi intermedi e finali verificabili, una regia regionale e accordi territoriali che colleghino risorse, formazione, occupazione e riduzione delle emissioni.

La capacità di realizzare i progetti diventa il criterio decisivo: individuare priorità, assegnare responsabilità e controllare i risultati.

Una crescita fondata su efficienza, sostenibilità, sicurezza ed equità

Il percorso delineato dal paper si richiama al modello “ESSE”: Efficienza, Sostenibilità, Sicurezza ed Equità. Le quattro dimensioni definiscono una politica industriale che deve creare valore, ridurre le vulnerabilità e rendere socialmente sostenibile il cambiamento.

La trasformazione può infatti produrre nuove opportunità, ma anche mettere in difficoltà imprese, lavoratori e territori. Formazione, riqualificazione e servizi devono accompagnarla affinché il rinnovamento produttivo si traduca in prospettive concrete.

Per la Toscana, la sfida dei prossimi anni sarà trattenere e sviluppare le funzioni che determinano il futuro delle filiere: ricerca, competenze, capacità progettuale e decisioni di investimento. È su queste basi che la reindustrializzazione può diventare un percorso di crescita duratura e offrire alle nuove generazioni ragioni per costruire il proprio futuro nella regione.

Fonte: Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto, “Un anno dopo il Manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana. Bilancio e prospettive”, RSC Policy Paper 2026/06, Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European University Institute, settembre 2026. Le analisi e le proposte esprimono le posizioni degli autori.

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