Un percorso virtuoso per rendere la chimica sempre meno impattante: è quello di Altair Chemical, specializzata nella produzione di derivati del cloro e del potassio
Dalla geotermia alla cogenerazione, dall’economia circolare alla produzione di energia rinnovabile: Altair Chemical sta ridisegnando i confini della chimica italiana con un approccio che unisce innovazione industriale e sostenibilità concreta.
Roberto Vagheggi, Ceo di Altair Chemical e General Manager di Esseco Industrial racconta il percorso compiuto e i progetti che stanno preparando il terreno a una transizione realmente misurabile.
In un settore come il vostro, definito “hard to abate” per l’elevato impatto energetico e le emissioni associate ai processi produttivi, come si costruisce un percorso verso una chimica sempre più sostenibile e in grado di favorire una reale transizione energetica?
«Il nostro settore ha una responsabilità prioritaria nel guidare la transizione ecologica. In Altair Chemical, parte della holding Esseco Industrial, questa responsabilità si traduce in azioni concrete. Abbiamo da tempo, infatti, definito una strategia energetica sostenibile per ridurre la dipendenza da fonti fossili e forniture esterne, abbattendo le emissioni. Abbiamo avviato progetti innovativi per l’autoproduzione e l’uso dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Oggi copriamo la domanda dei nostri due stabilimenti industriali a Saline di Volterra (Pisa) e a Pieve Vergonte, nell’Ossola in Piemonte, al 58% con energia green, al 60% con energia CO2 free e producendone autonomamente per il 75% del fabbisogno grazie anche a cogeneratori ad alto rendimento. Recuperiamo parte dell’idrogeno prodotto internamente utilizzandolo in caldaia; ciò ci consente un risparmio di 1,2 mln Smc/anno di metano.
Il nostro percorso per rendere la chimica sempre più sostenibile e meno impattante si riscontra anche nelle produzioni industriali. Sin dal 2008, primi in Europa, abbiamo abbandonato completamente la tecnologia delle celle a mercurio, grazie ad un impianto per la produzione di potassa caustica che utilizza la tecnologia delle celle a membrane.
Un ulteriore esempio è l’innovativo impianto che utilizza CO₂ di recupero per la produzione di carbonato di potassio, recentemente insignito del Premio Responsible Care 2025 di Federchimica. Si tratta di un processo che consente l’utilizzo di circa 8mila tonnellate di CO₂ all’anno, di cui la metà di recupero dai fumi della cogenerazione, e riduce sensibilmente l’uso di metano e il trasporto su gomma».
Il vostro progetto “Dallo scarto siderurgico al cloruro ferrico” è stato riconosciuto da Fondazione Sviluppo Sostenibile con il Premio Ecomondo 2024 per l’Economia Circolare. Di cosa si tratta?
«È un’idea tutta toscana che ci ha visto ottenere un prestigioso riconoscimento ad Ecomondo 2024 presso la Fiera di Rimini dalla “Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile” come esempio virtuoso di economia circolare.
Nel nostro stabilimento di Saline di Volterra, infatti, abbiamo trasformato un rifiuto siderurgico – l’acido cloridrico (di nostra produzione) esausto utilizzato per il decapaggio dell’acciaio – in una risorsa: lo adoperiamo come materia prima seconda per produrre cloruro ferrico e ferroso di alta qualità, utilizzati nel trattamento e nella depurazione delle acque, anche potabili (secondo la norma UNI EN 888:2023).
Un modello di filiera corta e sostenibile grazie alla sinergia con un’acciaieria situata a soli 80 km e con il supporto del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’Università di Pisa. Questo processo ci permette di abbattere fino al 25% in peso l’acquisto di materia prima ferrosa e di eliminare trasporti superflui.
Non è solo una buona pratica ambientale, ma anche un esempio di transizione industriale a basso impatto, capace di coniugare performance, riduzione delle emissioni e rigenerazione degli scarti. È questo il signi ficato profondo che vogliamo dare alla nostra idea di chimica sostenibile».
Qual è il vostro ruolo all’interno della community Renewability?
«Altair Chemical è tra i membri fondatori della community Renewability, la prima comunità energetica nazionale dedicata alle imprese energivore che vogliono produrre, consumare e condividere energia rinnovabile. Il modello innovativo di Renewability ci ha resi prosumer, ovvero produttori e consumatori di energia, permettendoci maggiore indipendenza dal mercato elettrico. Con un costo energetico certo per tutta la vita utile degli impianti, possiamo così pianificare con stabilità, evitando le fluttuazioni dei prezzi.
Dal 2022 abbiamo investito 10 milioni di euro in nuovi impianti fotovoltaici tra Lazio e Abruzzo, ottenendo circa 12mila MWh/anno di energia rinnovabile. A questi si aggiungono un PPA da 43.800 MWh e impianti nei nostri stabilimenti. Stiamo lavorando, inoltre, per ulteriori impianti on site e off site. Nel 2023, il nostro esempio di indipendenza energetica è stato seguito anche dall’altra società italiana della holding Esseco Industrial: Esseco Srl di Trecate (Novara), infatti, si è unita all’iniziativa investendo 2,3 milioni di euro per la costruzione di nuovi impianti in Sicilia per un totale di 2.688 MWh/anno. Infine, stiamo lavorando per garantire una fornitura di biometano in grado di decarbonizzare parzialmente i nostri consumi.
Quali sono i progetti futuri in ottica di sostenibilità?
«Abbiamo sviluppato il primo progetto italiano di trasporto elettrico per prodotti chimici industriali in ADR (merci pericolose su strada), dove anche il sito di Saline di Volterra sarà protagonista con tratte fino ai porti di Livorno e Piombino e viceversa. Un progetto di e-mobility che partirà nelle prossime settimane con il coinvolgimento dei trasportatori come partner e che, grazie all’installazione di colonnine, potrà beneficiare dell’energia rinnovabile e CO2 free.
Inoltre, a Saline siamo pionieri dello sviluppo del primo plastificante bio-based denominato Essebiochlor, alternativa naturale e green alle paraffine clorurate e ingrediente chiave per un PVC più sostenibile.
Infine, stiamo continuando a lavorare su un progetto denominato “Ritorno alle Origini” che insiste su salamoia e geotermia. Se da un lato la geotermia come risorsa energetica rappresenterebbe un volano per la decarbonizzazione industriale e il rilancio dei territori dove operiamo, dall’altro il ritorno all’utilizzo del sale presente nel sottosuolo toscano ne eviterebbe l’importazione dall’estero, con ricadute ambientali positive grazie ad una filiera nazionale di poche centinaia di metri».




