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Agricoltura Toscana tra crescita, cambiamenti e nuove sfide

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L’agricoltura toscana tiene, ma cambia volto: zootecnia e olivicoltura sostengono il 2025, il vino rallenta

Dietro una crescita che, a prima vista, sembra positiva si nasconde un quadro molto più articolato. L’agricoltura toscana chiude il 2025 con un valore della produzione in aumento, ma con volumi sostanzialmente fermi e differenze sempre più marcate tra le filiere. A sostenere il settore sono soprattutto zootecnia e olivicoltura, mentre la vitivinicoltura perde slancio dopo il forte recupero dell’anno precedente. Clima, prezzi, costi e lavoro compongono così il ritratto di un comparto ancora solido, ma chiamato a misurarsi con equilibri nuovi e più fragili.

Il 2025 è stato per l’agricoltura toscana un anno di tenuta più che di vera espansione. Il valore complessivo della produzione ha raggiunto 4,17 miliardi di euro, circa 124 milioni in più rispetto al 2024, con una crescita del 3,1% a prezzi correnti. Il dato cambia però prospettiva quando si guarda ai valori reali: la produzione è diminuita dello 0,7% e il valore aggiunto dell’1,7%. In altre parole, l’incremento economico è dipeso soprattutto dalla ripresa dei prezzi, non da un aumento delle quantità prodotte. Anche i consumi intermedi sono tornati a salire, segnalando che le imprese hanno impiegato più input pur in presenza di una lieve contrazione dei volumi.

A rendere più complessa l’annata hanno contribuito le condizioni meteorologiche. Il 2025 è stato il quarto anno più caldo mai registrato in Italia dal 1800 e in Toscana dal 1955, con un’anomalia media superiore a un grado. Le temperature elevate si sono concentrate soprattutto nella prima parte dell’anno, influenzando i tempi di maturazione, la domanda irrigua e la diffusione dei parassiti. Le piogge, superiori alla media in gran parte dell’anno, hanno in parte compensato lo stress idrico, ma hanno anche creato condizioni favorevoli allo sviluppo di fitopatie. È in questo contesto che le diverse filiere hanno reagito in modo molto differente.

La vera protagonista del 2025 è stata la zootecnia. La produzione degli allevamenti è cresciuta del 7,4% a prezzi correnti, beneficiando sia dell’aumento dei prezzi dei prodotti animali sia della riduzione del costo dei mangimi. Le carni bovine hanno segnato un incremento del 19,6% in valore, quelle suine del 14,2% e il pollame del 15,1%. In crescita anche le uova, con un +14,9%, e il miele, che dopo anni difficili ha registrato un aumento del 10,4% a prezzi correnti e del 7,1% in termini reali. I volumi della maggior parte delle produzioni animali, tuttavia, sono rimasti stabili o leggermente diminuiti: ancora una volta, quindi, è stata soprattutto la dinamica dei prezzi a sostenere i risultati economici.

Tra le coltivazioni permanenti emergono invece due direzioni opposte. L’olivicoltura ha consolidato il proprio momento favorevole, con una crescita dell’11,4% a prezzi correnti e del 13,6% in termini reali. Nonostante una diminuzione del prezzo dell’olio d’oliva, le aziende specializzate hanno continuato a beneficiare di una dinamica pluriennale positiva e di una ragione di scambio nettamente superiore alla media. Molto più difficile la situazione della vitivinicoltura. Dopo il forte recupero del 2024, la produzione dei prodotti vitivinicoli è diminuita dell’11,5% in valore e del 10% in termini reali. Il vino ha perso il 13,5% a prezzi correnti, mentre l’uva da vino venduta ha registrato un aumento delle quantità ma una riduzione del valore, segnale di prezzi meno remunerativi.

Anche le coltivazioni erbacee restituiscono un quadro contrastato. La produzione reale di cereali è aumentata del 5,6%, con risultati positivi per il frumento duro, il frumento tenero e il riso, ma la crescita in valore è rimasta più contenuta. Dopo i picchi del 2022 e del 2023, le quotazioni cerealicole si sono infatti normalizzate e il recupero non è stato sufficiente a compensare pienamente le difficoltà del 2024. Sono andati male orzo e granturco, mentre patate e ortaggi hanno registrato una contrazione del 9,7% a prezzi correnti. Più favorevole l’andamento dei fruttiferi, sostenuti in particolare da pesche e pere, del vivaismo e di fiori e piante da vaso.

Sul fronte dei costi, il quadro è rimasto relativamente stabile, ma con differenze importanti tra le singole voci. Sono aumentati i consumi di energia, concimi, sementi e piantine, mentre sono diminuiti quelli per i mangimi. I prezzi dell’energia e dei lubrificanti sono scesi, quelli dei mangimi sono rimasti sostanzialmente invariati e sono invece cresciuti i costi di sementi, concimi e spese veterinarie. Nel complesso, i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori sono aumentati più degli input acquistati, mantenendo una ragione di scambio mediamente favorevole. Il vantaggio, però, non è stato uguale per tutti: molto elevato per le aziende olivicole, più contenuto per gli allevamenti e decisamente più debole per viticoltura e cereali, penalizzati soprattutto dai costi specifici di fertilizzanti e sementi.

Anche il mercato del lavoro riflette questo rallentamento selettivo. Nel 2025 gli avviamenti sono diminuiti del 6,3%, soprattutto per effetto della contrazione nella vitivinicoltura e nelle attività di supporto all’agricoltura. Le posizioni di lavoro dipendente, però, non sono diminuite: sono rimaste poco sopra le 43 mila unità medie, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Nel comparto delle produzioni vegetali e animali, caccia e servizi connessi le posizioni di lavoro sono anzi cresciute dell’1,6%, nonostante una riduzione degli avviamenti del 6,1%. Più negativa la situazione della silvicoltura, dove sono diminuiti sia gli avviamenti sia le posizioni lavorative.

Il bilancio finale è dunque quello di un’agricoltura toscana che resiste, ma che nel 2025 mostra con maggiore evidenza le proprie differenze interne. La redditività complessiva tiene, sostenuta dai prezzi e dalle buone performance di olivicoltura e zootecnia, mentre vino e cereali attraversano una fase più delicata. La produzione reale resta debole e il settore appare sempre più esposto alle condizioni climatiche, alle oscillazioni dei mercati e all’andamento dei costi specifici. Più che un anno di crescita, il 2025 si presenta quindi come un anno di transizione, nel quale la capacità di adattamento delle imprese continua a essere decisiva per mantenere competitività e occupazione.

Elaborazione su dati IRPET

Fonte

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro
Giulia è responsabile dei contenuti online di Italia Economy. Nel tempo ha guidato l’evoluzione del reparto digitale, affiancando alla gestione editoriale la produzione di articoli originali di analisi socio-economica

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