Torre a Cona, tra storia, vino e ospitalità: la tenuta toscana si racconta attraverso enoturismo, cultura e nuove visioni imprenditoriali
Torre a Cona, tra il Chianti e il Valdarno, non è solo un luogo da visitare, ma è un posto da vivere. Ogni pietra racconta una storia e ogni esperienza diventa ricordo in questa tenuta di 200 ettari circa che unisce viticoltura, con una produzione di vini premiati, ospitalità in una villa settecentesca e memoria storica. Dal 1935 appartiene alla famiglia Rossi di Montelera, già proprietari della Martini & Rossi (l’azienda di liquori ceduta negli anni Novanta alla multinazionale Bacardi), dalla lunga tradizione nel mondo dell’enologia italiana.
Oggi è la nuova generazione a guidare l’azienda di famiglia e con il patron, Niccolò Rossi di Montelera, parliamo dell’evoluzione della tenuta, dell’eredità imprenditoriale trasmessa da generazioni, del legame con il territorio e delle sfide legate a un turismo sempre più esperienziale. Un racconto che parte dal vino – dal premiato Rosso dell’Anno il Molino degli Innocenti – e arriva alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, fino a una visione moderna dell’accoglienza toscana.
Niccolò Rossi di Montelera, la vostra famiglia ha una lunga tradizione nell’enologia. In che modo questa eredità ha influenzato l’identità contemporanea della tenuta?
«Torre a Cona appartiene alla mia famiglia grazie all’acquisto di mio nonno Napoleone nel 1935. Abbiamo sempre avuto, come famiglia, un forte spirito imprenditoriale tramandato di generazione in generazione. Questo spirito imprenditoriale, il desiderio di fare, di prendere iniziative ha sicuramente influenzato la Torre a Cona contemporanea, con le attività che oggi la animano: i vini, il vermouth, la ricettività turistica, l’osteria».
Durante la Seconda Guerra Mondiale Torre a Cona ha custodito opere di Michelangelo e Donatello: quanto conta per voi questo patrimonio culturale nella narrazione del luogo?
«Durante la Seconda Guerra Mondiale, Torre a Cona è stata prima usata dall’esercito tedesco e poi è diventata ospedale militare per le truppe inglesi.
Nelle sue cantine furono protette le statue delle Cappelle Medicee. Sono molti gli episodi storici che si sono susseguiti per molti secoli e caratterizzano questi luoghi e questi muri. Questa ricchezza di storia si respira ed è molto interessante per i nostri ospiti e dà ulteriore valore e bellezza al posto».
La vostra produzione vinicola è l’espressione autentica del territorio. Molino degli Innocenti, nato nel 2019 dopo anni di sperimentazioni e micro-vinificazioni, è stato premiato come “Rosso dell’Anno” dal Gambero Rosso nella Guida Vini d’Italia 2025. Qual è la filosofia dietro la vostra ricerca qualitativa?
«La mia storia e quella della mia famiglia hanno radici lontane con il mondo del vino e le sue diramazioni. L’avventura in Toscana, nelle colline fiorentine, conosciute sicuramente più per la produzione di ottimo olio che per quella di grandi vini, possiede radici lontane e abbastanza recenti allo stesso tempo, in quanto la casa e la terra esistono da sempre, mentre la definizione di un progetto enologico rigoroso di qualità è datato a poco più di vent’anni fa.
L’altitudine e le escursioni termiche montane sconsigliavano gli investimenti ambiziosi, ma noi ci abbiamo sempre creduto e io ho comunque sempre amato i vini un po’ slim, quelli con l’alta bevibilità, e questo era quello che emergeva, fin dalle prime prove empiriche degli anni ’80, con il Sangiovese delle colline fiorentine. Da lì tutto ha avuto inizio, ma sicuramente ottenere certi riconoscimenti è stato motivo di orgoglio e anche una sorpresa: era difficile pensare si sarebbe realizzato a questi livelli».
La storica villa settecentesca di Torre a Cona è oggi anche un albergo con 80 posti letto suddivisi in camere e suites nell’ala della villa e nelle coloniche. Come riuscite a coniugare comfort contemporaneo e autenticità storica?
«La ristrutturazione è stata curata nel dettaglio con molta partecipazione da parte della famiglia ma anche con l’aiuto di architetti e professionisti specializzati. Sono stati scelti materiali e design coerenti con la storia, l’architettura e il luogo e credo il risultato sia molto apprezzato dai nostri ospiti. Si viene ricevuti a casa nostra: cerchiamo di non essere troppo albergo ma piuttosto una villa di famiglia in cui soggiornare».
La vostra ospitalità è fatta anche di esperienze. Quanto è importante oggi proporre un turismo esperienziale, radicato nella cultura del territorio?
«Il turismo oggi vuole fare esperienze. Cerchiamo quindi di far vivere la Toscana, il luogo e le sue caratteristiche. Molto ruota intorno alla produzione vinicola e l’enoturismo è un protagonista importante a Torre a Cona. Ma poi si possono fare splendide passeggiate a cavallo, cercare il tartufo nei viali del parco monumentale, scoprire l’iris tipico di queste zone, e molto altro ancora».
In che modo la nuova generazione della famiglia Rossi di Montelera sta reinterpretando il concetto di ospitalità e cultura toscana?
«A Torre a Cona si respira l’autenticità delle cose e credo questo cerchino i turisti attenti. Piace il turismo lento a km zero, la produzione vinicola di qualità, il servizio rilassato e l’ospitalità familiare».