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Navacchio, dove nascono le startup del futuro

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Il Polo Tecnologico di Navacchio è oggi il più grande Parco Tecnologico della Toscana e rappresenta uno dei principali punti di riferimento regionali per l’innovazione, il trasferimento tecnologico e lo sviluppo imprenditoriale

Nato per favorire il dialogo tra ricerca scientifica, impresa e nuove tecnologie, nel corso degli anni si è trasformato in un ecosistema dinamico in cui startup, aziende, professionisti, università e centri di ricerca convivono e collaborano, dando vita a nuove opportunità di crescita e sviluppo.

Più che un semplice spazio dedicato all’innovazione, il Polo si configura come un vero e proprio hub in cui idee, competenze e relazioni si incontrano per trasformarsi in progetti imprenditoriali concreti. Dall’incubazione di startup alla creazione di reti tra imprese, fino ai percorsi di accelerazione e supporto all’accesso ai capitali, il Polo svolge oggi un ruolo strategico per la competitività del territorio toscano e per la valorizzazione dell’innovazione.

Per approfondire il ruolo delle startup, le nuove sfide dell’imprenditorialità innovativa e il valore degli ecosistemi territoriali, abbiamo incontrato e intervistato la dott.ssa Silvia Marchini, responsabile dell’Area Startup e dell’Area Financing del Polo Tecnologico di Navacchio. Da anni impegnata nell’accompagnamento delle imprese emergenti, Marchini segue le startup lungo tutto il loro percorso di crescita e consolidamento, offrendo supporto strategico e operativo nei processi di sviluppo, accesso al mercato, networking e ricerca di opportunità di finanziamento.

Dott.ssa Marchini, il Polo Tecnologico di Navacchio ospita al suo interno anche un incubatore certificato MIMIT e accreditato dalla Regione Toscana: quali sono gli elementi distintivi che rendono questo ecosistema particolarmente attrattivo per startup innovative e talenti ad alto potenziale?

«Oggi il Polo rappresenta senza dubbio uno dei principali hub dell’innovazione in Toscana: un ecosistema in cui convivono quotidianamente start-up, PMI, università e centri di ricerca. È proprio questa dimensione ibrida a creare un ambiente favorevole alla crescita, grazie al confronto costante tra competenze diverse, esperienze e opportunità di mercato.

Per quanto riguarda nello specifico l’attività dell’incubatore, in oltre vent’anni di esperienza è stato sviluppato un modello che integra spazi dedicati, servizi specialistici, networking e supporto strategico. L’obiettivo è accompagnare le start-up soprattutto nella fase iniziale, lavorando anche con team che non hanno ancora costituito formalmente l’azienda, e seguirli nel loro percorso di crescita.

Il supporto offerto riguarda diversi aspetti: dalla definizione del business model alla ricerca dei primi capitali, dal monitoraggio delle attività all’assistenza per la partecipazione a bandi pubblici. Un ruolo centrale è svolto anche dalla creazione di reti e occasioni di contaminazione tra realtà diverse, favorendo la nascita di partnership industriali e tecnologiche.

Un ulteriore elemento di forza è il contesto territoriale. Il Polo ha sede a Navacchio, a circa dieci chilometri da Pisa, in un’area caratterizzata da competenze tecnologiche di altissimo livello. Questo permette alle start-up che nascono qui di inserirsi immediatamente in un ecosistema altamente qualificato e ricco di opportunità.»

Il Polo opera in un territorio unico, dove università, centri di ricerca e imprese convivono in stretta connessione. Quanto conta questa integrazione tra ricerca scientifica e mondo startup nella nascita di nuovi progetti imprenditoriali?

«L’aspetto della localizzazione territoriale è determinante. A Pisa, come in pochi altri contesti, convivono università di eccellenza, centri di ricerca e imprese innovative, creando un ecosistema particolarmente favorevole alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali. La presenza di istituzioni accademiche come la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore Sant’Anna, insieme all’ecosistema universitario pisano, contribuisce infatti a generare un terreno fertile per l’innovazione.

Molte start-up nascono proprio da percorsi di ricerca e da competenze scientifiche sviluppate in ambito accademico. Tuttavia, trasformare una tecnologia in un’impresa non è un passaggio automatico: servono competenze manageriali, conoscenza del mercato, la capacità di costruire modelli di business sostenibili e di attrarre investimenti. È in questa fase che gli incubatori possono fare la differenza.

