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Gli italiani e i saldi invernali

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Saldi invernali: la relazione complicata (ma stabile) tra gli italiani e lo sconto “vero”

Finite le feste, in Italia scatta un altro rito nazionale: i saldi invernali. E no, non sono più solo “la caccia all’affare” come una volta. Oggi i saldi sono diventati un mix di strategia, pazienza e scetticismo sano: si entra in negozio con un’idea precisa, si confronta online, si controlla se quel cappotto “era davvero a prezzo pieno”, e solo alla fine – se tutto torna – si compra.

Il punto è che il rapporto degli italiani con i saldi è cambiato: resta forte l’attrazione per lo sconto, ma cresce la voglia di capire se lo sconto è reale, e soprattutto di spendere in modo più “intelligente”. In altre parole: meno shopping emotivo, più shopping “da missione”.

Quanto valgono davvero i saldi (e quanto spendono gli italiani)

Le stime per i saldi invernali 2026 raccontano un mercato importante: giro d’affari atteso intorno ai 4,9 miliardi di euro, con una spesa media di circa 137 euro a persona. È un dato che ci dice due cose insieme: i saldi restano un appuntamento forte, ma non sono più l’unico momento in cui si compra.

E infatti qui entra la grande “novità” degli ultimi anni (ormai diventata normalità): la stagione degli sconti non inizia più a gennaio. Tra Black Friday, promozioni anticipate, “private sale”, pre-saldi e campagne online, una fetta degli acquisti si è già spostata prima. Il risultato è che i saldi ufficiali restano centrali, ma funzionano sempre più come:

  • fase di recupero (acquisto rimandato a dicembre),

  • fase di selezione (pochi pezzi, scelti bene),

  • fase di conferma (compro solo se l’offerta mi convince davvero).

Su questo, un altro indicatore è molto interessante: tra chi dichiara di aver fissato un budget, la spesa media può risultare anche più alta, ma la distribuzione è molto polarizzata. C’è un blocco ampio che resta su cifre contenute, e una minoranza di “big spender” che alza la media. Tradotto: saldi per tutti, ma non allo stesso modo.

Il “perché” dei saldi oggi: bisogno, piacere e un filo di diffidenza

Il motore psicologico dei saldi invernali sta cambiando. Fino a qualche anno fa lo sconto era un invito: “entra e prova”. Oggi è quasi una trattativa: “dimostrami che ne vale la pena”.

E qui si vede una tendenza chiara: gli italiani si muovono soprattutto su tre driver.

1) Utilità
Capi e scarpe “da tutti i giorni” tornano in cima alle preferenze: quello che serve davvero, possibilmente destinato a durare.

2) Qualità
Sempre più persone usano i saldi come momento per acquistare un pezzo migliore di quello che prenderebbero a prezzo pieno: cappotti, calzature, capi tecnici, maglieria di qualità.

3) Controllo
Cresce l’abitudine di confrontare prezzi e condizioni: reso, cambi, garanzie, pagamenti. È una cultura del consumo più adulta, dove lo shopping non è solo desiderio, ma anche tutela.

Negozi fisici vs online: la partita non è chiusa (e il punto è l’esperienza)

Per i saldi, il negozio fisico resta fortissimo: non solo perché “si prova”, ma perché in saldo si cerca anche la sicurezza: vedere il prodotto, valutare il tessuto, capire la vestibilità. È una forma di acquisto più concreta, che aiuta a ridurre errori e ripensamenti.

Detto questo, l’online non è l’alternativa: è il prequel. In molti casi il percorso è:
scelgo online → confronto → provo in negozio → compro dove conviene (e dove mi sento più tutelato).

E questa dinamica è anche una delle ragioni per cui alcune città – soprattutto quelle con forte presenza turistica e shopping di qualità – riescono a “spingere” di più durante i saldi.

Italia a due (o tre) velocità: cosa cambia da regione a regione

Qui viene la parte più interessante, perché i saldi non sono identici ovunque: cambiano calendario, durata e comportamenti di spesa.

Il calendario: quasi tutti insieme, ma non proprio

Nel 2026 la partenza è molto compatta:

  • Valle d’Aosta anticipa e parte il 2 gennaio.

  • Quasi tutte le altre regioni iniziano il 3 gennaio.

  • Eccezione importante: Alto Adige, dove in molti comuni l’avvio è l’8 gennaio; e nei comuni turistici c’è anche una finestra più avanti nella stagione (con saldi che possono spostarsi verso marzo).

