Il 15 ottobre 2026, al Polo Tecnologico Lucchese, la prima edizione toscana del forum promosso da Italia Economy ha riunito istituzioni, associazioni, università, startup, investitori e imprese. Al centro del confronto, la trasformazione delle filiere, il trasferimento tecnologico e le applicazioni concrete dell’innovazione.
Ha fatto tappa a Lucca, giovedì 15 ottobre, Innovazione in viaggio, il forum promosso da Italia Economy dedicato a tecnologia, innovazione e nuovi ecosistemi industriali. A ospitare la prima edizione toscana è stato il Polo Tecnologico Lucchese, cornice del dialogo sulle opportunità di collaborazione tra ricerca e sistema produttivo.
L’iniziativa, realizzata in partnership con Fondazione LIT – Lucca Innovazione e Tecnologia e Polo Tecnologico Lucchese, con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Lucca e della Scuola IMT Alti Studi Lucca, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria, università, centri di ricerca, startup, investitori e imprese per approfondire le trasformazioni che interessano il sistema produttivo.
Al centro dell’incontro, il rapporto tra innovazione e competitività, la capacità delle imprese di accedere a nuove competenze e tecnologie e il ruolo degli ecosistemi territoriali nel favorire la collaborazione tra ricerca, capitale e industria.
I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Paola Granucci, Assessore al Commercio, Attività produttive, Innovazione e Decoro urbano del Comune di Lucca, che ha richiamato il valore dell’innovazione come processo culturale e organizzativo, prima ancora che tecnologico.
Per le amministrazioni pubbliche, l’impiego di strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità per migliorare l’efficienza dei servizi e la qualità delle decisioni, mantenendo al centro le esigenze dei cittadini. Una trasformazione che deve coinvolgere anche le realtà economiche di dimensioni più contenute, dai commercianti agli artigiani, fino alle piccole e medie imprese. In questa prospettiva, innovazione e tradizione possono contribuire insieme alla valorizzazione dell’identità economica e produttiva di Lucca.
A introdurre e moderare i tre panel è stato Aldo Alderigi, che ha illustrato il ruolo di Italia Economy nella valorizzazione delle esperienze imprenditoriali dei territori e nella costruzione di occasioni di confronto tra soggetti economici, istituzionali e mondo della ricerca. Un percorso che, attraverso informazione ed eventi, intende favorire la circolazione delle conoscenze e lo sviluppo di relazioni qualificate, con particolare attenzione alle PMI.
Trasformazione delle filiere nei territori: il valore delle connessioni
Il primo panel, Trasformazione delle filiere nei territori, ha approfondito il ruolo delle infrastrutture dell’innovazione, delle associazioni di rappresentanza e degli strumenti di accompagnamento nel sostenere l’evoluzione del sistema produttivo.
Sono intervenuti Davide Cecchini, Direttore Operativo di Fondazione LIT – Polo Tecnologico Lucchese; Milena Guerrini, Membro del Consiglio di Presidenza di Confindustria Toscana Nord con delega all’Innovazione e Transizione Digitale e Vicepresidente del Comitato Nazionale di Coordinamento Territoriale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici; e Paolo Pieraccioni, Direttore Operativo di Fondazione ISI.
Cecchini ha illustrato il ruolo del Polo Tecnologico Lucchese come infrastruttura aperta all’ecosistema territoriale, capace di mettere in relazione imprese, ricerca e competenze specialistiche. L’obiettivo è facilitare l’accesso a interlocutori e opportunità che le singole aziende, soprattutto quelle di minori dimensioni, difficilmente potrebbero raggiungere autonomamente.
Attraverso incontri, collaborazioni con il mondo universitario e iniziative dedicate a settori come il cartario, la nautica e la sanità, il Polo si propone come punto di riferimento per il trasferimento tecnologico. I nuovi investimenti e gli ampliamenti previsti puntano a consolidarne il ruolo nell’ecosistema dell’innovazione della Toscana nord-occidentale.
Guerrini ha portato l’attenzione sulle esigenze delle circa 800 imprese rappresentate da Confindustria Toscana Nord, attive in filiere differenti tra Lucca, Prato e Pistoia. Una delle principali criticità riguarda la difficoltà, soprattutto nelle PMI, di considerare l’innovazione come investimento strategico e non soltanto come voce di costo.
