Da quasi quarant’anni Opera d’Arte Soc. Coop. rappresenta un modello virtuoso di progettazione culturale in Toscana, capace di unire gestione, didattica e ricerca.
Un impegno che mette al centro l’accessibilità e il legame tra patrimonio, territorio e comunità. Ne parliamo con la Presidente Marta Accallai, per approfondire visione, progetti e sfide future di una realtà in continua evoluzione.
Fondata a Firenze nell’aprile del 1987, Opera d’Arte si è affermata come una delle realtà più dinamiche della progettazione culturale in Toscana, costruendo nel tempo un modello che intreccia ricerca, divulgazione e sperimentazione. L’obiettivo è chiaro: rendere il patrimonio artistico accessibile a pubblici sempre più ampi, attraverso esperienze che privilegiano il contatto diretto con l’opera e valorizzano spazi, artisti e luoghi spesso fuori dai circuiti tradizionali.
Dalla gestione di complessi monumentali e musei a una vivace attività espositiva e didattica, fino ai progetti editoriali e ai percorsi educativi per l’infanzia, la cooperativa promuove una visione dell’arte come esperienza viva e partecipata. Un impegno che si traduce anche nella capacità di creare connessioni autentiche tra territorio, comunità e memoria, in un panorama culturale in continua trasformazione.
La cooperativa spazia dalla gestione museale alla didattica, fino alla ricerca e all’editoria: può descrivere i principali progetti e come riuscite a integrare queste diverse attività in un unico progetto culturale coerente?
«Oggi la nostra attività si concentra principalmente sulla gestione museale a tutto tondo, articolata su tre realtà diverse ma complementari. La più storica è il Museo Giuliano Ghelli di San Casciano in Val di Pesa, gestito in collaborazione con il Comune, dove affianchiamo alle attività espositive anche servizi integrati, come il supporto alla biblioteca.
Dal 2022 ci occupiamo inoltre dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, per la quale abbiamo progettato e strutturato ex novo il percorso di visita, in stretta collaborazione con la comunità monastica e con la soprintendenza, introducendo anche servizi fondamentali come la biglietteria e l’organizzazione delle visite guidate.

Più recentemente, da gennaio 2026, abbiamo assunto la gestione del museo e del planetario della Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze, un contesto diverso, di ambito scientifico, che rappresenta per noi anche un ritorno alle origini. Qui curiamo sia gli aspetti organizzativi sia il coordinamento delle professionalità coinvolte, come gli astrofisici per le attività del planetario.
Accanto alla gestione, portiamo avanti attività didattiche rivolte a scuole e gruppi, soprattutto nel territorio tra Firenze e Siena. Il filo conduttore resta quello che guida la cooperativa fin dalla sua nascita: adattare ogni progetto alle specificità del luogo e del committente, costruendo un’offerta culturale coerente ma flessibile, capace di rispondere a contesti anche molto diversi tra loro».
In che modo Opera d’Arte contribuisce a rafforzare il legame tra comunità, territorio e patrimonio artistico, soprattutto in un contesto culturale sempre più omologato?
«Siamo molto consapevoli del rischio di omologazione culturale e per questo lavoriamo su più livelli. Innanzitutto, scegliamo di coinvolgere collaboratori che vivono nei territori in cui operiamo: non è solo una scelta organizzativa, ma un modo concreto per rispettare e conoscere a fondo il contesto locale. Si tratta di professionisti qualificati che, proprio perché radicati sul territorio, riescono a instaurare un rapporto più autentico con i luoghi e le comunità.
Un altro aspetto fondamentale è l’ascolto della committenza, che rappresenta un punto di vista interno e prezioso, essendo parte integrante di quel territorio. A questo si aggiunge l’attenzione ai diversi pubblici: distinguiamo tra visitatori locali e turisti, che hanno esigenze e aspettative differenti, e cerchiamo di costruire esperienze adeguate a ciascuno di loro.
In contesti particolari, come quello dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, consideriamo anche la presenza della comunità monastica e dei fedeli, integrando la dimensione della visita culturale con quella spirituale. È proprio questo equilibrio tra ascolto, radicamento e attenzione alle diverse identità che ci permette di rafforzare il legame tra comunità, territorio e patrimonio».