Sulla durata, invece, l’Italia si frammenta:

  • molte regioni restano sul classico circa 60 giorni,

  • alcune chiudono prima (ad esempio durate intorno a 45 giorni in certi territori),

  • altre hanno finestre particolari o più lunghe (in alcuni casi fino a fine marzo).

Questa differenza “tecnica” conta: più la finestra è lunga, più l’acquisto diventa ragionato e diluito. Dove dura meno, spesso c’è più corsa iniziale.

Nord: più pianificazione e (in alcune aree) scontrino più alto

Nel Nord i saldi si giocano molto sulla programmazione: si compra meno “a caso”, più per obiettivo. Qui pesano:

  • maggiore presenza di grandi poli commerciali,

  • cultura del confronto prezzi,

  • e anche un tessuto retail evoluto, dove l’esperienza in store conta.

Un dato utile a rendere l’idea: a Milano e area metropolitana le stime parlano di una spesa media in saldo sensibilmente più alta rispetto alla media nazionale, con famiglie che possono arrivare a qualche centinaio di euro di acquisti complessivi. Qui incidono anche turismo e shopping “da città-vetrina”: durante il ponte e le settimane successive, il flusso di visitatori può fare la differenza.

In Piemonte, ad esempio, le stime territoriali oscillano tra una visione più prudente e una più ottimista, ma convergono su un punto: il mercato regionale resta robusto e i saldi sono un passaggio importante soprattutto per moda e calzature.

Centro: equilibrio, ma con città che “tirano” e province più caute

Nel Centro Italia il comportamento è spesso più equilibrato: si spendono cifre medie senza estremi, e la differenza la fa la geografia interna. Le città con turismo e shopping – o con centri storici forti – vedono dinamiche più vivaci; nelle aree dove pesa di più la prudenza, il consumatore è ancora più selettivo.

Qui i saldi sono spesso vissuti come “recupero intelligente”: si compra quello che serviva già, ma si aspettava lo sconto. Pochi pezzi, ma ragionati.

Sud e Isole: tanta voglia di saldi, budget più sensibile (e picchi locali)

Sud e Isole sono uno dei territori più interessanti perché convivono due elementi:

  • forte attrazione per i saldi (come momento di convenienza reale),

  • ma anche un budget spesso più “sensibile”, quindi con attenzione estrema all’offerta giusta.

In Campania, per esempio, le stime locali parlano di una spesa media attorno ai 200 euro a persona secondo alcune proiezioni territoriali, ma con un contesto di maggiore prudenza e aspettative legate anche alla presenza turistica (Napoli e costiere possono avere dinamiche diverse rispetto all’interno).

Poi ci sono le eccezioni che spiccano: in Sicilia, ad esempio, vengono riportati budget medi locali che risultano superiori alla media nazionale. Ed è proprio qui che i saldi mostrano la loro natura “non uniforme”: non esiste un solo Sud, esistono mercati locali con comportamenti diversi, spesso legati a flussi turistici, struttura commerciale e abitudini di consumo.

Generazioni: Gen Z e Millennial comprano diversamente (non meno)

Sul fronte generazionale, la differenza non è “chi compra” ma come.

  • I più giovani tendono a muoversi con budget più contenuti, ma con più competenza: confrontano, aspettano, cercano l’occasione vera, e spesso preferiscono acquisti mirati (scarpa giusta, giubbotto giusto, capo versatile).

  • Le fasce più adulte risultano mediamente più “capienti” sul budget e più propense a completare il guardaroba in saldo, anche con più pezzi.

Il punto comune, però, è chiaro: per tutti lo sconto deve essere credibile. E questa è probabilmente la trasformazione più importante degli ultimi anni.

I saldi nel 2026: meno “frenesia”, più selezione

Se dovessimo riassumere il rapporto tra italiani e saldi invernali con una frase, sarebbe questa: “sì, ma solo se conviene davvero”.

I saldi restano un appuntamento forte, ma oggi funzionano come:

  • uno strumento per difendere il potere d’acquisto,

  • un modo per scegliere qualità senza pagare prezzo pieno,

  • e una specie di “test di fiducia” tra consumatore e mercato.

E il futuro va in questa direzione: non più saldi come evento, ma saldi come parte di un ecosistema continuo di promozioni. Proprio per questo, paradossalmente, i saldi ufficiali restano importanti: perché sono l’ultimo spazio in cui lo sconto può essere percepito come chiaro, regolato e leggibile.

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro

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