Per superare questo ostacolo occorre rafforzare il dialogo tra fornitori di tecnologie e imprese, individuando soluzioni coerenti con i bisogni produttivi e accompagnandone l’introduzione con competenze e strumenti finanziari adeguati. Le grandi aziende possono svolgere un ruolo di traino, favorendo l’adozione di standard tecnologici, qualitativi e di sicurezza lungo le rispettive filiere. Sostenibilità, efficienza energetica e trasferimento di know-how completano un quadro nel quale la collaborazione territoriale assume un valore determinante.
Pieraccioni ha approfondito il contributo di Fondazione ISI e della Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest nel collegare il sistema produttivo alle competenze scientifiche presenti nelle università e nei centri di alta formazione.
L’attività comprende il trasferimento tecnologico, il sostegno alle imprese innovative e l’accesso a bandi e incentivi per la transizione digitale ed energetica. Particolare attenzione è rivolta anche alla qualificazione delle aziende tecnologiche, attraverso strumenti che possano rafforzarne la riconoscibilità e l’affidabilità nei rapporti con partner e investitori.
Dal primo panel è emersa la necessità di costruire un ecosistema nel quale infrastrutture, rappresentanza imprenditoriale e strumenti di supporto operino in maniera coordinata, rendendo l’innovazione più accessibile e sostenibile per le imprese del territorio.
Innovazione sul campo: dalla ricerca al mercato
Il secondo panel, Innovazione sul campo, ha portato il confronto sulle condizioni necessarie per trasformare la ricerca scientifica e le nuove tecnologie in prodotti, servizi e iniziative imprenditoriali capaci di affermarsi sul mercato.
Sono intervenuti Silvia Ramondetta, Dirigente Responsabile Area Economica di Confindustria Toscana, Coordinatrice Generale del Digital Innovation Hub Toscana e Direttore Generale di Confindustria Toscana Servizi; Giacomo Marzi, Professore Associato di Economia e Gestione delle Imprese presso la Scuola IMT Alti Studi Lucca; Alessandro Petruzzi, Co-Founder e CEO di Terra Innovatum; Fabio Piazza, Co-Founder e Chief Commercial Officer di Wearable Robotics; e Giovanni Polidori, Co-promotore, Partner & Investment Manager di A11 Venture.
Ramondetta ha evidenziato la necessità di un maggiore coordinamento tra i numerosi soggetti impegnati nell’innovazione e nel trasferimento tecnologico. La disponibilità di competenze, infrastrutture e opportunità è cresciuta negli ultimi anni, ma la frammentazione delle iniziative può rendere complesso per le imprese individuare i percorsi più adatti.
Il Digital Innovation Hub Toscana opera proprio per facilitare questo collegamento, accompagnando le aziende nell’analisi del proprio livello di maturità digitale e nell’identificazione delle tecnologie e degli interlocutori più appropriati. Prima di investire in nuovi strumenti, diventa quindi essenziale comprendere i bisogni effettivi dell’organizzazione e conoscere le opportunità pubbliche di sostegno disponibili.
Marzi ha affrontato il tema del passaggio dall’idea innovativa al successo commerciale, sottolineando come la qualità di una soluzione tecnologica non sia sufficiente a determinarne l’affermazione sul mercato.
Le prime fasi di sviluppo richiedono sperimentazione, verifica delle ipotesi e capacità di modificare rapidamente le decisioni sulla base dei risultati ottenuti. L’errore deve essere considerato parte del processo di apprendimento, mentre l’adozione di metodi strutturati può migliorare le possibilità di successo. Anche nella fase di crescita e industrializzazione, l’efficienza produttiva deve accompagnarsi alla capacità di continuare a innovare e di rivedere prodotti e strategie quando necessario.
Petruzzi ha presentato l’esperienza di Terra Innovatum, impegnata nello sviluppo di un microreattore nucleare attraverso un progetto avviato nel 2018 e successivamente entrato nelle fasi di autorizzazione, finanziamento e costruzione.
L’iniziativa, caratterizzata da una dimensione internazionale, mantiene un collegamento significativo con la filiera industriale italiana, grazie al contributo di PMI già inserite nelle catene di fornitura globali del settore nucleare. Il progetto evidenzia il ruolo strategico della disponibilità di energia stabile e competitiva per sostenere lo sviluppo industriale e tecnologico.
Nelle diverse fasi di crescita, le sfide passano dalla validazione della tecnologia e dal reperimento dei capitali all’esecuzione ingegneristica, all’affidabilità dei fornitori e al posizionamento commerciale. Sicurezza, continuità della fornitura e prevedibilità dei costi energetici rappresentano elementi centrali della proposta tecnologica.
