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Museo de’ Medici presenta l’Ultima Cena

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Museo de’ Medici presenta l’Ultima Cena da Leonardo a Ghirlandaio a Cavallini a cura di Maria Anna Di Pede

Nel cuore della città, il Museo de’ Medici accoglie un nuovo e significativo capitolo nel dialogo tra arte e spiritualità, ospitando nel refettorio dell’ex monastero di Santa Maria degli Angeli (che conserva l’affresco con l’Ultima Cena di Ridolfo del Ghirlandaio) l’Ultima Cena in bronzo di Sauro Cavallini, affiancata dal disegno preparatorio e dal dipinto Ecce Homo. “E’ un onore essere qui – dichiara Teo Cavallini, presidente del Centro Studi Cavallini di Fiesole – per inaugurare un progetto espositivo che non è solo una mostra, ma un vero e proprio colloquio tra epoche, tecniche e sensibilità diverse. Siamo nelle prestigiose sale del Museo de’ Medici con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Città Metropolitana, Comune di Vinci e Comune di Fiesole unitamente ai preziosi contributi offerti da Unicoop Firenze e Toyota Material Handling per far incontrare il Rinascimento di Ridolfo del Ghirlandaio e Leonardo da Vinci, con l’anima tormentata e vitale di mio padre, Sauro Cavallini”.

L’opera esposta è il più grande dei tre bozzetti conservati presso il Centro Studi Cavallini e rappresenta una tappa fondamentale di un progetto monumentale del maestro: una scultura di dimensioni imponenti, attualmente in gesso e acciaio a grandezza naturale (14 x 6,5 metri), realizzato tra il 1988 e il 1992, e ancora oggi in attesa di finanziamento per la fusione in bronzo e la sua definitiva collocazione. Il percorso è arricchito dalla presenza del disegno preparatorio del 1979 e da materiali d’archivio che restituiscono la complessità del pensiero dell’artista, offrendo una chiave di lettura intima e universale dell’opera.

Nella visione di Cavallini, l’Ultima Cena si trasforma in un’immagine simbolica e contemporanea, lontana dalla sola dimensione narrativa per aprirsi a una riflessione sull’umanità e sul destino collettivo: un convito ideale in cui il Dio dell’Amore riunisce i popoli della terra in un orizzonte di pace possibile. È in questa tensione etica e spirituale che si concentra l’intera ricerca dell’artista, orientata a indagare l’essenza profonda dell’essere umano attraverso un linguaggio capace di coniugare forza plastica e intensità espressiva. “L’ultima Cena è una delle poche opere di soggetto sacro realizzate dell’artista – afferma Maria Anna Di Pede, direttore del Centro Studi Sauro Cavallini – ed è quella che meglio dimostra la sua capacità di esprimere gli stati d’animo attraverso la sintesi del modellato e il trattamento della materia. Del resto la fonte di ispirazione prediletta per lo scultore è stata l’opera di Leonardo da Vinci, lo studio dei cosiddetti moti dell’animo, dei sentimenti espressi con naturalezza e autenticità”.

Per sottolineare tali relazioni sarà esposta una selezione di calcoragrafie cinquecentesche raffiguranti il cenacolo vinciano presenti in volumi della biblioteca del Museo de’ Medici. “L’opera di Sauro Cavallini – ribadisce Sara Taglialagamba, Direttore della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti – eredita dai grandi maestri la raffinatezza e l’eleganza dei Cenacoli fiorentini per poi catturare le emozioni nello stesso modo coreografico e strutturato come avrebbe fatto Leonardo. La scuola toscana rivive dunque in un’opera contemporanea rivelando come il genio di Cavallini sapeva far esplodere il suo talento, spesso spericolato e senz’altro monumentale, forgiandolo nel ricordo degli artisti toscani”.

L’allestimento, inserito in uno dei luoghi più suggestivi della città, rinnova il confronto tra epoche e linguaggi, mettendo in relazione la misura rinascimentale di Ghirlandaio e Leonardo con la visione universale e profondamente contemporanea di Cavallini. Ne emerge un dialogo serrato tra passato e presente in cui arte, storia e spiritualità si intrecciano in un equilibrio carico di significati, restituendo al pubblico un’esperienza di forte impatto visivo e simbolico. “Tra il dinamismo di Leonardo e il silenzio liturgico del Ghirlandaio esiste una frattura: è lì che si inserisce l’opera di Sauro Cavallini. Egli riapre quella ferita storica e la proietta nel nostro tempo, trasformando la Cena in un’immagine universale dell’umanità davanti al proprio destino. In un’epoca di parole dure e conflitti aperti, questo ritorno al gesto evangelico non è un rifugio nella memoria, ma un richiamo alla responsabilità e alla misura. È una linea profondamente medicea: dove l’arte non consola, ma interroga. Con questa mostra, l’Ultima Cena di Cavallini smette di essere un omaggio al passato per diventare, finalmente, un’opera del nostro presente” spiega Samuele Lastrucci, direttore del Museo de’ Medici.

L’aspetto più interessante di questo progetto risiede nel confronto diretto con l’affresco di Ridolfo del Ghirlandaio: se nel Rinascimento l’Ultima Cena era ordine, prospettiva e simmetria divina, nella visione di Cavallini diventa un’esplosione di umanità; l’artista non cercava la perfezione della forma, ma la verità del sentimento. Queste tematiche saranno trattate in una conferenza nell’ex chiesa del Monastero di Santa Maria degli Angeli con relazioni di Maria Anna Di Pede (Direttore del Centro Studi Sauro Cavallini) e Sara Taglialagamba (Direttore della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti). “L’opera di Sauro Cavallini, inserita in un contesto così ricco di storia e significato, dimostra come l’arte sia ancora oggi uno strumento potente per interrogare il presente e riflettere sui valori universali dell’umanità. Iniziative come questa – dichiara Cristina Manetti, assessore alla cultura della Regione Toscana – confermano il ruolo centrale di Firenze e della Toscana come luoghi vivi di produzione culturale, capaci di custodire il passato e, allo stesso tempo, di generare nuove visioni. È inoltre particolarmente significativo che questo progetto metta al centro i temi della condivisione, della spiritualità e della pace, rendendo l’arte accessibile e partecipata, in linea con l’impegno delle istituzioni nel promuovere cultura come bene comune”.

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