Nel 2026 l’economia toscana si muove in equilibrio tra elementi di tenuta e nuove fragilità: crescono le esportazioni e il turismo, ma produzione industriale e mercato del lavoro mostrano segnali di rallentamento in un contesto globale incerto
L’economia toscana entra nel 2026 in una fase delicata, sospesa tra capacità di resistenza e segnali di rallentamento che riflettono un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da una dinamica più debole degli scambi globali. Il quadro che emerge è quello di un sistema che regge, ma senza slancio, dove convivono spinte positive e criticità strutturali.
Sul fronte produttivo, la manifattura ha chiuso il 2025 con un recupero parziale, riuscendo a riassorbire nell’ultimo trimestre le perdite accumulate durante l’anno. Tuttavia, l’avvio del 2026 ha riportato segnali di debolezza: la produzione industriale regionale registra una flessione dell’1,5% su base annua, confermando una dinamica ancora fragile e discontinua.
A sorprendere, in questo scenario, è invece la performance dell’export, che mostra una crescita decisamente più sostenuta rispetto al resto del Paese. Nell’ultimo trimestre del 2025 le esportazioni toscane sono aumentate del +24%, contro un +2,5% nazionale. Un risultato che, però, va letto con attenzione: a trainarlo sono soprattutto componenti straordinarie, come i metalli preziosi — cresciuti del +117% sull’anno — e il comparto farmaceutico, che ha registrato un incremento del +92,9%.
Depurando questi effetti, la crescita dell’export si ridimensiona ma resta comunque superiore alla media italiana, attestandosi al +12,6%. A sostenere questa dinamica contribuisce anche il recupero del sistema moda nella parte finale dell’anno, con performance positive per abbigliamento, maglieria, pelletteria e calzature. Più in difficoltà risultano invece altri comparti tradizionali, come l’agroalimentare, penalizzato dal calo delle esportazioni di olio, e alcune filiere industriali come carta, chimica e mobili.
Il commercio internazionale resta tuttavia fortemente esposto alle tensioni globali. L’introduzione dei dazi statunitensi ha inciso soprattutto sui settori meno integrati nelle catene del valore internazionali, modificando non solo i volumi esportati ma anche la composizione dell’offerta. In alcuni casi, la contrazione delle quantità è stata accompagnata da un aumento dei valori medi unitari, segnale di una selezione verso prodotti di fascia più alta e maggiormente resilienti sui mercati esteri.
Accanto all’export, è il turismo a rappresentare un altro pilastro di tenuta. Nel quarto trimestre del 2025 le presenze sono cresciute del +3,8% rispetto all’anno precedente, con un contributo significativo della componente internazionale (+4,9%). A trainare sono soprattutto i mercati asiatici, in particolare la Cina, e quelli dell’Europa orientale, mentre anche il Nord America continua a mostrare una crescita stabile.
La domanda interna, invece, appare più debole. I flussi turistici domestici crescono lentamente e mostrano segnali di difficoltà soprattutto nelle aree meno dinamiche del Paese. Anche dal punto di vista territoriale emergono differenze marcate: le città d’arte continuano a performare meglio, mentre le destinazioni costiere e collinari registrano una flessione delle presenze.
Il mercato del lavoro riflette questa fase di rallentamento. Nel 2025 si registra una riduzione diffusa degli avviamenti, pari al -3% complessivo, che coinvolge la maggior parte dei settori produttivi. Nell’industria la contrazione è più contenuta (-2,4%), con alcune eccezioni positive nel comparto moda, mentre costruzioni e terziario mostrano segnali di indebolimento più marcati, soprattutto nel commercio e nella logistica.
Nonostante ciò, l’occupazione complessiva non diminuisce, ma cresce con minore intensità: le nuove posizioni lavorative create passano da circa 37mila nel 2023 a meno di 15mila nel 2025, evidenziando un rallentamento significativo della dinamica occupazionale.
A questo si aggiunge l’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali, in particolare alla cassa integrazione straordinaria legata ai contratti di solidarietà. Un segnale che indica come molte imprese stiano gestendo una fase di debolezza prolungata della domanda, cercando di preservare l’occupazione senza ricorrere a riduzioni strutturali degli organici.
Nel complesso, la Toscana si conferma un sistema economico resiliente ma esposto a forti variabili esterne. Export e turismo continuano a sostenere l’attività, ma la loro dipendenza da fattori straordinari o da contesti internazionali instabili rende il quadro incerto. Industria e lavoro, pur senza segnali di crisi strutturale, mostrano un progressivo affievolimento della crescita.
La sfida per i prossimi mesi sarà trasformare questa fase di tenuta in una nuova traiettoria di sviluppo, rafforzando la capacità del sistema produttivo di innovare, diversificare e competere in uno scenario globale sempre più selettivo.