Piazza ha illustrato il percorso di Wearable Robotics, nata nel 2014 dal trasferimento delle competenze di ricerca sviluppate presso la Scuola Superiore Sant’Anna e il laboratorio PERCRO.
L’azienda ha trasformato conoscenze avanzate nella robotica indossabile in soluzioni destinate alla neuroriabilitazione e al supporto delle attività industriali. Tra i prodotti sviluppati figura un esoscheletro bilaterale per gli arti superiori, commercializzato in numerosi Paesi.
La strategia di crescita si concentra sull’espansione internazionale e sull’ampliamento della gamma, con nuove applicazioni per la riabilitazione e sistemi destinati a ridurre lo sforzo fisico degli operatori industriali. Un’esperienza che dimostra come il trasferimento tecnologico possa generare prodotti commercializzabili e aprire nuovi mercati.
Polidori ha completato il quadro con la prospettiva degli investimenti e del venture capital, evidenziando che una tecnologia avanzata non rappresenta, da sola, una garanzia di successo imprenditoriale.
Per attrarre capitali è necessario individuare un problema concreto, sviluppare una soluzione adeguata e costruire un modello di business sostenibile. Le valutazioni degli investitori devono considerare il mercato, i rischi, la qualità del progetto e la capacità del gruppo imprenditoriale di realizzarlo.
Un ruolo decisivo spetta al fondatore, chiamato a integrare competenze tecniche, visione commerciale, leadership e capacità esecutiva. Le startup rappresentano inoltre uno strumento di innovazione per l’intero sistema economico, anche attraverso le collaborazioni con le imprese consolidate.
Il secondo panel ha mostrato come il passaggio dalla ricerca al mercato richieda una combinazione di metodo, capitali, competenze industriali, conoscenza della domanda e capacità di esecuzione.
Tecnologia in azione: l’innovazione applicata ai processi e alle imprese
Il terzo panel, Tecnologia in azione, ha chiuso il programma degli interventi con una panoramica di esperienze imprenditoriali nelle quali l’innovazione si traduce in prodotti, servizi e trasformazioni organizzative.
Sono intervenuti Simone Barrella, CEO di E; Luca Cecchi, Amministratore e Fondatore di Prama Technology; Marco Grossi, Co-Founder e CEO di Volus Srl Benefit; Stefano Luccisano, CEO di Macoev; Massimiliano Ristori, Presidente di Emm&mmE Informatica; e Silvia Tedeschi, Ingegnere Gestionale e dottoranda in Management of Digital Transformation, in collaborazione con Sigma Ingegneria.
Barrella ha presentato l’esperienza di E:DEN, impegnata nello sviluppo di soluzioni per la meccanizzazione agricola a partire dalle esigenze operative degli utilizzatori.
L’azienda ha progettato un veicolo elettrico compatto e versatile, inizialmente destinato al settore vitivinicolo, per rispondere ai limiti dei mezzi tradizionali in termini di costi, dimensioni, manutenzione ed efficienza. La possibilità di guida diretta, controllo remoto e svolgimento di alcune operazioni autonome amplia le applicazioni della soluzione e contribuisce alla sicurezza degli operatori.
Il confronto con gli utilizzatori ha inoltre permesso di individuare potenziali impieghi in ambiti differenti, tra cui logistica e gestione delle emergenze, mostrando come l’innovazione possa nascere dalla reinterpretazione di tecnologie consolidate.
Cecchi ha approfondito il modello industriale di Prama Technology, fondato sull’integrazione tra progettazione elettronica e produzione.
La capacità di sviluppare e realizzare internamente i prodotti consente di considerare fin dalle prime fasi le esigenze di industrializzazione, migliorando la fattibilità delle soluzioni e riducendo la distanza tra idea e applicazione concreta.
Le attività dell’azienda comprendono sistemi di monitoraggio ambientale, sensoristica, elettronica ferroviaria e modernizzazione di tecnologie esistenti. L’esperienza evidenzia come innovare non significhi necessariamente sostituire ciò che già funziona, ma possa anche voler dire migliorarne prestazioni, efficienza e durata.
Grossi ha illustrato il progetto Volus, una piattaforma tecnologica dedicata al volontariato aziendale, sviluppata per trasformare iniziative occasionali in programmi strutturati e continuativi.
La soluzione facilita il coinvolgimento dei dipendenti e la collaborazione tra imprese e organizzazioni del terzo settore, valorizzando il volontariato come strumento di partecipazione, appartenenza e coesione interna.