Fin dalla nascita dell’incubatore, nel 2003, sono stati accolti numerosi team provenienti dal mondo universitario, spesso caratterizzati da elevate competenze tecnologiche ma con minore esperienza sul piano manageriale. In questi casi, l’incontro tra ricerca scientifica e imprenditorialità diventa essenziale perché accelera il trasferimento tecnologico e riduce la distanza tra innovazione e mercato.

Oggi questo modello di integrazione è ancora più strategico alla luce delle nuove sfide legate all’intelligenza artificiale, alla cyber security e alla manifattura avanzata: ambiti che richiedono contaminazione tra discipline, competenze e professionalità differenti. È difficile immaginare che piccoli team possano affrontare da soli processi così complessi.

Per questo i territori capaci di favorire il dialogo tra università, ricerca e imprese saranno sempre più competitivi. In questo percorso il Polo, insieme alle aziende e all’incubatore, si è trasformato negli anni in una vera comunità imprenditoriale dinamica, dove competenze professionali e relazioni umane contribuiscono a generare valore e nuove opportunità di sviluppo.»

Attraverso iniziative come Call4Startup, programmi Booster e percorsi di incubazione virtuale, il Polo accompagna le imprese emergenti lungo tutto il percorso di crescita. Quali sono oggi le principali esigenze delle startup che si rivolgono alla vostra Area Startup?

«Le esigenze delle start-up non sono tutte uguali e cambiano in base alla fase di sviluppo e al settore di appartenenza. Tuttavia, tra le necessità più ricorrenti emerge innanzitutto il tema dell’accesso al mercato. Questo aspetto riguarda in particolare le realtà che nascono in ambito universitario: spesso dispongono di competenze tecnologiche molto avanzate, ma incontrano difficoltà nel validare il prodotto, raggiungere i primi clienti e costruire partnership strategiche.

Per questo motivo il Polo e l’incubatore investono molto nella creazione di connessioni, favorendo il networking con imprese più strutturate, stakeholder del territorio e attori dell’ecosistema dell’innovazione, con l’obiettivo di costruire un ambiente favorevole alla crescita delle nuove imprese.

Un secondo tema centrale è quello dell’accesso ai capitali. Le esigenze variano naturalmente a seconda del settore: una start-up che sviluppa software o applicazioni ha bisogni differenti rispetto a una realtà che opera nel settore Medical Technology (MedTech), ma la necessità di reperire risorse finanziarie rimane comune. In questo contesto diventa fondamentale accompagnare i team nella relazione con gli investitori, aiutandoli a costruire pitch efficaci, presentazioni credibili e strategie adeguate di fundraising.

Un elemento che incide in modo significativo nelle valutazioni degli investitori è infatti la qualità del team: oltre all’idea e all’innovazione tecnologica, contano competenze, visione e capacità imprenditoriali. Proprio per questo il ruolo dell’incubatore è anche quello di affiancare founder e team nella trasformazione del valore tecnologico in una proposta imprenditoriale chiara, comprensibile e attrattiva per il mercato.

Spesso, infatti, le start-up provenienti da percorsi altamente tecnici utilizzano linguaggi molto specialistici; il lavoro dell’Area Startup consiste quindi anche nel tradurre quell’innovazione in un progetto capace di dialogare efficacemente con clienti, partner e investitori.»

Uno degli aspetti più strategici del Polo sembra essere la capacità di creare connessioni tra startup, investitori, corporate e centri di ricerca. In che modo questo network contribuisce concretamente ad accelerare lo sviluppo delle giovani imprese innovative?

«Oltre alla creazione di connessioni tra imprese, investitori e centri di ricerca, un elemento sempre più strategico riguarda lo sviluppo delle competenze trasversali. Le startup oggi si trovano infatti a confrontarsi fin dalle prime fasi con temi complessi come la sostenibilità economica, la tutela della proprietà intellettuale e l’impatto delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale.

Per questo motivo diventa sempre più importante costruire percorsi di accompagnamento meno standardizzati e maggiormente personalizzati, capaci di rispondere alle reali esigenze delle singole imprese e di supportarle nei passaggi più critici del loro sviluppo.

