Periodico sulle tendenze dell’Economia in Toscana

Toscana Innova: quando il territorio diventa innovazione

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Innovare per competere: il modello Toscana tra tecnologia e sostenibilità, dove il territorio è motore di sviluppo, la tecnologia acceleratore di crescita e le competenze la sfida decisiva. La visione di Giacomo Giannarelli, presidente di Toscana Innova

 Innovazione non significa soltanto tecnologia. Significa metodo, visione strategica e capacità di accompagnare le imprese in un cambiamento strutturale che oggi non è più rimandabile. In una regione come la Toscana, dove i distretti produttivi rappresentano da decenni un modello di eccellenza internazionale, la trasformazione passa dall’equilibrio tra tradizione manifatturiera e nuove competenze digitali, tra sostenibilità ambientale e competitività economica. Toscana Innova nasce dentro questo ecosistema e ne interpreta le evoluzioni, affiancando le imprese nei percorsi di innovazione tecnologica e ambientale, con uno sguardo che parte dal territorio ma si proietta sul mercato nazionale.

Giacomo Giannarelli, Toscana Innova nasce e opera in un contesto territoriale molto specifico: quanto conta il legame con il territorio nello sviluppo di progetti innovativi?

«Il legame con il territorio è fondamentale. La Toscana è una delle regioni più sviluppate del Paese, con distretti produttivi di eccellenza – dal tessile all’orafo, dal lapideo al cartario – che competono a livello internazionale. Operare in questo contesto significa confrontarsi quotidianamente con standard elevati e con una cultura industriale consolidata. Questo radicamento rappresenta una spinta continua a migliorare, ma anche un punto di partenza per esportare un metodo. L’approccio maturato in Toscana viene applicato anche oltre i confini regionali, con una crescente attenzione al mercato italiano e ai processi di internazionalizzazione».

Quali sono le principali resistenze che incontrate nelle PMI quando proponete percorsi di innovazione? C’è più paura del costo dell’innovazione o del cambiamento organizzativo che comporta?

Giacomo Giannarelli, presidente di Toscana Innova

«Negli ultimi anni abbiamo riscontrato una crescente apertura verso l’innovazione. Le PMI sono consapevoli che il cambiamento non è più opzionale. L’attenzione ai costi resta elevata, ma non rappresenta una chiusura pregiudiziale. Per questo affianchiamo alla consulenza tecnica un supporto strutturato nell’accesso alla finanza agevolata. Il contributo pubblico è sempre più determinante per sostenere investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale. Senza strumenti di incentivazione, molti progetti verrebbero rallentati. La vera criticità non è tanto la resistenza culturale, quanto la necessità di pianificare correttamente investimenti che hanno un impatto organizzativo significativo».

Come definirebbe oggi il concetto di innovazione per un’impresa italiana? È più tecnologia, modello di business o cultura aziendale?

«Oggi innovazione significa integrazione di questi tre elementi. La tecnologia è il motore, ma non basta introdurre nuovi strumenti se non cambia l’organizzazione aziendale. Allo stesso tempo, il modello di business deve evolvere per valorizzare gli investimenti. Un’impresa che adotta soluzioni Industria 4.0, automatizza le linee produttive o introduce sistemi robotici, avvia inevitabilmente un processo di analisi dei dati, digitalizzazione dei flussi e ottimizzazione delle risorse. Questo comporta anche un efficientamento energetico e una gestione più razionale delle materie prime. Innovazione, quindi, è un processo sistemico».

Intelligenza artificiale, digitalizzazione, economia circolare: quali di queste tecnologie o tendenze stanno davvero cambiando il tessuto imprenditoriale?

«L’intelligenza artificiale ha oggi l’impatto più immediato. È una tecnologia relativamente semplice da integrare e con tempi di ritorno dell’investimento molto rapidi. Può incidere non solo sulla produzione, ma anche sulle attività amministrative e gestionali. L’economia circolare richiede invece un approccio più strutturale. Significa ripensare prodotto, packaging, processo produttivo e intera filiera in ottica di Life Cycle Assessment. È un percorso più complesso, ma strategico: la competitività si gioca anche sulla capacità di ridurre i costi, valorizzare gli scarti e ottimizzare risorse materiali ed energetiche. L’efficientamento oggi è a 360 gradi: tempi di produzione, consumi, materiali, processi amministrativi».

Il vero problema oggi è la mancanza di tecnologia o di competenze?

«Il nodo principale riguarda le competenze. La tecnologia è disponibile, ma mancano profili qualificati, soprattutto nelle discipline tecnico-scientifiche. In diversi progetti di ricerca e sviluppo abbiamo riscontrato difficoltà nel reperire personale con laurea triennale o specialistica, requisito spesso richiesto dai bandi. Le imprese italiane continuano a eccellere grazie a competenze professionali maturate sul campo e a una forte specializzazione manifatturiera. Tuttavia, il sistema formativo tecnico-universitario necessita di un rafforzamento per sostenere la trasformazione in corso».

Come siete nati e quale sarà il vostro sviluppo?

«Toscana Innova nasce dall’iniziativa di due soci fondatori, uniti da un percorso personale e professionale condiviso fin dagli anni del liceo. Dopo una precedente esperienza imprenditoriale nel settore dell’ingegneria, è maturata la volontà di creare una struttura dedicata specificamente ai processi di innovazione e sostenibilità. Il nome richiama volutamente l’identità territoriale, vissuta come elemento distintivo. L’azienda è nata in Toscana, ma con una chiara vocazione nazionale. Negli ultimi anni la crescita è stata costante, con un incremento significativo del fatturato e il rafforzamento della struttura attraverso l’ingresso di figure senior e il consolidamento della rete di partner. L’obiettivo è proseguire lungo questa traiettoria, ampliando mercati e aree geografiche di intervento, mantenendo al centro metodo, competenza e visione strategica».

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Immagine di Simona Savoldi
Simona Savoldi
Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte dal 2008, collabora con Italia Economy occupandosi di innovazione e impresa. Dopo esperienze in redazioni di quotidiani, televisioni e magazine, affianca all’attività giornalistica quella di ufficio stampa, con particolare attenzione a startup, cultura e realtà emergenti.

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