In questo caso, la tecnologia assume una funzione organizzativa e sociale, contribuendo a rafforzare le relazioni tra aziende, persone e territorio. Un approccio che amplia il concetto di innovazione oltre la dimensione strettamente produttiva.
Luccisano ha affrontato le difficoltà che accompagnano la trasformazione digitale delle imprese, spesso legate più all’organizzazione dei processi che alla disponibilità delle tecnologie.
La frammentazione delle informazioni, la presenza di sistemi non integrati e la resistenza al cambiamento possono ostacolare l’introduzione di nuove soluzioni. Per questo, l’innovazione deve partire dall’analisi dei processi e dal coinvolgimento delle persone, attraverso percorsi progressivi e verificabili.
Particolare attenzione è stata dedicata alla distinzione tra efficientamento e trasformazione del modello aziendale: strumenti come l’intelligenza artificiale possono velocizzare attività esistenti, ma generano innovazione più profonda quando modificano il modo in cui l’impresa crea valore.
Ristori ha approfondito il tema della modernizzazione dei sistemi informativi, evidenziando come molte aziende utilizzino ancora applicazioni sviluppate diversi decenni fa, spesso affidabili ma legate a competenze destinate progressivamente a ridursi.
La sfida consiste nell’aggiornare questo patrimonio senza necessariamente sostituirlo integralmente, attraverso nuove interfacce, integrazioni con database esistenti e strumenti intelligenti per l’accesso e la gestione delle informazioni.
La convivenza tra tecnologie di generazioni differenti è possibile, ma richiede capacità progettuale, coordinamento organizzativo e una cultura aziendale aperta al cambiamento.
Tedeschi ha presentato l’esperienza di Sigma Ingegneria, attiva nello sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate per l’automazione industriale, la sensoristica, i droni, i radar e la riduzione delle emissioni in specifici processi produttivi.
Accanto all’innovazione di prodotto, l’azienda ha avviato un percorso di miglioramento dei processi interni, con particolare attenzione alla qualità dei dati gestionali e al loro impatto su logistica, magazzino, costi delle materie prime e pianificazione della produzione.
L’affidabilità delle informazioni è infatti essenziale per determinare correttamente costi e margini e per rispettare le tempistiche di consegna. Il miglioramento richiede un allineamento tra sistemi digitali, procedure operative e competenze delle persone, confermando la stretta relazione tra innovazione tecnologica e organizzativa.
Il terzo panel ha offerto una rappresentazione articolata dell’innovazione applicata: dall’elettrificazione dei mezzi agricoli alla robotica e all’elettronica, dalle piattaforme per il coinvolgimento delle persone alla digitalizzazione dei processi industriali. Esperienze differenti accomunate dalla capacità di partire da esigenze concrete e trasformarle in soluzioni utilizzabili dalle imprese.
Innovazione, competenze e territorio: una prospettiva condivisa
La prima edizione di Innovazione in viaggio Toscana ha evidenziato come la competitività del sistema produttivo dipenda sempre più dalla capacità di integrare competenze tecnologiche, organizzative e imprenditoriali.
Dalla trasformazione delle filiere al trasferimento tecnologico, dagli investimenti nelle startup alle applicazioni industriali, è emersa la necessità di superare una visione dell’innovazione limitata alla sola adozione di nuovi strumenti.
La tecnologia genera valore quando risponde a bisogni reali, si inserisce in modelli economici sostenibili e trova nelle organizzazioni le condizioni necessarie per essere utilizzata efficacemente.
Un secondo elemento trasversale riguarda la centralità delle persone. La disponibilità di competenze, l’apertura al cambiamento, la capacità di apprendimento e la trasmissione delle conoscenze rappresentano fattori determinanti anche nei settori tecnologicamente più avanzati.
Il territorio assume, in questa prospettiva, il ruolo di piattaforma di collegamento tra soggetti diversi. Poli tecnologici, università, associazioni, istituzioni, investitori e imprese possono contribuire alla crescita economica attraverso la condivisione delle esperienze, l’accesso a competenze specialistiche e la costruzione di collaborazioni durature.
È in questo quadro che si inserisce il percorso promosso da Italia Economy con Innovazione in viaggio, un format orientato a valorizzare le esperienze imprenditoriali e a favorire connessioni qualificate tra i protagonisti dell’innovazione.
La giornata si è conclusa con un aperitivo di networking B2B, occasione di incontro tra relatori, imprenditori, professionisti e partecipanti, pensata per proseguire il dialogo e favorire nuove opportunità di collaborazione.