Un altro aspetto che emerge con forza è la crescente richiesta di confronto e di appartenenza a una comunità imprenditoriale. Si tratta di un tema sul quale il Polo lavora da sempre e che rappresenta oggi uno dei principali fattori di accelerazione per le giovani imprese innovative. Entrare in un ecosistema in cui condividere esperienze, confrontarsi con altri founder e apprendere dai percorsi già affrontati da altre realtà costituisce infatti un valore concreto per la crescita.

Questo scambio non solo favorisce nuove opportunità e collaborazioni, ma aiuta anche le startup a sviluppare maggiore consapevolezza sul proprio percorso. In alcuni casi significa confermare la direzione intrapresa, in altri riconoscere la necessità di cambiare rotta e avere il coraggio di rivedere il progetto iniziale, perché non sempre l’idea di partenza coincide con la soluzione più efficace per il mercato.»

Il Polo Tecnologico di Navacchio viene definito sempre più come un “acceleratore di innovazione” e non soltanto come uno spazio fisico. Qual è la vostra visione sul ruolo che le startup avranno nei prossimi anni per la competitività del territorio toscano e del Made in Italy?

«Le startup continueranno ad avere un ruolo strategico per la competitività del territorio e per il futuro del Made in Italy. Rappresentano infatti uno dei principali motori dell’innovazione, perché nella loro natura è insita la sperimentazione, la trasformazione tecnologica e la capacità di introdurre nuovi modelli di sviluppo.

In un contesto economico e tecnologico in continua evoluzione, la capacità di innovare rapidamente sta diventando un fattore sempre più determinante, non solo per le giovani imprese ma anche per le aziende tradizionali e maggiormente strutturate. In molti casi, soprattutto per avviare percorsi di innovazione, risulta più efficace collaborare con realtà più piccole ma altamente dinamiche, piuttosto che sviluppare internamente tutti i processi di ricerca e sviluppo.

È proprio in questa prospettiva che il futuro competitivo dei territori dipenderà dalla capacità di costruire ecosistemi in cui startup, imprese consolidate, ricerca e innovazione possano dialogare e collaborare.

La Toscana dispone già di elementi molto solidi: un tessuto ricco di startup, imprese tradizionali e filiere produttive di rilievo, come quella della Naval Engineering e della nautica, che rappresentano asset importanti per lo sviluppo economico regionale. Tuttavia, affinché questo potenziale possa tradursi in crescita concreta, è necessario rafforzare i meccanismi che sostengono il trasferimento tecnologico e l’innovazione.

In questo scenario, il ruolo degli incubatori e dei parchi tecnologici diventa centrale: creare connessioni tra idee, competenze e mercato, favorire il dialogo tra mondi diversi e accompagnare la trasformazione dell’innovazione in valore economico e territoriale. È questa funzione di collegamento che permette di accelerare i processi innovativi e rafforzare la competitività del territorio nel lungo periodo.»

Considerando l’evoluzione delle comunità straniere presenti nel territorio toscano, come quella cinese con nuove generazioni sempre più orientate all’imprenditorialità, ricevete richieste o collaborazioni da parte di imprese e professionisti non italiani che conoscono la vostra realtà?

«L’attività del Polo si rivolge oggi principalmente a realtà italiane, con un bacino di riferimento concentrato soprattutto in Toscana, pur collaborando anche con startup provenienti da altre regioni del Paese.

Le esperienze internazionali esistono, ma restano al momento episodiche e legate prevalentemente a progetti sviluppati in ambito europeo. In particolare, queste collaborazioni nascono spesso attraverso iniziative condivise con il mondo accademico, ad esempio con percorsi collegati all’Università di Pisa, che favoriscono il contatto con team di ricerca e startup non italiane.

In questi contesti vengono avviati percorsi di accompagnamento e supporto che permettono di confrontarsi con realtà internazionali e con ecosistemi innovativi differenti. Tuttavia, l’operatività oltre i confini nazionali rimane ancora limitata e non rappresenta, ad oggi, il nucleo principale dell’attività, che continua a svilupparsi prevalentemente a livello regionale e nazionale.»

 

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Immagine di Aurelio Patella
Aurelio Patella
Aurelio Patella è un giornalista e regista, esperto in comunicazione e produzione artistica, con competenze in interviste, contenuti editoriali e regia di eventi televisivi, teatrali e aziendali

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