Avvicinare pubblici diversi all’arte è uno dei vostri obiettivi centrali: quali strategie adottate per rendere l’esperienza artistica accessibile e coinvolgente per tutte le età?
«Per avvicinare all’arte pubblici diversi lavoriamo su proposte calibrate in base ai destinatari, costruendo attività ed eventi specifici per fasce d’età e tipologie di pubblico. Nei musei e al planetario, ad esempio, programmiamo iniziative mirate, così come laboratori didattici e visite guidate differenziate, perché ogni target ha esigenze e modalità di fruizione proprie.
Un’attenzione particolare è rivolta anche alla lingua: accanto all’italiano, proponiamo contenuti in inglese per rispondere a un pubblico sempre più internazionale. Allo stesso tempo utilizziamo strumenti come le audioguide – introdotte, ad esempio, all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore – con testi pensati per essere chiari, accessibili e adatti a diverse età.
Guardiamo con interesse anche alle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, che riteniamo possa diventare uno strumento utile soprattutto in ambito didattico, se utilizzata in modo consapevole.
Infine, fondamentale è la comunicazione: affianchiamo canali digitali come social e WhatsApp a strumenti più tradizionali, come la stampa, per intercettare pubblici differenti. L’obiettivo è costruire un’esperienza inclusiva, capace di raggiungere davvero tutti, ciascuno con il linguaggio più adatto».
I vostri progetti educativi ed editoriali si rivolgono molto ai più giovani: quali strategie adottate per coinvolgere le nuove generazioni e quale ruolo immaginate per le nuove generazioni nel futuro della valorizzazione del patrimonio artistico?
«Abbiamo scelto di partire proprio dai più piccoli, con progetti educativi dedicati alla fascia 0-6 anni, per avvicinarli fin da subito all’arte, in particolare a quella del territorio in cui vivono. Spesso, infatti, sono gli stessi adulti a non conoscere il patrimonio locale: coinvolgere i bambini significa quindi attivare un processo che arriva anche alle famiglie e alla comunità.
Per rendere l’esperienza accessibile utilizziamo strumenti semplici e interattivi, come video in cui le opere “prendono vita” o attività creative come il disegno e il colore. L’arte, soprattutto per i più piccoli, ha bisogno di essere mediata e raccontata: non basta osservare, è importante fornire chiavi di lettura che aiutino a comprenderla.
In questo percorso un ruolo fondamentale è svolto anche dagli insegnanti, che diventano veicolo di diffusione e continuità dell’esperienza. L’obiettivo è costruire, nel tempo, una maggiore consapevolezza e un legame più profondo con il patrimonio artistico. Le nuove generazioni, in questa prospettiva, rappresentano i futuri custodi di questo patrimonio: educarle oggi significa garantire domani una tutela più attenta e partecipata».
Opera d’Arte è associata a Compagnie delle Opere Toscana, come siete venuti a conoscenza di questa realtà e quali valori condividete e come questa influisce sulla vostra attività?
«Opera d’Arte è associata alla Compagnia delle Opere da molti anni: è una realtà che ho ereditato, ma che ho subito sentito affine, condividendone pienamente la visione. La Cdo si distingue perché non riunisce le imprese per settore, ma per un comune modo di intendere il fare impresa, mettendo al centro la persona e il valore del territorio.
Tra gli aspetti più importanti c’è sicuramente la dimensione relazionale: la rete e il confronto tra imprenditori rappresentano un’opportunità concreta di crescita, sia umana che professionale. Partecipare a momenti di incontro ed eventi permette di entrare in contatto con esperienze diverse, spesso lontane dal nostro ambito, ma comunque stimolanti e fonte di ispirazione.
Allo stesso tempo, la Cdo offre visibilità alle attività della cooperativa, contribuendo alla loro diffusione attraverso i propri canali. In questo senso, la condivisione di valori come la cultura, la collaborazione e la valorizzazione del territorio si traduce in un supporto concreto al nostro lavoro e rafforza la capacità di fare rete, elemento fondamentale anche per promuovere e far conoscere il patrimonio culturale toscano.»




