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Pil Livorno in aumento, ma resta cautela

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Economia provinciale, Confcommercio Livorno: “Segnali di crescita incoraggianti, ma restano fragili consumi e fiducia”

“In un contesto ancora segnato da grande incertezza, con famiglie e imprese alle prese con l’aumento dei costi e una fiducia che fatica a consolidarsi, i dati previsionali sull’andamento dell’economia provinciale offrono segnali moderatamente positivi, che vanno però letti con cautela”.

È il commento del direttore generale di Confcommercio Livorno Federico Pieragnoli all’ultimo rapporto pubblicato dalla CGIA di Mestre, che stima per il 2026 una crescita del Pil provinciale di Livorno pari allo 0,69%, con un incremento complessivo del 7,39% rispetto al 2019, ultimo anno pre-Covid. Un dato superiore sia alla media regionale toscana (+0,62%) che a quella nazionale (+0,66%), che colloca Livorno al 41° posto su 107 province italiane per dinamica di crescita.

“Si tratta di numeri che confermano la capacità di tenuta del sistema economico livornese – sottolinea Pieragnoli – in particolare del comparto dei servizi, del commercio, dell’accoglienza e del turismo, che rappresentano una quota rilevante del valore aggiunto e dell’occupazione sul territorio. Settori che hanno dimostrato resilienza anche nelle fasi più complesse e che restano centrali per lo sviluppo futuro della provincia”.

Allo stesso tempo, il quadro generale resta fragile. “Siamo in una fase di transizione – prosegue il direttore generale di Confcommercio Livorno – in cui a livello nazionale l’economia sembra aver superato il momento più critico, ma procede a ritmo lento e con molte incognite legate allo scenario internazionale, tra conflitti geopolitici, tensioni sui mercati e instabilità globale”.

Particolarmente delicato resta il tema dei consumi. “Il vero punto di debolezza continua a essere la domanda interna – conclude Pieragnoli – con famiglie che vedono erodersi il potere d’acquisto a fronte di redditi sostanzialmente stabili. È indispensabile intervenire in modo strutturale su fisco, costo del lavoro, tariffe ed energia, rafforzando le misure a sostegno di famiglie e imprese. Per il commercio di vicinato, che vive una fase di sofferenza profonda, serve una strategia nazionale straordinaria contro la desertificazione commerciale, che preveda una detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estrema.”

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