Dal Piano industriale 2025–2029 agli investimenti in rinnovabili, reti e capitale umano: il Presidente di Estra racconta le priorità per accompagnare imprese e comunità in una transizione energetica competitiva ed equa
Presidente Macrì, Estra opera in un contesto di forte evoluzione normativa e tecnologica. Quali direttrici di sviluppo vede come prioritarie per i prossimi anni, soprattutto per il tessuto produttivo toscano?
«La transizione energetica oggi non è più solo una sfida ambientale, ma una questione economica, industriale e sociale. In Toscana significa misurarsi con la competitività e la produttività del sistema produttivo in uno scenario in rapido cambiamento. Su questa visione si fonda il Piano Industriale 2025–2029 di Estra, che prevede 1,1 miliardi di euro di investimenti, finalizzati a rafforzare il nostro ruolo industriale lungo tutta la filiera dell’energia.
La prima direttrice riguarda lo sviluppo delle energie rinnovabili: abbiamo previsto un investimento di oltre 500 milioni di euro per la realizzazione di impianti fotovoltaici per 520 megawatt complessivi entro il 2029, capaci di produrre oltre 780mila megawattora all’anno. In questo percorso si inserisce anche un passaggio nuovo per Estra, con l’ingresso nella produzione eolica attraverso l’acquisizione del parco eolico di Morcone e Pontelandolfo.
Si tratta di un impianto già operativo, con una produzione annua superiore a 130 GWh, che introduce un profilo di generazione complementare al fotovoltaico e contribuisce a rendere il nostro mix più equilibrato e affidabile. La seconda direttrice è quella delle infrastrutture. Investiamo nella modernizzazione delle reti gas, rendendole più efficienti e pronte a integrare nuovi vettori energetici come il biometano.
Infine, c’è una dimensione territoriale: la transizione deve essere equa e condivisa: il ruolo delle multiutility è accompagnare famiglie, imprese e amministrazioni locali, creando valore economico e sociale per i territori».
In questo scenario si inserisce anche l’impegno sulla formazione, attraverso la Fondazione ITS Energia Ambiente e Sostenibilità. Perché investire sul capitale umano è una scelta strategica?
«Le competenze sono una condizione essenziale per rendere concreti investimenti, impianti e strategie industriali. Senza tecnici preparati, anche i migliori piani rischiano di restare sulla carta. Oggi esiste un forte disallineamento tra domanda e offerta di competenze: le imprese faticano a trovare figure qualificate, mentre molti giovani incontrano difficoltà a entrare stabilmente nel mondo del lavoro.
Per questo l’impegno nell’ITS non è collaterale, ma parte integrante della nostra visione industriale. L’ITS offre competenze concrete, con un alto potenziale occupazionale, e contribuisce a formare professionalità che restano nei territori, sostenendone lo sviluppo economico»
L’ITS Academy rappresenta oggi uno degli snodi strategici per accompagnare la transizione energetica. Qual è il valore aggiunto di questo modello formativo?
«Il valore aggiunto sta nell’integrazione tra studio e pratica e nel rapporto diretto con le imprese. I percorsi ITS combinano lezioni teoriche prevedono lezioni in aula, attività pratiche di laboratorio con tecnologie avanzate e un periodo di stage direttamente in azienda, che permettono agli studenti di applicare subito quanto appreso e di confrontarsi con il lavoro reale. Questo approccio riduce in modo concreto la distanza tra formazione e occupazione.
I risultati dimostrano l’efficacia di questo modello: secondo l’ultimo monitoraggio nazionale INDIRE, oltre l’80% dei diplomati ITS trova lavoro entro un anno, in ruoli coerenti con il percorso seguito».
Quanto contano oggi digitalizzazione ed efficienza delle reti per la resilienza e la sostenibilità del sistema energetico?
«Contano moltissimo. Oggi la resilienza del sistema energetico passa dalle infrastrutture. Digitalizzare le reti significa migliorarne l’efficienza, ridurre le perdite, aumentare la sicurezza e gestire in modo più intelligente flussi energetici sempre più complessi. Le reti non sono più solo strumenti di distribuzione, ma hanno un ruolo attivo nell’integrazione della produzione rinnovabile e nella gestione dei nuovi modelli di consumo energetico.
L’innovazione delle reti gas è parte integrante di questa evoluzione: Estra ha realizzato il primo impianto di grid reverse flow per biometano in Italia, attivando una rete gas bidirezionale che consente l’immissione di biometano prodotto localmente nella rete di trasporto nazionale.
In una regione come la Toscana, investire in reti efficienti e digitali significa rafforzare la sicurezza del sistema, sostenere la competitività delle imprese e accompagnare la transizione energetica con interventi concreti, misurabili e duraturi»




