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PramaTechnology: l’alta tecnologia parla toscano

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PramaTechnology, dall’idea alla produzione: l’alta tecnologia made in Italy parla toscano

Dalla progettazione di sistemi elettronici avanzati alla produzione industriale, Prama Technology ha costruito un modello integrato che unisce competenze multidisciplinari, controllo qualità interno e innovazione continua. Attiva in settori ad alta criticità come ferroviario, industriale, militare e ricerca, l’azienda accompagna i clienti dall’idea iniziale fino alla messa in produzione. 

Grazie a un approccio integrato, l’azienda garantisce affidabilità, flessibilità e rapidità nella realizzazione sia di prototipi sia di produzioni in serie. Certificata ISO9001 e partner di realtà di primo piano, Prama Technology si distingue per l’innovazione tecnologica, riconosciuta anche dall’“Innovation Awards 2020” di Intesa Sanpaolo. Al centro del suo lavoro c’è un team altamente qualificato e una forte attenzione alla qualità, alla ricerca e al supporto completo nella realizzazione di soluzioni elettroniche su misura. Ne abbiamo parlato con l’ing. Luca Cecchi, co-founder e CEO, per approfondire visione, strategia e prospettive di crescita.

Ing. Cecchi, la vostra storia nasce da competenze tecniche molto specifiche, dall’elettronica alla progettazione elettromagnetica. In che modo questa organizzazione multidisciplinare ha influenzato l’evoluzione di Prama Technology e la capacità di proporre soluzioni realmente innovative nei settori industriale e della ricerca?

Un approccio multidisciplinare che si traduce in un vantaggio competitivo concreto. È questa la caratteristica distintiva dell’azienda, che integra competenze trasversali – dalla progettazione alla produzione – in un unico flusso operativo. Il risultato? Prodotti pensati fin dall’origine per essere industrializzati.

«Quando sviluppiamo un prodotto, è già pronto per la produzione su scala industriale», spiega l’ing Cecchi. Un dettaglio tutt’altro che secondario in un mercato in cui spesso l’idea progettuale si scontra con i vincoli della fabbrica. Infatti, la conoscenza diretta dei processi produttivi – supportata dalla disponibilità interna dei macchinari – consente di ottimizzare fin da subito il ciclo di produzione, riducendo criticità e tempi di industrializzazione.

L’esperienza maturata in diversi settori, dalla meccanica ad ambiti ad alta specializzazione tecnologica, ha consolidato un know-how ampio e flessibile. Questo patrimonio di competenze permette all’azienda di affiancare il cliente sin dalle prime fasi, spesso ancora embrionali, del progetto. È proprio in questo passaggio che entra in gioco il valore aggiunto dell’azienda: accompagnare il cliente nella definizione della specifica, orientarlo nelle scelte tecnologiche e innovative, fino allo sviluppo completo del prodotto e alla sua messa in produzione. Il motto aziendale riflette questa filosofia operativa: partire da un’idea e trasformarla in un progetto concreto, pronto per il mercato. Una volta completato il percorso di sviluppo, la proprietà del progetto viene trasferita integralmente al cliente finale. Un modello che punta sulla partnership, con l’obiettivo di costruire soluzioni solide, industrializzabili e su misura.

Questo vostro modello, quali vantaggi competitivi vi offre e come incide sulla qualità e sull’affidabilità delle soluzioni?

L’azienda è nata realizzando progetti con produzioni medio-piccole, generalmente tra le dieci e le trenta unità al mese per tipologia di scheda. Questo perché, lavorando in settori come la ricerca o su tecnologie specifiche come gli impianti radar, la quantità di prodotti richiesti è spesso limitata. All’inizio ci occupavamo solo di progettazione, ma ci siamo scontrati con la difficoltà dei grandi produttori di schede elettroniche, che non interrompevano la loro produzione di massa per realizzare pochi pezzi, anche se di alto valore. Al contrario, i piccoli produttori offrivano qualità spesso insufficiente.

Abbiamo quindi scelto di posizionarci tra queste due realtà: utilizziamo tecnologie e macchinari tipici delle grandi produzioni, ma adattati per garantire alta qualità anche sulle piccole serie. Questo approccio ci consente di servire aziende importanti con produzioni ridotte, mantenendo standard elevati, e di espanderci verso settori come difesa e aerospazio, dove la qualità è fondamentale e l’innovazione tecnologica è sempre richiesta.

Negli ultimi anni avete investito in tecnologie avanzate come AOI 3D (Automated Optical Inspection 3D) dotate di intelligenza artificiale e sistemi di ispezione a raggi X. Qual è l’impatto concreto di queste tecnologie sui processi produttivi e sulla capacità di rispondere alle esigenze di mercati ad alta criticità come per esempio quello ferroviario?

Nei settori ferroviario e militare la qualità non è un’opzione, ma un requisito imprescindibile. È qui che l’azienda concentra una parte significativa dei propri investimenti, puntando su controlli avanzati e certificazioni di conformità in grado di garantire standard produttivi elevatissimi per i propri prodotti. L’obiettivo è assicurare affidabilità e sicurezza in ambiti dove il margine di errore è praticamente nullo, «Non ci limitiamo al solo collaudo finale», spiega Cecchi.

Se in molti casi il controllo qualità interviene solo a fine produzione per validare – o scartare – il prodotto finito, nei nostri processi le verifiche vengono integrate già nelle fasi intermedie di lavorazione. Una scelta strategica che consente di validare direttamente il ciclo produttivo e di intercettare eventuali criticità prima che si trasformino in difetti strutturali. Il controllo, quindi, non è solo uno strumento di verifica, ma diventa parte integrante della progettazione industriale. Un approccio che mira a garantire la qualità fin dall’avvio della produzione, riducendo rischi e non conformità.

La flessibilità nella gestione della “catena d’approvvigionamento” è diventata un fattore strategico, soprattutto in periodi di scarsità di componenti. Come siete riusciti a costruire una rete di fornitori che vi permette di rimanere competitivi e quali strategie adottate per anticipare le evoluzioni del mercato elettronico?

Progettando e producendo il prodotto internamente, siamo riusciti a adottare un approccio diverso e più flessibile. Negli ultimi anni, soprattutto nel periodo post-Covid, molti componenti elettronici sono diventati improvvisamente irreperibili. Anche oggi la situazione rimane instabile: i componenti possono essere disponibili, ma i loro prezzi variano molto rapidamente. Questo ci costringe a rivedere frequentemente le offerte, perché i costi delle materie prime – come oro e rame – cambiano con grande velocità. Si tratta di materiali fondamentali per la realizzazione dei prodotti finali, come le schede elettroniche, i connettori e altri componenti. Il nostro principale vantaggio è stato quello di poter reagire tempestivamente, infatti, anche nei periodi di carenza, eravamo in grado di riprogettare rapidamente le schede: quando un componente non era più disponibile, aggiornavamo il progetto sostituendolo con un’alternativa compatibile.

In questo modo non si sono mai verificati fermi produttivi, soprattutto per il cliente finale, che ha continuato a ricevere le schede elettroniche senza interruzioni. In pratica, adattavamo continuamente la progettazione e la programmazione dei dispositivi in base alla disponibilità dei componenti sul mercato.

Dalla progettazione di firmware embedded ai sistemi IoT (Internet of Things) e alle logiche programmabili, coprite un ventaglio tecnologico molto ampio. Quali sono oggi le aree di sviluppo più promettenti per Prama e come immaginate l’evoluzione delle vostre competenze nei prossimi anni?

Le nostre competenze riguardano il settore denominato “Power”, ovvero tutto ciò che concerne l’alimentazione e il controllo dei motori. Queste competenze, sempre più rare, sono tipiche di ingegneri e tecnici specializzati nell’automazione industriale. Paradossalmente, mentre la tecnologia tende verso la miniaturizzazione, noi riceviamo richieste anche per componenti di grandi dimensioni, ad esempio dispositivi che gestiscono motori da 5 kilowatt, ossia progetti di rilevante importanza.

L’IoT rappresenta oggi una delle applicazioni più diffuse nel campo della sensoristica ambientale. In questo momento, ad esempio, stiamo sviluppando un progetto per il monitoraggio del motore di un compressore industriale: dove grazie ai dispositivi IoT è possibile rilevare in tempo reale i parametri di funzionamento e, attraverso l’AI, effettuare simulazioni sulla durata dei componenti, prevedere eventuali guasti e ottimizzare la manutenzione. All’interno dell’azienda disponiamo di competenze altamente specializzate nell’ambito dell’elettronica di potenza, un know-how di nicchia che ci consente di avviare nuove collaborazioni e creare partnership strategiche. Inoltre, l’introduzione dell’AI sta trasformando anche il modo di progettare il firmware, semplificando alcuni processi e riducendo determinate necessità tradizionali.

 

Prama Technology è associata a Compagnie delle Opere Toscana, come siete venuti a conoscenza di questa realtà e quali valori condividete e come questa influisce sulla vostra attività?

La conoscenza di Compagnia delle Opere nasce in modo semplice, quasi tradizionale: un gruppo di amici imprenditori mi ha proposto di aderire alla CdO Toscana. Un invito accolto non solo per amicizia, ma per la condivisione di una visione comune.

Ciò che mi ha colpito, fin dall’inizio, è stato il valore attribuito al lavoro. Non soltanto come attività economica, ma come dimensione centrale della persona. Per Compagnia delle Opere il lavoro – con la “L” maiuscola – non è semplicemente un mezzo per produrre reddito o un passaggio intermedio verso altro, ma è parte integrante dell’identità individuale e della realizzazione personale.

Oggi sembra prevalere una concezione diversa: il lavoro come strumento, come parentesi tra ciò che si fa e ciò che si vorrebbe fare davvero. Appartengo a una generazione dove le “famose otto ore” non erano soltanto tempo da monetizzare, erano uno spazio in cui cercare soddisfazione, dignità, compimento. Il lavoro contribuiva a definire la persona, non era un elemento separato dalla vita.

È su questo terreno valoriale che si inserisce l’esperienza della Compagnia delle Opere. Un ambito in cui imprenditori di settori diversi – compreso quello industriale di cui faccio parte – si confrontano su esigenze concrete, problemi comuni e responsabilità condivise. Le difficoltà non mancano per nessuno, ma ciò che conta è il metodo con cui si affrontano: mettendo al centro il significato del lavoro e il ruolo dell’impresa nella società. Un esempio concreto è il lavoro in corso sul “Manifesto del Buon Lavoro”, un documento promosso dalla Compagnia delle Opere che prova a definire cosa significhi davvero “buon lavoro”. Non solo dal punto di vista della gestione aziendale e del rapporto con i dipendenti, ma anche rispetto alla responsabilità e alla crescita personale dell’imprenditore stesso. Un tema che, oggi più che mai, chiama in causa non solo l’efficienza delle imprese, ma la qualità delle relazioni e il valore umano che il lavoro può generare.

 Un ultima domanda prima di congedarci: ci indichi tre punti di forza della vostra azienda.

Sicuramente la competenza delle persone che lavorano qui, la flessibilità che per noi è molto importante e non ultima la qualità.

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Aurelio Patella

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